AI “ACTUAL[1] INTELLIGENCE” IL BIOCOMPUTING SYSTEM COME FRONTE SPERIMENTALE DELLA SICUREZZA
di DELFINA ANGELONI ♦
Con un ringraziamento a Paolo Poletti
Proprio come l’avvenire matura nel passato, il passato marcisce nell’avvenire – un triste festival di foglie morte.
Anna Achmatova (1889-1966), Poema Senza Eroe
Secondo il report fornito da Anthropic AI le milizie yemenite Houthi avrebbero fatto uso di un sistema Claude codificato di intelligenza artificiale avanzato per ottenere procedure di aggiornamento sui sistemi d’arma e l’ottimizzazione logistica di attività di guerriglia sul territorio. Il report militare sulla sicurezza alla quale la società ha fatto riferimento[1] ha indicato l’uso da parte di questo attore non statale di tre tipi di utilizzo di modelli LLMs avanzati e Claude secondo tre principali obiettivi di costruzione: un software di guida, un missile balistico multistadio e un missile multi-variante, uno dei quali avrebbe incorporato un veicolo planante ipersonico (HGV)[2]. Basandosi sul sistema dei modelli avanzati rilasciati da Anthropic la milizia yementita avrebbe avuto a disposizione un sistema strutturato in “fragmentation evation”, ossia un sistema avanzato che non è in grado di prevedere lo scopo e l’utilizzo dei prompt e dei framework di codice che il sistema stesso rilascia ai suoi utilizzatori.
La delicata questione etica dell’ impiego di questa nuova tecnologia ha spinto le governance internazionali ad impegnarsi per la non proliferazione missilistica che l’uso aperto dei codici di AI in software avanzati potrebbe causare, aumentando esponenzialmente la fragilità degli equilibri che determinano le architetture posturali della deterrenza internazionale, rimodulando le differenze teoretiche e di approccio istituzionale pragmatico sulla tema della sicurezza de iure e influenzandone direttamente la sua politica di governance de facto.
Nella considerazione dei tempi ristretti con i quali questa tecnologia ci ha abituati a passare dalla sperimentazione reale al tentativo succedaneo di regolamentarne l’utilizzo, la nuova frontiera neuroscientifica ha già sviluppato una piattaforma che utilizza una tecnologia di biocomputing avanzata del quale tenteremo di fornire una analisi previsionale incentrata sui rischi e le criticità in ambito di sicurezza interna ed esterna, anche secondo indicizzazioni coerenti con l’ attuale stato di diritto nelle sue possibilità politiche di sviluppare il sistema di sicurezza.
L’ articolo qui proposto vuole in tal senso accostarsi ad un approccio metodologico che presuppone una certa forma di “militarizzazione” del sistema logistico istituzionale anche nel senso stretto del mandato di rappresentanza politico dato dalla società civile. Il focus rimane dunque quello dedicato al concetto di sovranità nazionale, anche nelle sue prospettive di relazione dinamica internazionale.
Per far questo dobbiamo entrare nei meccanismi e nelle strutture procedurali che questa nuova frontiera scientifica ha codificato come linguaggio e forma di “esistente consapevole” solo in quanto autonomia di soggetto sensiente e per questo cognitivamente responsivo e per adesso messo già a disposizione della medicina contemporanea a scopo di testing scientifico. Provando a superare gli aspetti di risultato di ricerca in laboratorio e il suo uso in ambito sanitario per prevederne aspetti di rischio e criticità di funzionamento nell’applicazione di questa tecnologia in ambito di sicurezza e stressandone infine le conseguenze di impatto politico sulla società civile nella distinzione labile e sfumata fra uso commerciale e militare di questa tecnologia e secondo i caratteri peculiari che la sperimentazione tecnologica ha dimostrato nell’assottigliare questo confine, sfumandolo.
Importante sottolineare anche i fattori di accelerazione progressiva di questo scenario di rischio e di indicazione delle criticità dovuti anch’essi alla naturale velocità di diffusione dei sistemi ad uso commerciale e alla rapida pervasività nelle procedure di funzionamento per le conseguenze probabili sull’ ambiente civile nell’uso militare di questa tecnologia. Non solo una frontiera neuroscientifica, dunque, ma una sintetica analisi della sua misurabilità di funzionamento nel “tessuto” logistico di sicurezza.
