IL RIMEDIO – 2. La foresteria

di FEDERICO DE FAZI ♦

2 – La foresteria

La stufa di metallo, arroventata dal buon carbone beteno che vi ardeva all’interno, spandeva nella stanza un piacevole tepore, mentre l’acqua della piccola tinozza di rame si stava leggermente intiepidendo. Samaele, che aveva cavalcato un uccello ippocefalo, viaggiato per le Sfere di Fuori e visto le meraviglie che gli automi senzienti dei Monti Centrali erano in grado di forgiare, era rimasto incantato da quel piccolo e ingegnoso mobile, in grado di produrre in totale sicurezza così tanto calore, pur occupando così poco spazio. Allo stesso tempo, abituato a vedere le fiamme ballare nei fuochi all’aperto, nei camini o nei grandi bracieri che costituivano il cuore degli edifici comuni nella Surransia settentrionale, mal sopportava l’idea che le fiamme lì fossero così imprigionate e nascoste alla vista.

Pensò che a breve il ragazzo lentigginoso che Marzio gli aveva messo al servizio sarebbe entrato per mettergli altra acqua calda. Decise di precederlo sul tempo e uscì dalla tinozza, si asciugò rapidamente con un panno di cotone spesso e si mise i pantaloni,  la tunica e la guarnacca da interno che gli erano stati dati precedentemente. Quando il ragazzo, che si chiamava Pavel, aprì la porta, Samaele era già vestito.

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<<Onorevole maestro>> disse  con voce roca.<<Desiderate mangiare?>>.

<<Volentieri, grazie>>.

Alla torre di Antilla, dove Samaele svolgeva la sua attività di mago, egli era maestro del Cerchio, valeva a dire che si occupava dell’insegnamento dei maghi più piccoli del suo ordine. Nel corso del suo tirocinio aveva sempre vantato una discreta capacità di guadagnarsi la stima e l’affetto di buona parte dei giovani allievi della sua torre e non solo. Pavel però lo aveva accolto con una freddezza quasi ostile.

Il giovane non aveva certo dato motivo al mago di lamentarsi per i suoi modi, che erano senza dubbio cordiali. Ma per uno come Samaele, abituato a viaggiare attraverso i sogni e parlare con gli spiriti dell’Empireo, non serviva una prova tangibile per capire che il ragazzo mal sopportava la presenza del mago o, se non altro, il fatto di essere stato messo al suo servizio.

<<Quanti anni hai, Pavel?>>

<<Quattordici, onorevole maestro>> rispose lui, mentre lo accompagnava lungo le scale, verso la sala comune.

<<È molto che sei apprendista dell’Ordine azzurro?>>.

<<Da quando avevo undici anni, onorevole maestro>>.

C’era qualcosa di canzonatorio in quell’ “onorevole maestro”, ma Samaele volle dargli peso. Era piuttosto comune che i maghi del Sud, più propriamente detti Maghi dei nodi, fossero visti come dei poveri dilettanti dediti a stramberie, giochi, sciocche canzoni e discorsi sempliciotti, ignorando invece il significato dello studio, del duro lavoro e dell’abnegazione. Ma forse era solo la sua permalosità.

<<Io avevo un anno meno di quanti ne hai te adesso quando sono entrato nell’Ordine dei nodi>>.

La cosa non migliorò la situazione. Il ragazzo fece una smorfia e poi aprì la porta che dalle scale dava alla sala comune. Si trattava di una stanza quadrangolare piuttosto grande con il soffitto a botte. Al centro ardeva un braciere sovrastato da una larga cappa coperta di piastrelle di ceramica, mentre lungo i lati più lunghi si trovavano due tavolate. Sulla parete opposta alla cucina c’eranto un tavolo di legno pregiato con tre grandi sedie, probabilmente riservato a personalità illustri, e uno stendardo di panno, che rappresentava due serpenti attorcigliati intorno a un calice in oro su campo azzurro. Anche il soffitto era affrescato con simbologie alchemiche di cui Samaele non conosceva bene il significato. Non si preoccupò affatto di rimediare a questa sua mancanza.

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Disegno di Cecilia Polce

 

Pavel, che evidentemente doveva essere abituato a servire a turno i suoi confratelli, aveva già predisposto sul tavolo di uno dei due lati lunghi una brocca d’acqua, un pezzo di pane nero e un grosso cucchiaio di legno. Si era allontanato per portare al mago anche una ciotola con dentro un’abbondante zuppa di legumi.

