Homo Uno e Homo Due: né storia né politica. Solo una specie di fiaba ingenua e dal finale incerto.

di PIERO ALESSI ♦

Se Homo Uno e Homo Due fossero rimasti sul loro albero le cose avrebbero preso un’altra piega o forse più esattamente non vi sarebbe stata alcuna piega. Ma scesero e così diedero avvio ad un processo evolutivo che ne trasformò le fattezze ed anche, come è ovvio, i comportamenti.

Homo Uno dopo aver preso visione del nuovo ambiente e imparato, ad imitazione delle belve, a nutrirsi di carne, preferibilmente già morta, prese un qualcosa che somigliava ad un gessetto e disegnò attorno a sé un cerchio. Al tempo il suo pensiero non si articolava con vocali e consonanti che formavano parole e frasi. Pensava per immagini. Inorridì di fronte ad un disegnino mentale che gli apparse mostrando una quasi-scimmia come lui che entrava nel suo cerchio. Preso di rabbia gli uscì una specie di grugnito. Da quel giorno i suoi pensieri furono intessuti ed espressi da una serie compiuta e significante di grugniti. Passo fondamentale che poi avrebbe condotto ad una lingua e, molto, molto dopo, persino alla scrittura. Ancora in età moderna, ad onor del vero, non sono pochi coloro, che, fieri della propria ignoranza e della propria ingiustificata rilevanza sociale, trovano più agevole rivolgersi ai propri simili con catarrosi grugniti. In quella lontana epoca, un po’ come ai nostri giorni, quei versi avevano lo scopo di allontanare eventuali ospiti indesiderati. Quindi, è noto ciò che avvenne in seguito: la natura lo spinse a cercare altri simili quasi-scimmia, maschi o femmina che fossero, per utilità o per un accoppiamento di cui gli sfuggiva inizialmente il nesso casuale. Li trovò e, non senza iniziali diffidenze, li accolse nel suo cerchio. Le quasi-scimmia di sesso maschile avevano uno spiccato senso territoriale e della proprietà, inoltre manifestavano una aggressività che le quasi-scimmia femmine non avevano. Fu necessario, a causa dell’incremento   demografico, ampliare lo spazio di foresta a disposizione. Con il solito gessetto venne disegnato un cerchio più grande. Molto tempo trascorse. Homo Uno prima coprì e poi si imbrancò con le figlie, le quali a loro volta si fecero coprire e si imbrancarono con i fratelli. Diciamolo: in quello spazio ristretto le pratiche sessuali non seguivano regole etiche o morali e meno che mai veniva osservata una qualche religione codificata. La famiglia era un concetto del tutto sconosciuto. L’incesto era normalmente praticato, così pure non si faceva molto caso se il corpo con il quale ci si era intrattenuti era quello di una quasi-scimmia femmina o quello di una quasi-scimmia maschio. Le nascite erano frequenti, ma non venivano ancora associate ad un preciso comportamento sessuale. Erano eventi magici, come quando cadevano fulmini dal cielo. Comunque era ormai iniziato il cammino verso un destino sconosciuto. Nella foresta altri Homo ebbero la stessa idea di Homo Uno e così si moltiplicarono i cerchi che, per via della notevole fertilità, occupavano uno spazio sempre maggiore. Fu inevitabile che ad un certo momento alcuni cerchi a forza di essere ampliati finirono per lambirsi. Gli Homo di un cerchio grugnivano minacciosi agli Homo dell’altro cerchio perché non volevano sconfinamenti. E per evitarli erano disposti a darsele di santa ragione. Disponevano di armi rudimentali ma non per questo meno efficaci. I nodosi bastoni e le lunghe ossa, dei grandi animali morti dei quali si cibavano, procuravano ferite importanti e comunque in assenza di medici e farmaci anche un semplice colpo di bastone poteva essere letale. Le quasi-scimmie difendevano il loro territorio. Ciò che avvenne in appresso lo sappiamo. Gli Homo di alcuni cerchi si allearono con Homo di altri cerchi e così crearono cerchi più grandi. Per farla breve nacque qualcosa che somigliava, alla lontana, al moderno concetto di Nazione. Gli Homo dei cerchi più grandi volevano sempre più terra ed erano presi da un desiderio di possesso. Inoltre, impararono che minacciando altri Homo con i loro bastoni questi, per timore di perdere la loro vita, cacciavano in loro vece. Quelle primordiali abitudini più in avanti si sarebbero specializzate sino a quando non vi fu un solo cerchio grande che non avesse anche un certo numero di Homo-schiavi. I quasi-scimmia si stavano evolvendo in quasi-umani.

Comunque, non si vuole certo scrivere una sorta di storia universale. Sarebbe impresa lunga, noiosa, di sconfinata arrogante presunzione e che valica di gran lunga le capacità dell’improvvisato cronista.

D’altra parte gli sviluppi successivi sono conosciuti.

