BUFALE DI LEGGE

di LUCIANO DAMIANI ♦

L’anno nuovo è iniziato con la novità dei sacchetti. Ci si poteva attendere reazioni spropositate ma pare che le aspettative siano state superate dal putiferio che il provvedimento ha scatenato. Sui banchi del mercato e tra gli espositori di frutta e verdura dei supermercati, sono apparse le buste biodegradabili. I consumatori si sono ritrovati alcuni cent in più sullo scontrino della spesa, due o tre per bustina, per dare l’idea.
Il proverbio dice: “occhio non vede cuore non duole”, si attaglia benissimo a quanto accaduto. Si è scatenato il putiferio per quei pochi centesimi visti da molti come l’ennesimo prelievo coatto. Onestà intellettuale vuole che si consideri gran parte della protesta davvero fuori luogo, sia per l’entità irrisoria del “costo” per il consumatore, sia perché ci pare giusto contribuire al costo di buste “ecologiche”, del resto le abbiamo sempre pagate in un modo o nell’altro. Ma altrettanto onesto è considerare un’altro aspetto, davvero questo non marginale, che investe il senso stesso della legge appena approvata.

SACC FOTO !

La normativa vale anche per la vendita ortofrutticola al mercato. La foto è anteriore alla entrata in vigore di questa legge e mostra come un singolo sacchetto riutilizzabile possa tranquillamente sottrarre alla discarica 2 o più buste, riciclabili o meno

Ma andiamo con ordine. Questo provvedimento mette in atto misure riguardanti i “rifiuti da imballaggio”, come le buste e bustine che usiamo per frutta e verdura sfuse sono considerate imballaggio, già previste in precedenti norme. Una legge europea in merito ha “costretto” il nostro paese a produrre un provvedimento, sembrerebbe in fretta e furia, per evitare il procedimento di infrazione.

Dell’obiezione riguardante il mero prelievo, non vale la pena parlare, sono chiaramente reazioni piuttosto “di pancia” senza motivazioni significative, resta invece importante ma anche poco evidente ai più, il fatto che questo provvedimento disattende lo spirito delle leggi cui fa riferimento. Debbo dire che è costato tempo ed impegno leggere e navigare fra rimandi richiami e modifiche. Da noi le leggi sono scritte più o meno così: “all’articolo xx della legge tal dei tali, al comma y , dopo la parola xyzko, si aggiunge la seguente frase:…….”.

Bisogna quindi essere buoni esploratori per trovare ciò che occorre.. sperando di non aver perso qualcosa, potrebbe sempre esserci un emendamento in qualche legge da qualche parte che non sai. E’ frequente la cattiva abitudine di inserire emendamenti ed articoli di legge all’interno di pacchetti che nulla hanno a che fare con essi. In questo caso si tratta del “decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Non c’entra nulla.. ma tant’è..!!

Comunque, posto che non mi sia perso alcunché di discriminante, scopro che la legge italiana prevede che si prendano provvedimenti per la riduzione dei rifiuti da imballaggio tramite “riuso, restituzione e riciclo”, si prevede anche che il consumatore venga informato in merito, sia relativamente al costo ambientale che ai comportamenti virtuosi.

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Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152
ART. 219
(criteri informatori dell’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio)
Omissis…..
c) informazione agli utenti degli imballaggi ed in particolare ai consumatori secondo le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale;
d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei rifiuti di imballaggio in raccolta differenziata da parte del consumatore.
3. Le informazioni di cui alla lettera c) del comma 2 riguardano in particolare:
a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
b) il ruolo degli utenti di imballaggi e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
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La direttiva europea, per la quale sarebbe scattato il procedimento di infrazione, prevede che si possa utilizzare la leva economica, in forma di “prezzo, imposte e prelievi”, allo scopo di ridurre la produzione di tale rifiuto.

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DIRETTIVA (UE) 2015/720 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 29 aprile 2015 che modifica la direttiva 94/62/CE per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.

(11)
Le misure che devono essere adottate dagli Stati membri possono prevedere l’uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nella riduzione dell’utilizzo di borse di plastica, e di restrizioni alla commercializzazione, come i divieti in deroga all’articolo 18 della direttiva 94/62/CE, purché tali restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie.

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Ma, cosa ha fatto il recente provvedimento?

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art. 9-bis del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno

2. La progressiva riduzione delle borse di plastica in materiale ultraleggero è realizzata secondo le seguenti modalità:
a) dal 1o gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40 per cento;
b) dal 1o gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50 per cento;
c) dal 1o gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60 per cento.

5. Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite”;

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Quindi si afferma, anche in questa ultima norma, lo scopo della “progressiva riduzione delle borse di plastica in materiale ultraleggero” indicando una serie di step relativi al materiale di composizione delle buste e obbligando la vendita, ovvero evidenziandone il costo nello scontrino.

