CINESTAR

di ETTORE FALZETTI ♦

 

Bruscolini, Life Savers, Bubblegum, Gazosa, Nazionali senza filtro, maschera, sedili di legno scheggiati, solo posti in piedi, vietato ai minori di sedici anni, militari e ragazzi metà prezzo.

Che importava arrivare a film già iniziato o addirittura verso la fine? L’essenziale era individuare con sufficiente approssimazione il punto in cui avevi cominciato a guardare davvero lo schermo, non quando eri entrato. Certo si potevano accendere discussioni sul punto esatto, ma quando si giungeva a unanime accordo si abbandonava la sala: era quasi una colpa rivedere un solo fotogramma già fruito. Due ore era il tempo massimo che ci potevamo concedere prima o dopo i compiti o magari nell’intervallo fra la parafrasi del canto terzo dell’Iliade e le espressioni algebriche.

Preferibilmente il Cinestar, per i prezzi più bassi innanzitutto e poi perché proiettava pressoché esclusivamente B movies, quelli che ci piaceva vedere: i peplum con Ercole, Sansone, Maciste, Ursus, totalmente destoricizzati, tanto quello che importava era che scaraventassero i nemici a metri di distanza e  facessero crollare templi con la forza di deltoidi e tricipiti: quale ragazzino nato attorno alla metà del novecento poteva ignorare lo strepitoso Steve Reeves (Stivenrive nella pronuncia locale)? In Europa nessun attore veniva pagato di più all’inizio degli anni sessanta: era il sogno di tutti noi metter su muscoli simili ai suoi; i più grandicelli provavano a costruire bilancieri sbilanciati colando cemento in due barattoloni di pelati da droghiere congiunti da un tubo di ferro pieno. I bicipiti inturgiditi sarebbero stati pagati anni dopo con patologie vertebrali, ma che importava se potevi farne esibizione in spiaggia davanti alle ragazze?

Ettore Cinestar 2

Ma poi erano veramente B movies? Infine potevi trovare fra gli interpreti Mario Scaccia, Sergio Fantoni, Arnoldo Foà, Ivo Garrani, mentre –per la soddisfazione dei nostri primi impulsi libidici- c’erano Sylva Koscina, Virna Lisi, Mylène Demongeot e la mia prediletta, Cristina Gaioni, la Brigitte Bardot italiana.

Il massimo del godimento era tuttavia la  triade oggetto di culto: i racconti di Poe adattati per lo schermo da Roger Corman con l’immancabile protagonista Vincent Price: ricordo ancora i muri del palazzo dei ferrovieri davanti alla scuola media Manzi annunciare la programmazione de Il pozzo e il pendolo con l’enfatica e filologicamente discutibile affermazione che Poe era il maestro di Hichcoke (mi pare fosse proprio scritto così..). Si trattava di un evidente adescamento di noi studentelli affamati di emozioni forti e torbide che né il piè veloce Achille né la donzelletta col mazzolin di rose e di viole potevano darci.

In quell’occasione però il nostro Cinestar ci colpì proditoriamente negli affetti più cari, le tasche. Data la straordinarietà dell’ evento il prezzo del biglietto era stato portato a ben 125 lire in luogo delle usuali 100 o 110: eravamo in cinque, decidemmo che avremmo fatto cassa comune e rinunciato stoicamente a gazosa e bruscolini, ci frugammo e tirammo fuori un mucchio di monete che la cassiera contò scrupolosamente fino a decretare che ammontavano a 620 lire, 5 lire in meno del costo di cinque biglietti. Non la mosse a pietà il fatto che eravamo frequentatori abituali della sala, la promessa che avremmo saldato il debito l’indomani stesso, la delusione dipinta sui nostri volti per il coitus interruptus. Niente: uno di noi sarebbe dovuto restare fuori, aveva ordini precisi; credo che Andrea Costa, Di Vittorio e perfino Pio VII col suo « Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo » sarebbero stati orgogliosi di noi quella sera. Ci girammo con fierezza e ci incamminammo non verso il sol dell’avvenire, ma verso l’oratorio salesiano dove almeno c’era un biliardino (c’era anche il cinema, in effetti, ma non ci andava di vedere per la ventesima volta Marcellino pane e vino).

La sera seguente, con studiata lentezza, allineammo le 625 lire sul piano della biglietteria e entrammo trionfanti, non senza esserci scambiati prima un sorriso d’intesa con la cassiera: Vincent Price col suo istrionico e inquietante sguardo stava lì ad aspettarci.

Ettore Cinestar 3

 

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