Da questo inizio, messo da parte ogni senso di vergogna per la puerile semplificazione della narrazione, presero il via una serie di straordinari avvenimenti che condussero gli Homo, attraverso un graduale processo, al superamento dello stadio di quasi-umani per divenire infine umani a tutti gli effetti. Come si diceva, però, dagli alberi non scese solo Homo Uno, animato da spirito di conquista e brama di possesso; innamorato della violenza e assetato di sangue. Dagli stessi alberi discese preso da curiosità un altro tipo di quasi-scimmia: Homo Due.

Il suo processo evolutivo fu assai più rapido. I suoi interessi erano diversi da quelli di Homo Uno dal quale prese le distanze, anche in senso geografico. I cerchietti, disegnati per delimitare la proprietà, non destavano in lui alcun interesse. Preferiva gli spazi aperti. Non si cibò di animali già morti, uccisi dalle belve e in avanzato stato di putrefazione. Ben presto, dotato di eccezionale ingegno imparò l’arte della coltivazione, della caccia e della pesca. Era di indole pacifica e iniziò a farsi domande. Così, con grande anticipo rispetto a Homo Uno, comprese che la vita era generata da quei giochi che si svolgevano con le quasi-scimmie femmine. La promiscuità continuò, ma solo per diletto. Aprì una finestra sul cielo e provò sgomento e vertigine di fronte alla dimensione dell’universo. Continuò a farsi domande e dal dubbio e dalla curiosità nacque quella che in appresso si chiamerà Filosofia e da quel fiume si dipartirono rami che irrigarono l’albero della conoscenza. Homo Due raggiunse ben presto il rango di quasi-umano e da lì con rapidità, in forza dei suoi saperi, quello di essere umano. Sulla terra, utilizzata da Homo Due, e da altri come lui, la vita si svolgeva in letizia. Era forse quello l’Eden di cui molto più tardi movimenti religiosi ebbero a narrare meraviglie? Può darsi. Di certo i raccolti erano abbondanti, e ciascuno contribuiva al benessere comune con le sue abilità e conoscenze. La violenza non era né utile né necessaria perché tutti erano felici e disponevano di quanto serviva. La gelosia, che talvolta annebbia le menti e spinge ad atti violenti e sconsiderati, non aveva ragione di essere perché gli animi non erano avvelenati dalla idea che le cose e le persone si potessero possedere. Tutto dunque si svolgeva al meglio. Non vi erano cerchi che delimitavano le proprietà e si erano messi da parte i grugniti che vennero sostituiti con un linguaggio più complesso e articolato ed anche più gradevole all’udito. A questo proposito, non mancò, in quel clima di armonia e di gioia condivisa, l’ingresso sulla scena della musica e del canto, che contribuirono non poco ad allietare le giornate di quella comunità.

Sappiamo bene che le favole finiscono con: “…e tutti vissero felici e contenti”. Ma questa favola potrebbe avere un esito del tutto diverso.

Purtroppo giunsero, affamati di terra e di conquista, i cerchi abitati dagli ancora quasi- scimmia di Homo Uno che si riversarono a colpi di bastone nelle terre coltivate e, fino a quel momento felici, di Homo Due. I simili di Homo Due erano superiori di numero ma ciò nonostante, privi di spirito guerriero e avversi ad ogni forma di crudeltà, vennero annegati nel loro stesso sangue e i pochi sopravvissuti ridotti in schiavitù. Quegli schiavi, oltre che svolgere le mansioni più umili, trasmisero le loro conoscenze. Dagli Homo Due schiavi quei bruti, degli Homo Uno, appresero molte utili nozioni, ma non furono capaci di volgere il sapere al servizio del bene comune. La conoscenza e la cultura appresa servì loro per rendere ancora più impenetrabile il perimetro dei loro cerchi, giovandosi di armi più sofisticate e micidiali, e per adornare di ricchi tessuti e di retorica il tallone sotto il quale venivano schiacciati gli eredi di Homo Due ma persino, del tutto posseduti dalla brama di potere, parte della propria stessa gente.

Per dirla in breve: guerra, sopraffazione, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, genocidi e persino l’arte e la cultura finirono sulla grande pira dell’ignoranza. Tutto questo, dobbiamo riconoscerlo, accanto a straordinarie scoperte scientifiche e ad un miglioramento delle generali condizioni di vita, accompagnò i lunghi secoli della storia evolutiva.

Più volte, purtroppo, i discendenti di Homo Due, cioè coloro che con la propria sapienza contribuirono a rendere il mondo più vivibile, da molti considerati come la parte sana del genere umano, hanno dovuto cedere alla violenza sanguinaria e feroce dei discendenti di Homo Uno. Questo è potuto avvenire perché ha prevalso in loro l’ingenuità, la cecità, la credulità e talvolta anche sciocche divisioni. Diversamente, forse la loro superiorità numerica e il loro sottile ingegno avrebbe potuto avere senza difficoltà la meglio. Avrebbero dovuto però agire, unendo le loro forze, quando erano ancora in tempo. Avrebbero dovuto arginare la crescita degli Homo Due. Forse avrebbero anche dovuto sacrificare qualche opinione che li vedeva spesso impegnati in interessanti ma sterili e sfibranti discussioni.