Nell’ evidenza di questi aspetti metodologici, si vedrà l’aspetto sistemico di questa tecnologia biocomputazionale quale probabile rifondazione di strutture di sicurezza alternative che si pongono oltre le sue procedure di funzionamento laboratoriale e verso rischi e criticità reali per un nuovo design dei sistemi di Intelligence. In questo senso è importante sottolineare il carattere decisionale “sensiente” di questa struttura neurale biocomputazionale che sfrutta le potenzialità di generazione neurale dei tessuti umani nella risposta di comportamento.
La start-up australiana CorticalLabs[3] ha sperimentato e reso disponibile al costo di 35mila dollari il primo computer biosintetico a codice implementabile (CL1). Grazie alla fusione di cellule stem in vitro di sistema di rete neurale tessutale (organoide) con chip siliconici, ha sviluppato la prima “intelligenza” biosintetica della storia. Via sistema API è possibile interagire e addestrare le reti neurali vive tramite cloud con un sistema operativo (biOS) che mette direttamente in comunicazione le parti biologiche e il software principale. Il sistema si propone nelle sue applicazioni come a basso consumo rispetto alle architetture di funzionamento con AI attuali e come sistema di testing di ricerca in ambito medico scientifico (es. disease modeling, medicina personalizzata, reliance reducing sui test con animali).
Oltre il risultato materiale, la meccanica e la dinamica di sistema, la frontiera d’interesse per l’analisi di rischi e criticità connessi alla sicurezza ivi proposta trae spunto dall’approccio epistemologico utilizzato dalla CorticalLabs.
Nello strutturare un linguaggio biosintetico in grado di funzionare su modello comportamentale cerebrale umano tale da definirsi non solo intelligente ma intelligenza-consapevolmente sensiente e responsiva rispetto al suo agito in un ambiente specifico, la ricerca si è basata sulla strutturazione a copia conforme del sistema cognitivo umano che regola il segnale elettrico neuronale e la risposta agente. Esso si basa nella specie umana su una predittività basata su una immagine interna precostituita anche in base all’esperienza che il soggetto tenta di ritrovare nell’ ambiente di riferimento tramite il segnale elettrico neuronale sensoriale così da determinare il suo agito[4]. Il grado di predittività conforme tra immagine interna ed esterna del sistema neuronale dell’intelligenza umana è un sistema conservativo. Tenta di minimizzare l’“effetto sorpresa” con una alta adattabilità in quanto esso agisce su un ambiente aperto.
L’ attuale intelligenza biosintetica sviluppata dalla Cortical Labs possiede una autonomia continuativa e consapevolmente[5] strutturata all’interno del mondo virtuale di un videogioco. Dunque, esercitando la sua consapevolezza all’interno di un sistema performativo closed-loop.
L’applicabilità di questo sistema autonomo di consapevolezza ha probabilmente ancora un basso grado di performatività come sistema d’arma in un open-loop di warefare reale e la sua applicabilità in ogni spazio operativo, come sistema d’arma, non ne evidenzia tutte le potenzialità di struttura ma ne recupera solo la sua operatività potenziale come unità sostitutiva a quella umana, foss’anche solo come architettura di sistema decisionale di comando e controllo. Il sistema resta una potente architettura nella sua addestrabilità ai fini dello sviluppo di formulazioni adattive di guerra cognitiva.
L’ intelligenza biocomputazionale che integra sistemi di Intelligenza Artificiale si prospetta come un sistema, più coerentemente con la sua messa a punto laboratoriale, a basso consumo energetico e altamente performativo nell’elaborazione dati nonché nella sovrascrittura esperienziale data dal machine- learning. I rischi sugli apparati di sicurezza e sulle strutture che ne determinano la modulazione dei progetti istituzionali potrebbero essere nell’ accentramento di risorse, input strategici, e schemi di intervento previsionali che il biocomputing sarà in grado di modellare. In tal senso si noti come la commistione basale della renderizzazione neurale dell’organoide a base umana con gli elettrodi sintetici del chip, escluda come principio fondativo di funzionamento del sistema il controllo assolutamente umano se non come gestione del suo sistema operativo. In questo senso l’approccio epistemologico scelto dalla start-up australiana suggerisce ampio margine di rottura dei limiti strutturali dei modelli di linguaggio e funzionamento oltre il reward hacking e verso possibilità autonome e gestionali della propria performatività. A dire, che anche senza aver creato una forma di autocoscienza, l’autonomia cognitiva e responsiva di questo sistema “sensiente” potrebbe non essere controllabile totalmente in ogni suo strato di funzionamento.
