IL SEN OVVERO L’ENERGIA PROSSIMA VENTURA

di LUCIANO DAMIANI ♦

E’ stata annunciata pochi giorni fa la firma del SEN ovvero della Strategia Energetica Nazionale. Molto atteso, viene utile per capire “dove stiamo andando”, anche in considerazione delle istanze ambientali, degli accordi internazionali sul tema dei cambiamenti climatici ecc..

Per capire bene ed avere uno strumento di riflessione, ho scaricato il documento intitolato appunto “SEN 2017” dal sito del Governo. Non ho certo la presunzione di comprendere a pieno e di dare una interpretazione autorevole dello stesso, tuttavia qualche riflessione, qualche spunto di discussione penso sia assolutamente lecito proporre finché non si fanno affermazioni ma pongono quesiti.

Il documento consta in una serie di slides che sviluppano i 3 obiettivi della “strategia”, esplicitati all’inizio. Gli obiettivi sono:

1) Competitività
Ridurre il gap di prezzo dell’energia allineandosi a prezzi UE

2) Sicurezza:
Migliorare sicurezza e la flessibilità del sistema

3) Ambiente:
Superare obiettivi ambientali Europei 2030, in linea con gli obiettivi COP21 e Road Map 2050

Il primo punto esprime dunque un aspetto prettamente economico, si occupa della differenza di prezzo dell’energia che soffre il “paese Italia” rispetto a quanto accade nel resto della UE.
Nelle slide esplicative le voci sono contrassegnate da “pallini” e “spunte”. Una legenda specifica che le spunte intendono: “misure e norme in attuazione/approvazione”.
Una tabella si occupa del “Mercato elettrico”. 6 impegni per la “Riduzione del prezzo dell’energia elettrica”. Fra questi, a parte un recupero di efficienza, noterei due voci. La prima, “interventi a tutela dei settori industriali energivori” pare preannunciare una riduzione della bolletta energetica per le grandi industrie, presumibilmente intervenendo sulla quota fiscale. L’ultima delle sei mette in campo la “completa liberalizzazione del mercato retail”.
Dunque, a parte i ritorni economici da efficientamento verrebbe da dire che ci si affida al “mercato” ed alla riduzione della quota fiscale della bolletta energetica per le grandi imprese.
Più o meno simili gli interventi sul gas per il quale sono previsti anche interventi sul sistema dei gasdotti.

Il secondo punto si occupa della “Sicurezza: un sistema energetico più sicuro”.
La sicurezza qui si intende come “Riduzione della dipendenza energetica”. Al 2030 la dipendenza dall’estero dovrebbe scendere dal 76% del 2015 al 64% quindi un -12% in 15 anni.
Come? Lo spiega la tabella seguente. A dire il vero la spiegazione pare piuttosto fumosa, a parte la citazione sulle fonti rinnovabili ed efficientamento, le altre voci paiono più relative alla ricerca di una sorta di sicurezza economica. Non viene curiosamente citato il petrolio a differenza del gas per il quale si ricercano “Diversificazione delle fonti e rotte di approvvigionamento gas per motivi geopolitici e per aumento concorrenza”

Interessante è la partizione degli investimenti, 110 miliardi in “efficienza”, 35 in fonti rinnovabili e 30 nelle reti e nelle infrastrutture.
Questa differenza di investimenti suggerisce un forte impegno nella “riduzione dei consumi” piuttosto che in un modo diverso di produrre energia, si investe il triplo nell’efficientamento rispetto al capitolo “fonti rinnovabili”. Questo suggerisce anche un’altro pensiero, in qualche modo ribadito più avanti nel documento.

La terza parte affronta il tema della sostenibilità ambientale. La prima slide reca il titolo: “La decarbonizzazione del sistema energetico”. La data per la quota “0” è il 2025, per quanto ci riguarda, ben prima del termine vita tecnica della centrale TVN.

Seguono altre slides fra cui una nella quale sostanzialmente si evidenzia la accelerazione che il SEN si propone di produrre sull’uso di fonti rinnovabili rispetto a quanto sarebbe tendenziale a prescindere dall’attuazione SEN stesso.

Molto interessante è il mix energetico previsto nel 2030 rispetto al 2015. se da un lato gli incrementi di solare, ed eolico siano veramente significativi, dall’altra le fonti “Altre FER” ovvero altre rinnovabili, subiscono invece un calo di 4 Terawatt su 26 del 2015. Fra queste si possono includere, evidentemente, combustione di biomasse, rifiuti ecc.. Se l’interpretazione è corretta, non dovremmo vedere incrementi di centrali a combustione di biomasse o altro non proprio “pulito”, o per lo meno discutibilmente pulito. Le cosiddette “Bioenergie” sono considerate per produzione di gas per automazione e “piccoli impianti connessi all’economia circolare”.
Pare quindi realistico pensare che non vedremo nuovi grandi impianti eufemisticamente detti “termovalorizzatori”? E’ una domanda.

Altra interessante slide è quella sotto il titolo: “Riduzione della spesa e nuove opportunità industriali”.
Un grafico disegna la quota di risparmio energetico per settore, la quota maggiore è prevista per il settore residenziale 3,7 Mtep (Milioni tonnellate equivalenti petrolio) seguito da lontano dal settore trasporti 2,6 Mtep. Riuscirà la “revisione dell’ecobonus secondo criteri di efficacia della spesa,” a raggiungere l’obiettivo dichiarato? Vedremo, per il momento cerchiamo di capire quanto, in questo piano, valga la riduzione dei consumi, ovvero la strategia volta a ridurre il consumo piuttosto che aumentare la produzione. Se valesse molto sarebbe un segno molto positivo, ma per questo occorrerebbe il supporto di un tecnico competente, capace di comprendere il “valore dei numeri”

Un rapido conto (sui dati presentati con le slides) considerando la tabella dei consumi, dovrebbe essere chiarificatore, per lo meno dovrebbe aiutare la comprensione.
A fare due somme ne esce che nel 2015 sono stati prodotti 283 Terawatt/ora, mentre ne saranno prodotte 302 nel 2030. La domanda dunque sorge spontanea….  se si pensa di risparmiare 10,2 Mtep perché, invece, la produzione di energia si prevede in crescita? Forse perché nella tabella del “risparmio” non è indicato l’anno di riferimento? O forse si pensa ad incrementare l’esportazione?
Bisognerebbe fare qualche ulteriore verifica per poterci ragionare su ma, al di la dei numeri, il “fatto importante” è l’impegno a chiudere con le centrali a carbone prima del tempo, centrali nuove comprese. Altra cosa da sottolineare è che nel mare magnum delle fonti rinnovabili sulle quali contare pare che le “termovalorizzazioni” non siano considerate come un valore ambientale. Qualche biodigestore probabilmente lo vedremo costruire, ma dovrebbero (condizionale) essere assolutamente di ridotta entità. A meno di non improbabili emendamenti nei vari interventi legislativi che dovranno accompagnare questa strategia. La carbonexit per il 2015 sarebbe già un risultato importante.

LUCIANO DAMIANI 

Il documento ufficiale:  http://www.governo.it/sites/governo.it/files/SEN2017_Slide.pdf