A proposito di Privilege: specchio e metafora di Civitavecchia.

di TULLIO NUNZI 

Colpisce nella vicenda Privilege la situazione drammatica dei dipendenti e delle loro famiglie;ma è necessario evidenziare l’apparente assurdità dell’intera faccenda.

La vicenda Privilege è specchio e metafora di quello che è Civitavecchia:una città votata al minimalismo del giorno per giorno,del tutto si aggiusta,senza mai un vero strategico strutturale progetto di sviluppo.

Ovvio che tutti si sono affrettati ad affermazioni di solidarietà nei confronti dei lavoratori,ma sono assai stati scarsi gli interventi per comprendere come si è arrivati a questa situazione.

Basta essere un po’ curiosi e avviare una ricerca su internet,per capire quelli che sono stati i momenti salienti.

I giornali locali definiscono storico l’accordo tra impresa cittadina CCMS e Privilege,per la nascita di un distretto della nautica,alla presenza di una parata di autorità in ansia da apparizione:Ministro dei trasporti,vari assessori regionali,il governatore del Lazio,con ringraziamento ai due consiglieri della Privilege civitavecchiesi.

Nell’aprile del 2007 sulla stampa nazionale(la repubblica,la stampa, l’espresso) si afferma che il nuovo yacht di Brad Pitt e Angelina Jolie (sic) sarà costruito nei neonati cantieri di Civitavecchia,voluti dall’ideatore di mega yacht come il Nabila e l’Al Riad;non solo ma che lo stesso cantiere aveva già ricevuto la commessa per la costruzione di 8 yacht da 125 mt e forniti di un sottomarino di vetro(bum).

Una notizia del genere dà lustro e se ne  contende il merito:nello stesso 2007 si registra una velata polemica tra l’assessore alle politiche per lo sviluppo di Civitavecchia che accusa il presidente dell’autorità portuale di attribuirselo ingiustamente; ancora nel 2008 il capogruppo dell’allora sinistra arcobaleno alla provincia (ho votato si al referendum) giustamente afferma che il progetto è anche frutto dell’azione del suo partito.

Nel 2008 , nel frattempo si celebra il completamento della chiglia del primo yacht e nel 2012 con il titolo”la flotta Privilege cresce” si annuncia che sono state trasferite nella nostra cara ed amata città, tutte le varie lavorazioni,con una caduta occupazionale prevista tra le 400 e 600 unità.

E’ nel 2011 che il direttore amministrativo della Privilege comunica lo slittamento al  2013della consegna del primo yacht, con l’impegno però di avviare subito la costruzione del secondo, commissionato dall’estremo oriente.

Da li in poi la veloce ed inarrestabile evoluzione negativa della vicenda tra lavori fermi, committenti misteriosamente svaniti nel nulla ed un buco, che stando alle ricostruzioni dei giornali,nessuno sembra in grado di ripianare

Ovvio che alcune riflessioni sono necessarie,alla fine di questa tragica vicenda,sia per i lavoratori  in primis, ma per la stessa città.

Siamo un popolo (in particolare i rappresentanti politici) portato più alle inaugurazioni che alle manutenzioni; avviene così per i treni dei turisti, per i nuovi Vivalto (chiedere ai pendolari), per l’interporto, per il bike sharing etc….

Tagliati i nastri, finita la cerimonia e spente le luci, tutto resta alle intemperie.

Ma è possibile chela politica si debba fermare all’attribuzione dei meriti non seguire l’andamento dei progetti?

Fermo restando che la Privilege è una azienda privata possibile che non ci fosse modo o capacità di monitorare un progetto come questo sotto l’aspetto economico finanziario, territoriale.

Ma la politica ed aggiungo io i media non si sono mai chieste spiegazioni eziologiche? I vari organi competenti hanno mai dubitato della credibilità di questo progetto? hanno mai avuto sentore di cosa sarebbe successo? Tralascio le banche il cui ruolo è ormai giustamente affidato a processi in corso, ma come è stato possibile che da affermazioni altisonanti di storiche ricadute occupazionali e progetti faraonici, si sia passati alla chiusura del cantiere?

Alla caduta delle competenze si è pericolosamente combinata una caduta delle responsabilità creando sfiducia e macerie sociali.

In questa città non esistono più investimenti, quel poco che si ottiene fallisce o diventa squallida bega elettorale e non fronte comune per lo sviluppo, il futuro di questa città diventa sempre più tragico.

La domanda finale che pongo: abbiamo una classe dirigente politica, incapace di controllare,garantire politicamente i vari progetti, vigilando per gli aspetti di sua competenza oppure si affidano progetti ad imprenditori di basso livello, non per le proprie capacità ma per altre ragioni che sfuggono all’uomo qualunque?

Un gruppo dirigente politico imprenditoriale, dovrebbe avere grandi capacità di previsione,attitudine a rendere conto delle proprie azioni, discrezione nell’uso degli strumenti disponibili.

Altrimenti  prende piede la tragica sensazione che in questa città ogni progetto si concluderà in un fallimento.

Tullio nunzi