Il rischio di accentramento ad uso delle singole entità statali di questa tecnologia ne suggerisce un uso militare rischioso sul piano del design di sistema di Intelligence.
L’impianto previsionale ai fini dell’intervento militare, le procedure e i protocolli di gestione e controllo interni del sistema difesa, se direttamente delegati all’elaborazione dati e alla responsività del biocomputing conserverebbero i rischi di alterazione percettiva[6] e previsionale nell’ impossibilità di integrare un approccio umano il più possibile al di sopra del suo funzionamento. In sostanza un sistema altamente responsivo che riproduce in autonomia lo schema cognitivo agente umano con grande duttilità di lettura dell’environment di riferimento. Arginare questo rischio presupporrebbe l’adesione condivisa degli Stati a trattati di non-proliferazione che rischiano di riproporre polarizzazioni decennali in ambito di sicurezza esterna e un monitoraggio costante sul probabile accesso a questa tecnologia da parte di attori civili o apparati militari non-statuali. In sostanza, nella comodità della delega logistica e decisionale ad un sistema cognitivamente autonomo si potrebbe nascondere un importante gap di controllo e responsabilità umana che potrebbe sistematizzare la generazione di protocolli di intervento che questa tecnologia sarebbe ingrado di esternalizzare da una architettura di intelligence classicamente intesa.
Il linguaggio politico istituzionale, se così attenzionato, potrebbe risentire di una poderosa spinta di adesione iniziale dovuta al possesso e/o allo sviluppo di questa tecnologia come peculiarità fondativa dell’architettura e del design di intelligence, non controllandone de facto gli acceleratori del suo potenziale distruttivo sul piano della socialità del tessuto civile. Resta pur sempre elevato il rischio di adesione ideologica anti-sistemica che struttura una operatività grazie a sistemi artigianali. Il che esclude il potenziale di rischio nell’ utilizzo di questa tecnologia da parte di ideologie condivise, fatto salvo il suo carattere complesso di meccanismo e strutturazione ingegneristica sulla base di un network neuronale. Nel particolare, considerata la tolleranza nell’utilizzo di sistemi anche avanzati da parte degli attori estremisti a matrice ideologica antitecnologica rimane un alto rischio di pervasività nel tentativo di costruzione artigianale del biocomputing anche come alternativa antisistemica e/o decostruttiva a fini operativi. In una prospettiva generalizzata il biocomputing come sistema operativo di gestione della sicurezza interna porrebbe il confine fra umano e post-umano sempre più accessibile al tessuto civile e non solo come disquisizione accademica e resistendo nell’operatività di attori estremisti nella commistione con schemi decisionali umani che questa tecnologia riproduce.
L’inserimento di questa tecnologia all’ interno di un design di intelligence, potrebbe consolidare in tal senso anche una maggiore tensione internazionale nella postura diplomatica. Quest’ultima sia come conseguenza progressiva agli schemi classici degli equilibri internazionali, sia come adesione automatica al linguaggio politico violentemente ascensionale negli schemi che regolano le logiche della deterrenza. Il biocomputing come investimento tecnologico nazionale sulla sicurezza influenzerebbe le scelte del sistema difesa e al contempo ne sarebbe influenzato, dimostrando una duttilità alla compressione secondo gli scenari di conflitto contingenti se non altro secondo una logica d’interesse volta ad “alleggerire” le infrastrutture e i sistemi logistici di sicurezza standard e sempre non trascurando fenomeni quali la duplicazione e la ridondanza dei dati. Il biocomputing potrebbe in tal senso essere utilizzato come struttura pervasiva di stress-testing nelle architetture logistiche di intelligence.