Andrebbe benissimo se il Min. della Salute non avesse dichiarato che le buste debbono rispondere ai criteri sanitari che ne richiedono la conformità ai contenitori per alimenti ed il monouso. Il Min. Galletti ha fatto propria tale indicazione ed ha prodotto un chiarimento della norma nel quale precisa che è possibile utilizzare contenitori propri ma a patto che siano monouso ed idonei al contatto con gli alimenti.

Così recita il chiarimento:

“Conseguentemente, ancorché qualunque pratica volta a ridurre l’utilizzo di nuove borse di plastica risulti indubbiamente virtuosa sotto il profilo degli impatti ambientali, si ritiene che sul punto la competenza a valutarne la legittimità e la conformità alle normative igienico-alimentari richiamate nel citato comma 3 dell’art. 226-ter spetti al Ministero della Salute”

Va da se, quindi; che la norma tesa alla “riduzione delle borse di plastica” viene vanificata e resa per gran parte inutile, e, sopratutto, disattende gli scopi sia della norma stessa, sia di quella di riferimento che di della direttiva europea. Di fatto non riduce la produzione di “rifiuto da imballaggio” ma ne cambia solamente la qualità.

Chi plaude a questa legge come ad un provvedimento del quale essere fieri, dovrebbe rivedere i propri convincimenti, alla luce dei suoi mancati effetti. La polemica purtroppo ha preso la strada, ormai consueta, della speculazione politica. Le accuse di interessi privati sono le solite illazioni, sebbene non prive di senso, che spesso inquinano il dibattito politico, ne faremmo volentieri a meno, ovviamente, a meno di prove inconfutabili. Gli interessi “sospetti” ricadono su una azienda la cui proprietà ha riferimenti con la Leopolda, per la produzione delle stesse e per il brevetto e produzione della materia prima. La polemica seria, invece, che i veri ambientalisti dovrebbero proporre, è quella che si riferisce ai mancati provvedimenti utili ad abbattere la produzione del rifiuto da imballaggio, cosa che sarebbe dovuta essere la “mission” di questo provvedimento.
La battaglia sui rifiuti è la madre di tutte le battaglie ambientaliste. Lo è perché coinvolge tutta la società e fa crescere la consapevolezza e la coscienza ambientale. Il coinvolgimento dei protagonisti inizia a livello normativo con la elaborazione e scrittura delle leggi in una strategia politica di ampio respiro e volta al futuro, a seguire sono coinvolte le amministrazioni ai vari livelli che le debbono attuare e l’industria che deve predisporre il “sistema”. Non solo, anche il commercio e la distribuzione deve adeguare la proprie strutture e processi. L’utente finale, di conseguenza, deve rivedere i suoi comportamenti verso abitudini virtuose. E’ proprio questo coinvolgimento globale che rende il rifiuto il centro della madre di tutte le battaglie ambientali. Bene lo dovrebbero comprendere tutti coloro che si dicono “ambientalisti”, ma abbiamo purtroppo assistito alle proteste contro ciò che ai più è apparsa l’ennesima gabella e strumentalizzazioni politiche.

Per comprendere meglio ho posto qualche domanda a Giulio Santoni gestore dei negozi Todis

D)
Come previsto l’anno nuovo ha portato con se furiose polemiche attorno al costo della busta del reparto ortofrutta. Per lo più i centesimi richiesti sono stati visti come l’ennesimo balzello imposto dal governo. Ma la vera realtà qual’è? I sacchettini dell’ortofrutta li pagavamo anche prima in modo più o meno occulto oppure questo è un costo in più per i portafogli degli italiani?

R)
Con l’entrata in vigore della legge siamo obbligati a far pagare gli shoppers, che a differenza dei precedenti sono di materiale differente. Inoltre prima non era un costo occulto ma un costo chiaro (per noi) totalmente a carico nostro, oggi gli shoppers, per noi esercenti, di fatto sono diventati merce in vendita e come tali li trattiamo anche se il “prezzo” di 0,02 non copre minimamente il costo del “prodotto”.

D)
Altro punto discusso sui social è la destinazione di queste cifre. La norma europea cui si fa riferimento, prevede la possibilità per lo Stato di imporre un prelievo economico a carico del consumatore allo scopo di produrre attività a tutela dell’ambiente. Alla luce di questa espressione, può dirci questi danari se sono prelevati dallo stato per gli scopi di cui sopra o se invece vanno semplicemente a coprire i costi delle buste, e nel caso, quanta parte è a carico del consumatore e quanta a carico dell’esercente?

R)
Come detto sopra, il prezzo applicato non arriva neanche alla metà del costo che noi sosteniamo e direttamente lo stato non preleva denari

D)
In altri paesi europei si pratica normalmente il riuso di buste, il vuoto a rendere ed altre attività virtuose, in Italia siamo piuttosto indietro. Secondo lei, quali dei tre protagonisti, ovvero, esercenti, clienti e politica ha la possibilità di far avviare una svolta in questo senso? Quali di queste tre figure è la più restia?