<<Che profumo!>> disse Samaele, mentre il ragazzo si disponeva di lato, attendendo un ordine.

Il mago si gettò subito sulla zuppa, prendendone grandi cucchiaiate e non preoccupandosi dell’eccessiva cipolla, che spegneva quasi tutti gli altri sapori. Quando però la fame iniziò a farsi meno insistente, si sentì un po’ in imbarazzo al pensiero di quel ragazzo, in piedi accanto a lui, che lo vedeva mangiare.

<<Hai già cenato?>> chiese.

<<Sì, onorevole…>>.

<<Non è vero>> lo interruppe Samaele. <<Hai lo stomaco che gorgoglia, lo sento da qui>>.

Il volto del ragazzo divenne marmoreo.

<<Senti>> lo incalzò il mago. <<Io, a dire la verità, ho già mangiato qualcosa durante il viaggio e ora non ho più fame. Se vuoi puoi finire tu>>.

Un’espressione inorridita si stampò sul volto di Pavel, che di certo non avrebbe spartito niente con quel bizzarro individuo dalla barba e i capelli corti, tagliati in maniera irregolare come sono soliti fare i contadini d’estate, magari con le stesse forbici che usano per tosare le pecore.

<<Se non vuoi mangiare, almeno siediti. Non sono abituato a mangiare mentre gli altri mi guardano in piedi e la cosa mi mette un po’ a disagio>>.

Il ragazzo rimase immobile. Samaele insistette, indicandogli la sedia con la mano aperta. Pavel allora obbedì al mago, mettendosi a sedere sul lato opposto.

<<Insomma, mi dicevi, sei qui da quasi quattro anni. Mi dici cosa stai studiando?>>.

La mandibola di Pavel ebbe un fremito.

<<Sono spiacente, onorevole maestro, ma non possiamo parlare delle conoscenze a cui siamo iniziati con chi non lo è>>.

Samaele scrollò le spalle.

<<Ad ognuno i suoi segreti>> disse a bocca piena. <<Va bene. È bello avere dei segreti>>.

Mandò giù altre due cucchiaiate, ormai di malavoglia.

<<E Marzio come se la cava? È un buon maestro?>>.

<<Il Tirocinante anziano Marzio non può insegnare agli allievi>>.

<<E quindi tu saresti un allievo. Se non sbaglio è il grado più basso nella vostra gerarchia. Come funziona, ci sono diversi gradi di allievi o si parte dagli iniziati e poi ci sono altri gradi per gli allievi? Sono curioso>>.

C’era feroce disprezzo negli occhi di Pavel. Samaele lo avvertì oltre le espressioni di protocollo che usava nei suoi confronti. Ma c’era qualcosa sotto quel disprezzo.

Probabilmente, se fosse stato nel pieno delle sue facoltà, il mago dei nodi avrebbe atteso che ciò che il giovane Pavel teneva dentro uscisse fuori senza insistere. Ma la stanchezza e il sonno arretrato lo portavano a non valutare le cose con distacco e, forse sentendosi infastidito da quell’ostilità così malcelata, se ne uscì con un: <<Allora?>>.

Il ragazzo saltò in piedi rigido, tenendo gli occhi bassi. Non disse nulla, ma Samaele poté sentire un forte digrignare di denti, aspettandosi da un momento all’altro di essere preso a male parole.

Invece, dopo un paio di interminabili secondi di silenzio, il ragazzo disse: <<Penso che sia meglio se vado a prepararvi la stanza>>.

Un’altra cosa che il mago dei nodi si aspettava erano delle lacrime trattenute a stento, che preannunciavano il desiderio di liberarsi di tutta quella tensione così pesantemente accumulata. Invece il ragazzo continuò ad ammontare ulteriore livore, rendendo il suo respiro breve e veloce.

<<Certo. Scusa se ti ho fatto perdere tempo>>.

Samaele rimase da solo con la zuppa mezzo consumata. La stanchezza iniziava a farsi sentire come un macigno pesante, che lo spingeva a chiudere gli occhi e ad appoggiare la testa sul tavolo.

Avrebbe davvero voluto chiudere gli occhi e sprofondare nel sonno. Sarebbe allora fuggito lontano, verso le Sfere esterne, mentre il suo corpo avrebbe riposato tranquillo lì dov’era. Ma sarebbe stato davvero indecoroso addormentarsi nella sala comune come fanno gli ubriachi. Salire in camera poi era da escludere, visto che Pavel stava sistemando la stanza e intromettersi nel suo lavoro non avrebbe fatto altro che aumentare l’ostilità che il ragazzo nutriva per il mago.