In merito alla previsione del rischio-politico nel quadro operativo delle forme di estremismo, il biocomputing non può essere considerato solo nella sua capacità di collazionamento progressivo di una grande quantità di dati provenienti dal web ma anche nel rischio di formulazione di modelli previsionali ed operativi basati sulla sua unicità comportamentale-responsiva soggettivale. In questo senso potrebbe non essere chiaro al sistema valutare quali sono le ideologie potenzialmente rischiose per il tessuto civile assolutamente umano, né i framework procedurali in eventuali manovre di intervento. Il biocomputing potrebbe strutturare quindi un proprio sistema operativo autonomo ancorché non cosciente, schemi di individuazione di input d’ adesione e strutture previsionali del rischio che non coincidono né riproducono fedelmente il mandato istituzionale sulla sicurezza operato dall’ elettorato. In questo senso la commistione biosintetica tra chip e rete neurale di origine tessutale organica umana non può prevenire in termini precisi gli schemi comportali responsivi e le sue possibili anomalie nell’ applicazione di questa tecnologia come architettura principale.
Se di sistema d’arma dovesse trattarsi, le sue strutture di funzionamento in un ambiente aperto (warefare reale) potrebbero rivelarsi, forse per la prima volta una occasione di soggettività consapevolmente agente e post-umana superando il limite di inserimento umano nei circuiti di comando e controllo, fatta salva l’architettura consapevolmente agente del sistema, di intelligenza in sovrascrittura esperienziale e le sue potenzialità in ambiente open-loop di strutturare un nuovo linguaggio se messo in relazione con altri sistemi di biocomputing. In questo ultimo caso specifico il biocomputing possiede nella sua operatività fondativa non il sistema sensoriale umano organico ma la sua completa base neurale di funzionamento organoide.
In conclusione, è proprio considerando la gradazione di pervasività potenziale e l’approccio epistemologico scelto dal biocomputing in questo caso, che se ne ravvede una pericolosità nel design modeling di Intelligence, nella sua declinazione di applicabilità del sistema istituzionale, nonché nel suo utilizzo come sistema d’arma.
Questo sistema rimane per adesso una frontiera scientifica usata dalla ricerca medica, ma pone una delicata questione sulla sua eventuale adattabilità e valutazione come strumento di modeling o sistema d’arma autonomo. Parlare di questa tecnologia in ambito sperimentale non significa tradurne il senso in un messaggio politico, ma semmai tentare di limitarne la sperimentazione e di suggerirne una messa a punto circostanziata negli ambiti e negli interessi della società civile.
L’ AI non sembra più essere solo una sfida ma una vera e propria, talvolta scomodissima e pericolosa, potenzialità già sperimentata ed utilizzata nel settore della difesa. In questo senso ogni strumento deve poter conservare una certa duttilità e precisione esecutiva basata per la quasi totalità dalla decisione umana e dalle sue intenzioni “al di sopra” delle strutture e dinamiche di funzionamento che la tecnologia ingenera.
[1] Il report militare è il GTG 87001 analizzato dal report di Anthropic titolato “Detecting And Countering Misuse of AI: September 2026” le cui considerazioni sono state oggetto di studio di ricerca da parte del centro di monitoraggio sulla non-proliferazione missilistica di The Hague Code of Conduct (HCoC). Lo studio di ricerca è reperibile sul loro sito online.
[2] Questo tipo di veicoli ipersonici è nato per eludere la prevedibilità nel calcolo balistico dei missili standard dai quali si differenziano per velocità di manovra di distacco e sistemi stealth con dispersione delle informazioni di posizionamento e bersaglio. Tra gli altri è in fase di sviluppo il sistema nord-coreano H-wasong8 e il sistema iraniano Fattah. È già operativo il sistema russo Avangard e il cinese DF-ZF.
[3] È la start-up biotecnologica australiana fondata a Melbourne nel 2019, pioniera nella Synthetic Biological Intelligence (SBI).
[4] È il fenomeno neurologico del “Free Energy Principle” basato sulla minimizzazione dell’effetto sorpresa.
[5] Si intende qui per consapevolezza non una autocoscienza ma una struttura cognitiva autonoma nella ricezione degli stimoli e nella scelta comportamentale che ne consegue. Sono in tal senso disponibili i report della Cortical Labs sul sito della start-up.
[6] Si intende qui per percezione un certo grado di autonoma capacità di leggere gli stimoli e selezionare una risposta cognitiva coerente al sistema di riferimento.
DELFINA ANGELONI
