Il fico

di SILVIO SERANGELI ♦

Le ville, le villette di S. Gordiano: l’immancabile taverna, tavernetta, giardino, giardinetto. Mio padre, che aveva passato l’adolescenza nei campi, nella nostra villetta di S. Gordiano, nei pionieristici Anni Sessanta quando non c’era la città giardino, non c’erano le strade asfaltate e illuminate e c’era l’acqua a singhiozzo del consorzio, mio padre fece un patto con mia madre: per lei una grande aiola, i balconi, il terrazzo per i fiori, il resto orto e alberi da frutto. Qualche pianta di albicocche, un visciolo, un melo, un paio di limoni, un albero di fichi settembrini, poi pomodori, fagiolini, melanzane, carciofi e tanta mesticanza. Un continuo lavorio, e un grande piacere per mio padre nelle poche ore libere dal lavoro. Era questa la soddisfazione, perché, soprattutto per gli alberi da frutto, ci voleva tanta attenzione contro i parassiti e una infinita pazienza nella raccolta. Quando mia madre, dopo tutto questo lavorio, passava alla preparazione delle marmellate, con una punta polemica sentenziava : “Tutto qui?”. Tanto lavoro per qualche barattolo di confettura. Ma la delusione maggiore veniva dal fico. Dei dolcissimi fichi settembrini riuscivamo a salvarne soltanto qualcuno, perché i simpatici uccellini e uccellacci ne facevano incetta, sotto il nostro sguardo impotente. Questa impotenza, quest’albero di fichi così promettente mi è venuto in mente a proposito della sacrosanta protesta dei camionisti del porto, del Consorzio Autotrasportatori. Duecento famiglie sul lastrico perché l’albero di fico dello scalo, il traffico dei containers bene o male c’è, ma chi se lo pappa sono i concorrenti di Salerno. Voi ditemi: come si fa ad accusare di vittimismo gli abitatori della bella e d’incanto? Qui, dove ti giri, arrivano sganassoni. Una specie di crudele schiaffo del soldato in cui stai sotto e non puoi farci niente. Il fico e la marmellata. Il porto e i suoi traffici. Tanto movimento, tanti record sbandierati, ma, alla fine, che rimane nei barattoletti degli abitatori della suddetta? Non sto qui a ripetere la recita del calendario di tutti i santi con relative sacramentazioni. In altri tempi, si sarebbe sollevata l’intera città, i portuali. Soddisfatti dalla non belligeranza con Molo Vespucci i suddetti rimangono silenti. Contenti? Forse. Il resto mancia, e neppure quella. Non sta a me fare un’analisi sui traffici portuali, sulla crisi e bla bla bla. Certo che rimane poco e nulla dal transito delle orde crocieristiche. È pure finita la curiosità per la visione dei fantasmagorici luna park galleggianti che ti regalano inchini a gratis e, spesso, la sera, l’eco dello scoppiettare dei fuochi artificiali. A parte l’invasione di canottiere e infradito al mercato, non sembra rimanga molto di più. A meno che non si voglia passare al libro nero degli effetti dell’inquinamento. Gli studi dicono che i fortunati che abitano nel centro storico, magari nei palazzi di Corso Marconi, sono a rischio. Potrei dire che basta affacciarsi da Lungoporto Gramsci per seguire le interminabili sfumazzate dei palazzoni da sogno. E, allora, cosa fare? Mettere una enorme catena all’ingresso del porto, magari con la scritta a mezz’acqua “abbiamo già dato”, lanciare uova marce contro i portatori di trolley? I pullmini dai vetri neri, i pullman sono come gli autotreni di Salerno, come gli uccelletti che, sotto i nostri occhi, nella più completa impotenza si mangiavano i nostri fichi. La polpa se la prendono gli altri, a noi rimane il guano: le sgassate dei veicoli in pieno centro cittadino. Che altro dire, se non fare un parallelo, di questi giorni, con la manifestazione contro l’installazione dell’inceneritore. Ho detto in altro luogo e contesto che nella bella e d’incanto ci sono molti inceneritori che funzionano alla grande, ai quali abbiamo finito per abituarci. Perché non manifestiamo anche contro questi portatori di sciagure e danni alla salute? No all’inceneritore a Santa Lucia; e per quello che mettono insieme viale Baccelli, la Mediana, Corso Marconi? E i fumi del porto a quante automobili in movimento corrispondono? Zitti e buoni, è la risposta e, magari, come ostenta qualche gazzetta locale impettiti e orgogliosi dell’onore di ospitare la “Harmony of the Seas”. Dicono le agenzie: la numero uno delle navi da crociera che può trasportare 8.800 presone di cui 2.100 membri di equipaggio, pesa 60.000 tonnellate e ha 16 ponti passeggeri, è alta 70 metri e lunga 362, 50 metri più della Torre Eiffel, tre volte più lunga del Big Ben. Ma, aiaiai, studi condotti in Germania e a Bruxelles rivelano che navi come questa armonia dei mari emettono tanto zolfo quanto il traffico automobilistico di una città di medie dimensioni. Secondo uno studio del Gruppo tedesco Nabu navi come l’ “Harmony” utilizzano combustibili pesanti che, sulla terra ferma, dovrebbero essere smaltiti come rifiuti pericolosi. Chissà che combina l’illustre ospite, ormeggiata alla banchina 25.

di SILVIO SERANGELI