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E poi, quasi dimenticava, c’era Marzio, che gli aveva detto di aspettarlo e Samaele sapeva bene che c’erano diverse cose urgenti e importanti di cui parlare.

Attese ancora un po’, giocherellando con le briciole di pane cadute sul tavolo, finché la porta non si spalancò e un giovane sui ventiquattro anni, con i ricchi abiti scuri che contraddistinguevano la sua importanza sociale, entrò col passo rigido che gli aveva valso il soprannome di “Anatravolitiva” tra i suoi confratelli nelle ormai lontane terre di Surransia.

<<Scusa se ti ho fatto aspettare>> disse, togliendosi il mantello fradicio per l’umidità e poggiandolo sulla prima panca che aveva davanti.

<<Nessun problema>> sussurrò Samaele.

Marzio si sedette sulla mensola di marmo che circondava il braciere, distendendo la schiena in modo che il calore del fuoco cacciasse via l’umido che aveva addosso.

<<Il pasto non era di tuo gradimento?>> chiese, guardando la ciotola mezza vuota.

Samaele sollevò le spalle. <<No, era molto buono, ma la stanchezza ha avuto il sopravvento e mi sono saziato subito>>.

<<Beato te!>> esclamò Marzio, saltando giù dalla mensola. <<Io muoio di fame!>>.

Samaele porse all’amico la ciotola e quest’ultimo non se lo fece ripetere due volte. Si mise a sedere dove prima c’era Pavel e divorò a rapide cucchiaiate quanto rimaneva del pasto di Samaele.

<<Ho notato il tuo cavallo. Una bestia mirabile. Come si chiama?>>.

<<Solstizio. L’ho trovato in una notte di mezz’estate>>.

<<Immagino possa correre al galoppo per giorni senza stancarsi. Ecco come hai fatto ad arrivare così presto>>.

<<Lui non si stanca, ma il cavaliere sì>> sbadigliò Samaele. <<Comunque tranquillo. Penso che potrò resistere ancora per un po’>>. Samaele aveva sempre l’orecchio teso a sentire i rumori provenienti dal piano di sopra. Gli era parso di udire un rumore di passi, poi d’acqua e stracci bagnati. Infine qualcosa di legno che batteva. Gli era parso anche di sentire come dei singhiozzi, ma non ne era sicuro.

<<Almeno finché il ragazzo a cui mi avete affidato non finisce di ordinarmi la camera>>continuò. <<A proposito, che cos’ha?>>.

Marzio s’irrigidì.

<<Ti ha mancato di rispetto?>>.

<<Per l’amor di Acantea, no!>> esclamò Samaele, sollevando le mani aperte. <<Anzi, è stato molto cordiale e cortese, anche più di quanto dovesse>>.

Nel sospiro di Marzio Samaele percepì una certa incredulità.

<<Meglio così. Allora, qual è il problema?>>.

<<Hai presente quelle gemme della folgore incrinate, che basta un colpettino per farle saltare?>>.

Marzio sospirò di nuovo, questa volta con tristezza.

<<Hai detto bene. Quel ragazzo è una bomba che prima o poi esploderà>>.

Samaele guardò di nuovo lo stendardo dell’ordine. Intorno al calice era ricamato un cartiglio con su scritto in antico talantico il motto “troverete rimedio a tutto, tranne che alla morte”. Si sentì infastidito.

<<E cos’ha di così terribile?>>.

<<È complesso da spiegare>> rispose Marzio, arricciando il naso. <<È un ragazzo intelligente, e molto, ma anche molto strano. Finché lo tieni d’occhio si comporta bene, ma appena ti giri… non sai mai che può combinare>> concluse, agitando la mano destra con un movimento rotatorio ascendente, nella maniera che si usava nelle terre meridionali per indicare una situazione turbolenta. <<E poi c’è quel suo maledettissimo modo di fare, come se fosse il figlio di Sua maestà imperiale in persona>> volle aggiungere.

<<Se non sbaglio l’Ordine azzurro non ha la stessa missione dell’Ordine dei nodi. Perché semplicemente non lo mandate via? In certi casi l’amputazione può essere un buon rimedio>>.

