L’imperatore Traiano amava Civitavecchia 

di CIRO FIENGO ♦

“I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell’ aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache” Cit. Plinio Il Vecchio.
E’ ormai risaputo che la rete stradale romana fu molto importante per il controllo dei confini, per lo spostamento delle truppe, per la conquista e l’urbanizzazione di nuove province e per estendere le relazioni commerciali. La realizzazione di migliaia di chilometri di strade, di acquedotti e di impianti fognari ancora oggi esistenti e in parte funzionanti non fa altro che confermare quale fu la grandezza dell’impero romano e le capacità dei suoi ingegneri. Civitavecchia, antico porto di Traiano e sede delle Terme Taurine con il passare dei secoli ha dimenticato di aver vissuto anch’essa quegli antichi splendori. Oggi la nostra città vive, anzi sopravvive, sopportando situazioni e decisioni che rischiano di farla precipitare ancora più in basso dello stato i cui si trova. Prendendo spunto dagli antichi romani e dalle loro peculiarità possiamo dire che la rete viaria cittadina è fatiscente e scandalosa. Inoltre è di poco tempo fa la decisione che l’autostrada tirrenica non sarà mai ultimata, non sappiamo per certo che fine farà la trasversale Civitavecchia-Orte perché l’incognita ambientalista “valle del Mignone” minaccia la non ultimazione, o nella migliore delle ipotesi, uno stop di svariati anni per decidere un percorso alternativo. Le tanto enfatizzate autostrade del mare che oltre al traffico crocieristico dovevano garantire flusso di merci non sono mai partite, anzi, è di qualche settimana fa il concreto rischio di perdere, a favore del porto di Gioiatauro, quel poco di traffico auto che da lavoro a molte persone. Di traffico merci e containers nemmeno l’ombra, l’interporto una chimera, non è mai esistito. L’indotto generato dalle suddette autostrade di terra e mare, poteva, e ancora oggi se supportato e sponsorizzato adeguatamente, può convogliare lavoro e ricchezza per la nostra città. Sporadicamente il timido balbettio delle istituzioni, coadiuvato dal silenzio assoluto di tutto il tessuto sociale cittadino, associazioni di categoria, sindacati ecc. ad occhi estranei potrebbe far pensare che la città gode di ottima salute e che non ha bisogno di lavoro. Per gli acquedotti non c’è bisogno di dire nulla perché la situazione è sotto gli occhi di tutti. Le esasperanti continue e incessanti rotture e perdite della rete idrica sono ormai un appuntamento settimanale fisso. Per le fogne non siamo mesi meglio, facendo un giro per le strade si possono vedere molti tombini otturati pieni di terra. Lo stato del depuratore con il passare degli anni credo sia diventato anche sottodimensionato per il fabbisogno della città.

Ma al di là delle notevoli e importanti carenze di natura materiale quello che fa più male alla città è l’assenza e la voglia di reagire da parte di tutti noi, la rassegnazione e il livello di sopportazione ha raggiunto livelli impensabili. Tutto ci scorre addosso, le molte difficoltà non fanno scaturire nessuna reazione in funzione del disagio vissuto. Vertenze occupazionali che si trascinano per mesi, a volte anni, non destano alcun interesse se non si è coinvolti in prima persona. La maleducazione il vandalismo e il mancato rispetto del vivere comune si manifesta quotidianamente. Sono poche le persone che ancora amano Civitavecchia, troppo poche. Siamo diventati egoisti, menefreghisti, non ci interessa più neanche criticare. Ci incazziamo solo e soltanto se viene toccata direttamente la nostra sfera personale. Manifestiamo solidarietà solo a parole, mai con fatti o iniziative. Non ci vogliamo bene. Il nostro disinteresse e assuefazione al degrado sociale che aumenta di giorno in giorno certifica che non vogliamo bene alla nostra città, non amiamo Civitavecchia. L’imperatore Traiano amava Civitavecchia, noi no.

CIRO FIENGO