R)
Dal mio punto di vista tutto trae origine dalla politica, ci sono comuni virtuosi dove la politica ha fatto il suo dovere e di conseguenza esercenti e clienti (cittadini) hanno agito di conseguenza.

D)
Le 3 R, riuso, restituzione e riciclo, sono le vie che la legge identifica come quelle da percorrere verso il risultato di una significativa riduzione del rifiuto da imballo. Questa legge da una dimensione economica alle buste di plastica con l’intento di stimolare la riflessione sul problema ecologico legato all’uso di questi sacchetti. Pensa che sia misura sufficiente a produrre comportamenti virtuosi?

R)
No, da sola non lo è. Deve essere riportato alle scelte politiche e di educazione ambientale, si può fare di meglio e su molti aspetti. La norma sugli shoppers è in vigore solo in Italia o in pochi paesi della UE e non mi pare che siamo tra i primi posti con le 3R.

Questa contraddizione di fondo ha provocato reazioni anche in associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste nazionali e nella stampa, ma non solo. Alcuni plaudono all’avvento delle buste biodegradabili non senza lamentare la impossibilità del “riuso”

Così Legambiente:
“Serve con urgenza una nota ufficiale congiunta dei due dicasteri che autorizzi la grande distribuzione a garantire ai cittadini un’alternativa riutilizzabile alle buste compostabili monouso, così come avviene già in diversi Paesi europei”.

Anche il commercio inizia a reagire in modo propositivo. in particolare già la Coop:

”Coop presenterà a breve soluzioni e materiali di confezionamento della merce fresca e sfusa che siano effettivamente riutilizzabili, a bassissimo costo per i consumatori e di maggior vantaggio per l’ambiente”. Lo fa sapere il gigante italiano della distribuzione che precisa in una nota come ”le ultime interpretazioni ministeriali sui sacchetti monouso rendano ancora più complicata la gestione dell’intera situazione”.

SACC FOTO 2

Negozi che vendono “sfuso” oltre a ridurre drasticamente gli imballaggi in prevendita, favoriscono l’utilizzo di contenitori riutilizzabili e la cultura ecologica. Il negozio in foto propone tutti prodotti sfusi, dal latte al riso, dall’olio alla pasta, dal sale al caffè ecc…

SACC FOTO 3

Una lavagnetta indica al cliente come procedere nell’acquisto dello sfuso. Si pesa il proprio contenitore, vi si appunta con un pennarello la tara, si riempie con il prodotto desiderato, e si va alla cassa. Una semplicità sconcertante, non solo per risparmiare imballo, ma anche per acquistare solo quanto occorre, senza essere costretti a quantità predefinite, contro lo spreco.

In conclusione questa pare più una occasione persa che un passo in avanti, una bufala spacciata per “buona legge”. Per il momento non ci resta che invidiare la pratica del riuso, restituzione e riciclo, ovvero le “3R” che è altrove assai spinta avendo compreso che il problema dei rifiuti si affronta in primis nel non produrli. Ieri sono andato in pizzeria per acquistare della pizza a portar via, nell’attesa ho guardato, con tristezza, l’addetto apparecchiare i tavoli con piatti e bicchieri di plastica. Come non pensare che, al di la delle belle parole, in questo paese manchi la volontà politica di affrontare il problema in modo efficace? Avrei voluto leggere qualcosa riguardo ad esempio il vuoto a rendere, o l’uso nei pubblici esercizi ed eventi di stoviglie di plastica e via dicendo.. invece ho letto solo di contributo economico all’uso di buste biodegradabili.
Al momento l’unico effetto tangibile è un’aspra polemica strumentale in vista delle elezioni, ma del resto, come non pensare che questa noma non sia dettata più da interessi lobbistici che da reale attenzione all’ambiente? Ovvio sono illazioni.

LUCIANO DAMIANI

SEPARATORERiferimenti:
LEGGE 3 agosto 2017, n. 123.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante di-
sposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. (17G00139)
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/12/188/sg/pdf
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DIRETTIVA (UE) 2015/720 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 29 aprile 2015 che modifica la direttiva 94/62/CE per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A32015L0720
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Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152
“Norme in materia ambientale”

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl4.htm
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Comunicato del Min. Ambiente

SHOPPER: ECCO LA CIRCOLARE MINISTERIALE INTEPRETATIVA

http://www.minambiente.it/comunicati/shopper-ecco-la-circolare-ministeriale-intepretativa

Articolo apparso sull’ANSA il 5 gennaio con pareri e commenti

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2018/01/05/ue-e-litalia-che-ha-deciso-di-far-pagare-i-sacchetti-bio_3e2998a8-673f-4d0b-8776-3504cec30a80.html