Marzio rise. <<La fai facile tu. Il ragazzo è il figlio naturale di Manlio Borodan. Hai idea di chi sia Borodan? No? È tra i più ricchi mercanti di Leveransia, nonché il più generoso finanziatore del nostro ordine. Non posso dirti esattamente perché ce lo abbia affidato, ma ti basti sapere che ci ha dato carta bianca purché lo tenessimo tra di noi. Puoi immaginarti però cosa succederebbe se lo rimandassimo a casa>>.

Samaele aveva fatto una palletta di mollica di pane e la stava facendo rotolare tra il pollice e l’indice.

<<Se è un ragazzo così irrequieto, perché lo avete incaricato di occuparsi di me?>>.

Se Marzio fosse stato in piedi, sarebbe arretrato di un buon palmo. Ma era seduto e si limitò a schiacciarsi sulla sedia.

<< Non ho preso parte a questa decisione>>.

Calò un silenzio pesante e Samaele ne approfittò per prestare di nuovo orecchio a quanto succedeva al piano di sopra. Quando l’amico aveva parlato del comportamento instabile del suo attendente, Samaele aveva temuto che il ragazzo avesse voluto rifarsi sul suo bagaglio. Avrebbe potuto strappare i suoi vestiti e stracciare il suo libro dei nodi, dove teneva diversi appunti per incantesimi. Se avesse però preso in mano i documenti più importanti con intenzioni ostili, anche Marzio, che non aveva l’udito finissimo di Samaele, avrebbe potuto sentirlo gridare di puro terrore. E allora il mago dei nodi si sarebbe molto rammaricato che il ragazzo fosse incappato in una trappola preparata pensando a banditi o gente ben più efferata.

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<<È stato per punirlo, vero?>>.

Marzio rimase silenzioso.

<<Oppure sperate che faccia qualcosa di tanto grave da autorizzarvi a punirlo in maniera estremamente più aspra?>>.

Ancora silenzio. Samaele poteva sentire il respiro corto e stressato di Pavel, intervallato ogni tanto da qualche imprecazione.

<<Come ti ho detto, non è una decisione che ho preso io. Mi dispiace se la cosa ti ha offeso o amareggiato>>.

Ma Samaele aveva subito offese e visto scempi ben peggiori per essere l’uno o l’altro.

<<Nessuna offesa, tranquillo. Adesso però parliamo di cose serie>>.

<<Ti riferisci al Grimorio o a Koschmar?>>.

Quel nome fece sentire a Samaele un misto di speranza e disperazione. I suoi pensieri andarono per un attimo a Pavel e poi tornarono al vero significato di quel nome e a tutte le sue implicazioni politiche, morali e personali.

<<Sono troppo stanco per le cose veramente serie. Parliamo del mio grimorio. Di quell’altra cosa penso che ci sia tempo per discuterne domani>>.

<<Certo. Nel tuo ultimo messaggio mi avevi detto che volevi fare tre incontri, preferibilmente senza la luce del sole. Con i miei confratelli ci siamo accordati per farli in una sala dove teniamo le lezioni dei tirocinanti anziani. Il primo incontro era previsto tra quattro giorni, ma non credo che ci siano problemi ad anticiparlo a domani o dopodomani sera. Una cosa che ti chiedo però è di essere più specifico>>.

<<Certo>> rispose Samaele, tirando fuori da un risvolto del vestito un gruppetto di fogli di panno piegati e stendendoli sul tavolo. << Il primo incontro è una lezione introduttiva sullo scopo del Grimorio, l’uso che se ne deve fare, la modalità con cui è stato compilato e qualche cenno storico. Il secondo incontro sarà invece sulle tecniche di lettura, interpretazione e copiatura degli incantesimi, mentre il terzo sarà incentrato sulle applicazioni pratiche che possono avere i vari incantesimi. Ovviamente intendo restare finché sarà necessario per chiarire ogni dubbio, così avrò anche il tempo per risolvere l’altra questione che tu sai…>>.

Entrambi si incupirono.

<<Certo>>.

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Samaele si scosse da quello stato d’animo così controproducente e posò il dito su uno dei fogli. <<Qui ci sono alcuni appunti su come intendo mandare avanti le conferenze. Mi sono sforzato di scriverli in una grafia il più vicino possibile alla Minuscola ruggeriana, in modo che tutti qui possiate leggerla. Poi intendo proiettare delle immagini durante gli incontri e per farlo mi servirebbe una macchina simile a questa>>.

Marzio prese in mano il foglio che Samaele gli aveva indicato e lo rigirò finché non capì di cosa si trattava.