La stagione degli Homo si è veramente conclusa? Siamo del tutto certi di essere lontani nella forma e nella sostanza dai nostri progenitori scesi dagli alberi?

Rimbalzano notizie ed informazioni che rendono in maniera eloquente le condizioni di profonda iniquità e diseguaglianza nelle quali ci è dato di vivere in questo inizio di secolo e che inducono a dubitare che sia venuta al suo pieno compimento l’era degli Hominidi.

Solo otto super-ricchi (probabilmente discendenti in linea diretta degli Homo Uno, di cui si è scritto) posseggono quanto il 30% della popolazione mondiale. Una parte del pianeta, (forse si tratta dei discendenti in linea diretta dagli Homo Due di cui anche si è scritto) combatte una battaglia diuturna contro ingiustizie, fame, sete e guerre; nel mentre vi è, ad altre latitudini, chi ha costruito la propria economia ed il proprio benessere sulla sovrabbondanza di merci e sullo spreco di risorse.

A titolo di esempio, nella nostra attualità, non possiamo non mostrare interesse per le dichiarazioni di un certo Trump, miliardario di professione e, per incidente, eletto Presidente degli Stati Uniti, che sono coerenti con una politica che sembra non curarsi delle conseguenze delle proprie scelte a danno del resto del mondo. D’altra parte se il personaggio viene osservato con scrupolo ed attenzione, con uno sguardo “lombrosiano”, non potranno sfuggire i tratti somatici che richiamano ai nostri più lontani antenati. Anche l’indirizzo politico che si va seguendo, riporta agli inizi della immaginaria storia Hominide, con le scelte, ad esempio, di tipo protezionistico sul piano economico, che ricordano per analogia i cerchietti degli Homo Uno, ma anche su quello sociale innalzando barriere alla mobilità, non solo dal Messico ma persino dall’Europa.

Il Presidente USA, dal capello biondo e ribelle, dotato di una mascella quadrata, come nella migliore tradizione, attacca la Cina e accarezza per il verso del pelo la Russia, esulta alla Brexit come indicatore di una crescente debolezza europea. Per dirla in breve si sfrega le mani al crescere delle tensioni internazionali, del tutto insensibile della pressione sulla parte più povera del pianeta da parte di quella più ricca e manifestando totale disinteresse verso un ambiente seriamente minacciato. Se dall’America s’ode uno squillo di tromba, altri gli fanno eco; a titolo di esempio provengono altri squilli dalla Francia e dalla Germania , dalla nostra stessa Italia etc. etc. Come incipit per il secolo a venire, vi sono tensioni nella vecchia Europa. Forse il sogno di una unificazione vera e di un luogo di pace e giustizia sociale potrebbe infrangersi. D’altra parte non sono minori le turbolenze e le conclamate violenze che agitano altre decisive parti del mondo abitato.

Dunque, per concludere, gli Homo Uno o, per meglio dire, i loro diretti discendenti, si sono riconosciuti, e si vanno annusando, anche se abitano luoghi diversi e tra loro distanti del pianeta. Molti di essi occupano o potrebbero occupare nel prossimo futuro posizioni di comando e di potere rilevante. Non hanno mai accettato l’idea, da quando hanno lasciato le loro fronde, là nel cuore dell’Africa, di dividere in armonia la terra e le risorse tra tutti. Non hanno mai accettato l’idea che si potesse vivere in pace.

Ma, gli Homo Due, che sono i buoni della favola, sapranno cogliere i segnali sempre più chiari dei rischi che corre il mondo intero? Non li colsero molte volte nella loro storia millenaria. Per ultimo furono costretti a subire ben due guerre mondiali e decine di milioni di morti. Sapranno intendere che molti programmi politici declamati a gran voce da leader di apparente diverso orientamento mirano allo stesso obiettivo: il potere a scapito degli ultimi della terra? Sapranno, imparando dalle esperienze del passato anche recente, riconoscere gli Homo Uno, anche se sotto mentite spoglie? Sapranno evitare di acclamare persino le loro farneticazioni? Sapranno unirsi, superando le differenze? A queste domande solo il prossimo futuro darà risposta.

Per ora, a ciò che è dato di vedere, gli Homo Uno sono pronti ad usare ogni mezzo pur di riaffermare la loro supremazia. Se ci riusciranno non è puro pessimismo immaginare per il mondo un‘epoca contrassegnata da nuove violenze e sopraffazioni. Se ci riusciranno sarà stato per la loro determinazione e spregiudicatezza ma anche, sarà bene ripeterlo sino allo sfinimento, per le divisioni, le debolezze, gli opportunismi e la viltà degli Homo Due che potrebbero essere, ancora una volta, non solo vittime ma anche artefici del loro destino.

Mi ostino, nonostante tutto,  a guardare ai discendenti degli Homo Due con speranza, perché tutte le favole dovrebbero avere un finale lieto.

PIERO ALESSI