Girotonde

di SILVIO SERANGELI ♦

Tutti giù per terra. Proprio così siamo finiti, dopo gli inebrianti girotondi che, sembrava, potessero cambiare il piccolo mondo italiota. Grande festa, continua, tanta passione, le piazze stracolme, le persone giuste. Poi Cofferati, il cinese, preferì diventare lo sceriffo di Bologna con pistola di latta, dedicarsi alla prole, magari con un posto sicuro al Parlamento Europeo, fino al simpatico costruttivo sgambetto ligure a quelli che il posto glielo avevano dato. E Nanni? Quello del qualcosa di sinistra, si è rifugiato nel cinema intimista, personale, tutto casa e famiglia. E noi, tutti giù per terra. È finito il girotondo e ci siamo risvegliati un po’ storditi, dopo la sbornia, che continua, eccome. Soprattutto da queste parti. Lo sfogo innocente sui girotondi, per arrivare all’invenzione di quella che è stata la mania, la moda, il fine ultimo di questi anni di amministrazione. L’invenzione dell’acqua calda: le rotonde, ovunque. E, ahimè, come per tante piccole e grandi opere della bella città d’incanto, realizzate alla meglio, alla buona, mettendoci una toppa. Se parlo di tangenziale per la suddetta bella e d’incanto devo finire sulla stretta fettuccia ancheggiante, chiamata pomposamente mediana. Se parlo di rotonde devo fare grande attenzione a imboccare i tanti piccoli circuiti stile carosello-ottovolante, che sono cosa diversa da quelle vere come, senza andare troppo lontano, di Tarquinia. Dico subito che a me le rotondette, magari con un paio di statue fasulle da giardinetto, magari con la moquette verde al posto dell’erba del prato, stanno bene. Soprattutto quella vicino casa mia, all’incrocio fra viale Baccelli e viale Togliatti: l’inferno d’asfalto e di gas di scarico delle carovane di macchine che qui passano perché la bella e d’incanto non ha e non avrà mai una tangenziale. Perché mi stanno bene le rotonde, soprattutto la “mia”? Perché prima con il semaforo succedeva che anche quando non c’era traffico si incolonnassero decide di macchine sgassanti in attesa del verde, anche alle dieci di sera. Ora con il via libera l’inquinamento si è un po’ ridotto. Purtroppo neanche i costruttori di piramidi e gli esperti della Nasa potrebbero mai risolvere il testa o croce agli incroci dalla cosiddetta mediana dell’Uliveto verso Campo dell’Oro o la Baccelli, e lungo viale Lazio. Anche la doppia rotonda di Porta Tarquinia, il valzer lento, come lo chiamo io, con sospiro di sollievo se riesci ad uscire dalla piroetta senza aver fracassato la tua e l’altrui macchina. Perfino i non credenti si fanno il segno della croce, inspirano profondamente, chiudono gli occhi, e vanno: o la va o la spacca. E, mentre la bella e d’incanto avrebbe bisogno di una vera cura ricostituente, perché è ridotta proprio male, l’attenzione di questi giorni è rivolta proprio al suddetto giro di valzer. Insomma, ballano un bel po’ di milioni per sbaraccare tutto e rifare una nuova rotonda. Dal valzer al fox trot. Ma, attenzione, mica sono i cinquestelle, e manco a dirlo, l’arch. che tutto impantana. Ci mancherebbe! A volere la nuova rotonda, magari con avvenenti ragazze a stelle e strisce che distribuiscono al volo la pizza della rinomata ditta del boia, all’americana, mica potevano essere i cinque stelle. È stato il puzzone. Un’altra pesante eredità, un’altra ipoteca, per questi poveracci che studiano, s’impegnano, magari offrono eroicamente il loro petto all’attentatore di turno, e diciamo una volta per tutte, a parte le chiacchiere non fanno un emerito c…… Scusate, ci vedete l’architetto nel pantano, che non rilascia dichiarazioni, tranne che agli inginocchiati, che prende un righello, una matita spuntata e traccia una linea, il tentativo di un perimetro su carta quadrettata? Ma scherziamo? Parole e proclami. Come quello significativo che non ho potuto mancare di notare a proposito della rotonda, piombata come un’astronave sulle stelline opache. Soldi buttati va beh, però la rotonda, dice l’assessore, e virgoletto: “migliorerà la circolazione stradale dopo il trasferimento e la concentrazione del traffico crocieristi su Largo della Pace”. E te pareva! Sempre al servizio di sua maestà di molo Vespucci. Sempre allineati e coperti nell’opera meritoria di far transitare legioni di pullman pulmini e macchine private nel nome dei festanti crocieristi con le saccocce cucite e poco collaborativi, adesso si dice così, a far decollare l’economia cittadina con relativa vocazione turistica bla bla bla. E, allora, che arrivino le ruspe, che il traffico sia interrotto, senza percorsi alternativi, perché la Variante Aurelia è andata sbattere sulle case popolari, e la mediana, come detto, è quella che è. Festeggiamo la nuova rotonda, magari mettiamoci al centro Biancaneve e i sette nani, comprati da Benedetti a Tarquinia. E, il resto, mancia. Che importa se le strade, tutte, sono diventate un percorso di guerra, se in alcuni tratti è ricomparsa la terra. Tanto l’assessore e fascia tricolore volano a mezza altezza come gli aeroplanetti del luna park. Sono stelle, stelline. Meteore?

di SILVIO SERANGELI