<<Si direbbe una specie di prassinoscopio. Ingegnoso, anche se rudimentale. Dovremmo avere qualcosa del genere e non dovrebbe essere un problema adattarlo alle tue specifiche. Se leggo bene, intendi proiettare immagini fatte su fogli di carta di riso. Non hai paura che vadano a fuoco?>>

<<Mi sottovaluti, amico. Le ho trattate con un composto ignifugo. Perché, voi che usate per il vostro frassinoscopio?>>.

<<Prassinoscopio>> lo corresse Marzio. <<Usiamo delle lastre di vetro dipinte>>.

<<Deve costare una fortuna!>> disse Samaele sbadigliando. <<Ora, se non ti dispiace, ho bisogno di una notte di sonno. Non ci sono problemi se affrontiamo quell’altro argomento domattina? Mi serve la mente lucida>>.

Marzio annuì.

<<Alle dieci è previsto che tu incontri i miei confratelli nella sala delle udienze. Io ho dei corsi da tenere, ma a pranzo dovremmo avere tempo per parlare>>.

Samaele sgusciò fuori dalla panca e si alzò.

<<Bene, a domani allora. Prendi pure i miei appunti. Ne ho fatta una copia>>.

<<Possa l’Uno vegliare sul tuo sonno e illuminare la tua via per domani>> lo salutò Marzio, quasi commuovendosi per poter usare di nuovo il saluto praticato tra le genti del Sud.

<<Così a te, fratello>> rispose Samaele.

Attese che l’amico fosse uscito dalla sala comune per salire verso la camera da letto. Sulle scale sentì il bisogno di appoggiarsi al muro per la stanchezza. Era così stanco che probabilmente non avrebbe avuto neanche la forza per viaggiare verso le Altre sfere durante il sonno. Probabilmente sarebbe rimasto lì anche con la mente.

Aprì la porta della camera con una spinta ed incrociò lo sguardo terrorizzato di Pavel.

Il ragazzo era seduto sul letto con un libro aperto ma, appena aveva visto la porta aprirsi, si era alzato frettolosamente, aveva chiuso il libro e l’aveva poggiato sul mobile accanto.

Samaele fece finta di ignorare il ragazzo spaventato e si avvicinò al libro.

Era un tomo voluminoso rilegato alla maniera dei Maghi dei nodi, vale a dire con quinterni posti tra due fogli di corteccia che facevano da copertina e tenuti tra loro da quattro spaghi legati intorno alla costola. Sulla copertina era stato inciso con un ferro rovente: “Grimorio di nodi e glifi adici di utilità varia raccolti ed elaborati al fine di servire l’Uno, che possa illuminarci. Un’opera di Samaele Lontrastuta da Antilla, Cuore di faggio, Cavaliere degli incubi, Curatore del Grimorio, servitore fedele dell’Uno e dell’Imperatore, che l’Uno lo preservi, e Maestro dei nodi”.

Samaele toccò sorpreso il grimorio, constatando che l’incantesimo che lo proteggeva era ancora intatto, anche se il sigillo di cera posto lungo la rilegatura era stato spezzato. Pavel, che ora lo guardava atterrito, schiacciato contro la parete, doveva aver aperto il libro mosso dalla semplice curiosità.

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Samaele fece un largo e buffo sorriso a labbra strette, poi alzò gli occhi verso il ragazzo con espressione severa.

Non aveva idea della punizione prevista per un mago dell’Ordine azzurro che si accostasse a saperi per il quale non era iniziato ma, a giudicare dal puro terrore che il ragazzo esprimeva, doveva essere qualcosa di terribile.

<<Nell’Ordine dei nodi non vi sono segreti per iniziati. L’unico limite che viene dato all’apprendimento è nell’uso fatto dei nodi che si imparano. Quindi non c’è niente che ti possa impedire di leggere questo libro, a patto che le tue intenzioni non siano quelle di nuocere ad altri>>.

Non fece in tempo a dire altro che il ragazzo, spaventato, fuggì fuori.

Samaele rimase interdetto. L’unica cosa che voleva fare in quel momento era stendersi a dormire, e inseguire un ragazzino di notte in una città che non conosceva era decisamente troppo dopo una settimana di cavalcata quasi ininterrotta.

L’ultimo pensiero lucido che ebbe, prima sprofondare nel sonno, fu che probabilmente il ragazzo non doveva essere andato lontano, ma che doveva essersi andato a nascondere in qualche luogo dove era solito rifugiarsi quando era spaventato o triste.

FEDERICO DE FAZI