L’arte dell’ignoranza pura

di CIRO FIENGO 

Molti anni sono passati da quando per la prima volta cominciai ad interessarmi alla politica, assistevo ai dibattiti trasmessi in TV nella rubrica “tribuna politica”. Ora, non è che io sia un nostalgico di quel tipo di format, perché, ora come allora, credo che quei programmi non ricevano larghissimi consensi da parte dei telespettatori.

In TV tutti i giorni, tra i politici dell’ultima ora, c’è la gara a chi rilascia più interviste ormai è legge l’arte dell’apparire conta molto più dell’essere.  Non provo solo nostalgia per alcuni politici attori degli anni 70/80, a volte, provo lo stesso sentimento anche per quelli non appartenenti al mio credo politico. Oggi, come penso molti di noi, provo un senso di sconforto ascoltare il modo in cui i novelli politici parlano e sostengono pubblicamente le proprie convinzioni durante dibattiti e interviste.

La mancanza della cosiddetta “scuola di partito” e sempre più spesso anche la mancanza di istruzione scolastica stanno generando dei mostri della politica. L’allontanamento dai problemi della gente, dalla vita reale, ha fatto sì che oggi il modo di fare politica risulti solo un elenco di ameni e superficiali slogan dettati da chi in quel momento dirige la baracca. In passato qualcuno diceva: se durante un dibattito conosci a fondo un problema sei limitato e non hai molte soluzioni da proporre, ma se il problema non lo conosci puoi muoverti come credi e dire tutto quello che ti passa per la testa, proponendo mille soluzioni, anche le più inverosimili.

Oggi ci troviamo con soggetti politici che palesemente manifestano di non conoscere i problemi della società che li circonda ma mediante slogan propongono soluzioni irrealizzabili e vuote di contenuto. Purtroppo questo becero modo di fare politica ha fatto breccia tra molti cittadini che stufi e stanchi del passato sono stati indotti a considerare falsi e corrotti tutti i partiti e i rappresentanti della cosiddetta vecchia politica. Ma cosa abbiamo oggi? Per mezzo del cosiddetto voto di protesta abbiamo politici che per grazia ricevuta e con meno di 100 voti sono diventati parlamentari e decidono del nostro futuro. Sull’onda di tale voto abbiamo sindaci in piccole e grandi città che rappresentano il vuoto cosmico. Si il nulla, perché amministrare una città o una metropoli non è uno scherzo, significa ascoltare e cercare di risolvere le richieste dei cittadini e certamente non lo può fare un sindaco che deve rispondere del suo operato ad un direttorio o a un qualsivoglia altro soggetto.

Le città non si amministrano con gli slogan ma con i fatti. Contano solo i servizi indispensabili resi alla cittadinanza, i lavori pubblici, le opere di urbanizzazione la sanità, il lavoro. Tutto questo e altro non lo si impara dall’oggi al domani e soprattutto non si diventa amministratori se fino al giorno prima si era una semplice commessa di negozio (con tutto il rispetto per le commesse). Sono i nuovi paladini possono fare e dire tutto, esprimere con forza e convinzione un concetto un’opinione e il giorno seguente dire e affermare l’esatto contrario e guai a smentirli perché loro sono i puri gli incorruttibili. Si vantano di dire che le decisioni vengono prese democraticamente e a maggioranza mediante l’espressione del voto, ma guarda caso il tutto avviene sempre dopo che il capo, il giorno prima, a suo insindacabile giudizio ha manifestato il suo pensiero. Insomma democraticamente si fà quello che decide lui, l’altro ieri ha detto che stavano con l’ultradestra di Farage, si era sbagliato, ieri ha detto che stavano con l’eurogruppo Alde, si era sbagliato, oggi è tornato di nuovo con Farage e chi non è d’accordo con lui e vuole andare via paghi la penale di 250 mila euro, alla faccia del libero pensiero.

Questo è Il cosiddetto nuovo che avanza, un gruppo di persone capitanate da un ex comico che gestisce e muove le fila della sua azienda come meglio crede. Questa è solo la politica ignorante fatta dagli ignoranti della politica che continua a fregarsene delle esigenze della gente. Ignoranti non solo perché ignorano il modo di fare politica o di amministrare una città, ignoranti perché messi di fronte alla loro incapacità sia politica che amministrativa e alla loro incoerenza, sono in grado di negare anche l’evidenza. Il loro capo ha seminato bene, continuando a sbraitare e gridare nelle piazze la loro diversità è risuscito a convincerne molti del fatto che loro sono gli unti del signore, sono i puri, gli onesti, gli incorruttibili, tutto il resto è falsità e corruzione e loro non possono e non devono accettare confronti o alleanze con altri soggetti politici. Quindi il verbo dice che se la pensate diversamente siete corrotti e disonesti, bisogna pensarla tutti allo stesso modo. Ma questo modo di pensare mi ricorda tanto le dittature.

Se qualcuno dei loro iscritti osa allontanarsi o manifestare un diverso pensiero è attaccato deriso e a volte anche offeso pesantemente. Anche se sono passati mesi o anni dal loro insediamento nelle varie realtà amministrative la colpa è e sarà sempre nei secoli dei secoli, di chi li ha preceduti. Pertanto con il passare del tempo la verità risulta essere una soltanto, sono e restano semplicemente degli incapaci e ignoranti. Se chiamati a rispondere del loro mancato o deludente operato nella gestione amministrativa dei comuni, Roma su tutti, non sanno far altro che rispondere con arroganza e insolenza.  Non provate a cercare di stabilire con loro un sano e costruttivo confronto perché non ne sono capaci. Se per caso evidenziate le loro palesi inadempienze o incapacità, statene certi che se serve alla causa cercheranno anche di offendere direttamente l’interlocutore provando in tutti i modi a portare il dibattito su un piano squallido e volgare in quanto sanno benissimo di essere dei veri maestri nell’esercitare l’arte dell’ignoranza pura.

CIRO FIENGO