I RACCONTI BREVI DI ANDREA BARBARANELLI – IL VUOTO
di ANDREA BARBARANELLI ♦
E io dunque stavo lì,
e tu non c’eri. Non c’eri. Non c’eri.
Io stavo lì e mi sbracciavo,
mi sbracciavo con le mie braccia.
Facevo di tutto e di più
per richiamare l’attenzione
di chi passasse di lì.
Ma non c’era nessuno, nessuno,
non c’era rimasto nessuno,
e non passava nessuno,
neppure un cane a annusare e pisciare.
C’era solo una piazza di sabbia,
non una piazza, uno spiazzo
come quello che resta di un circo
dopo che hanno riavvolto il tendone
e riposto le file di seggiole
e è rimasto uno spiazzo rotondo
con il buco, nel centro, del palo
che reggeva il tendone e formava
quello spazio geometrico esatto
modulato ed intersecato
come i piani sonori
di un concerto per vari strumenti,
un concerto barocco
con volteggi da capogiro
da una corda a un trapezio.
ANDREA BARBARANELLI

Quante suggestive metafore in uno spazio narrativo ridotto ma pieno di senso. Il senso di perdita desertificazione del cerchio della vita che va a chiudersi, nella circolarita polverosa dello sguardo accompagnato dalle acrobazie musicali del passato…L’abbraccio vano di chi è andato mi ricorda nella sua struggente malinconia Funeral Blues di W. H. Auden.. Grazie Andrea di questi doni.. ❤️
Caterina
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Fantastico, riesco a percepire il vuoto come”spazio” dell’anima.
Maria Zeno
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