LA DOMANDA FONDAMENTALE
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Il mondo che oggi abitiamo è un cantiere a cielo aperto, un edificio terremotato che può del tutto crollare o che può essere rimesso in piedi. Spetta agli abitanti evitare che il mezzo diventi il fine determinando una espropriazione dell’umano nel processo produttivo. Spetta agli abitanti la riparazione attraverso la lotta contro la bramosia predatoria, l’egoismo dei più ricchi, la tracotanza dei dittatori.
Due sono dunque le domande che ci interrogano. La prima è: potremo controllare la Tecnica? Accanto a questa ne esiste un’altra altrettanto drammatica. E di questa ora parleremo.
La domanda può essere così formulata: il nostro Pianeta Terra è in grado di sostenere 8 miliardi di vite nelle condizioni a cui la tecnologia ha abituato i Paesi più economicamente avanzati?
Una domanda del genere frullava nella testa del reverendo Malthus già alla fine del Settecento. La risposta fu che popolazione e risorse non viaggiano alla stessa velocità, l’una va avanti in progressione geometrica, l’altra in progressione aritmetica. Dopo aver raggiunto il punto di intersezione le rispettive due curve procedono disegnando percorsi diversi e per riequilibrare gli andamenti esiste un unico modo per il dotto reverendo: guerre, carestie, epidemie. La vita è, come poi dirà Darwin, una struggle of life!
Ma il reverendo dopo la rivoluzione industriale sembrava aver torto. La grande trovata fu quella che, per eludere il conflitto distributivo, sarebbe bastata avere una crescita continua. Detto in termini semplici la metafora preferita suonava in questo modo: non importa se le porzioni della torta sono diseguali dal momento che essa cresce sempre di più per tutti! E per molto tempo la trovata funzionò.
La torta ha continuato sempre più a crescere ma, ad un certo momento ha, iniziato a creare disagi sempre più pesanti ecologicamente. Fino ad arrivare al momento attuale. Pensare, oggi, di illudere la redistribuzione con l’aumento incessante della produzione è cosa impossibile.
Un esempio al limite può rendere l’idea: ammettiamo che un organismo internazionale riesca ad assicurare ad ogni cittadino del mondo 30.000 dollari annui. La curva che misura la distribuzione del reddito (curva di Lorenz e indice Gini) risulterebbe “perfetta”. Avremmo per la prima volta nella storia una curva Lorenz che misura assenza di distorsioni distributive! Ebbene, a parità di struttura produttiva la conseguenza sarebbe che una massa di moneta enorme si riverserebbe sul mercato provocando una violenta iperinflazione, accaparramento delle materie prime e guerre relative: un disastro! (Il PIL mondiale è di circa 100 mila mld mentre con la distribuzione ipotizzata arriverebbe di colpo a 240 mila mld).
Di fronte a ciò la soluzione più ovvia sarebbe: aumentare la produzione per sorreggere l’immensa domanda! E qui scatterebbe la trappola entropica: le risorse non possono aumentare come si vuole, pena il disastro ecologico! Insomma, non esiste una soluzione che sia solo affidata alla Moneta (cioè aumento incontrollato di beni, come era in passato).
L’esempio limite che abbiamo delineato ci indica che tra le due grandezza, la Moneta e l’Entropia, esiste una relazione stretta: se aumenta la prima aumenta necessariamente la seconda e, per via della Seconda Legge della Termodinamica il Pianeta, si degrada pericolosamente in termini di energia.
Nessuna via d’uscita, dunque? Due possono essere le possibilità.
Si continua nel modo attuale con il grado bellico di guerra frammentata, di disagio ecologico e di guerra non guerreggiata (quella descritta da Paolo e Delfina). Questa possibilità cominciamo a conoscerla a dovere. Ma non sappiamo a quali risultati può condurre alla lunga.
Esiste una seconda possibilità. Attualmente è considerata utopica solo per il fatto che ancora non conosciamo bene tutti gli effetti della prima. Per illustrarla abbiamo necessità di chiarire 3 fasi distinte.
L’ACCETTABILITA’. Dobbiamo raggiungere un grado più elevato perché la seconda alternativa possa abbandonare la veste attuale della utopia e divenire pensabile e credibile. E’ la così detta “finestra di Overton”: una alternativa risulta oggi impensabile ma ecco che lo stato presente si pregiudica fino ad arrivare ad un collasso. Idee prima etichettate come assurde o eretiche cominciano ad affacciarsi alla finestra non perché divenute improvvisamente piacevoli ma solo perché lo stato passato è fitto di ansie insopportabili. L’alternativa diviene sensata: è il male minore divenuto necessario. L’alternativa è ora matura e da popolare viene accettata dalla politica.
IL CONTENUTO. Prima di tutto un concetto fondamentale: il gioco che viviamo in questo Pianeta è un gioco a somma zero! E’ con tale gioco che bisogna fare i conti. L’esempio mentale di prima esclude soluzioni del tipo “gioco a somma positiva” (aumento incontrollato di beni).
Premesso questo, di che si tratta? Una questione di calcolo “razionale”, pura convenienza del tipo “meglio vivere che morire”. Se porto avanti la produzione dei Paesi sviluppati compatibilmente con i cicli termodinamici e dunque controllando il livello di entropia con uso razionale energetico posso permettermi di far crescere i consumi dei Paesi sottosviluppati. Ciò significa una drastica diminuzione del consumo superfluo in Occidente (allargato all’Oriente produttivo). Il gioco è a somma zero: se diminuisco da una parte posso accrescere dall’altro. Semplicissimo a dirsi. Ma a farsi?
IL PERCHE’. Perché si dovrebbe assistere ad una contrazione del superfluo (che non è poco!)in Occidente? Per moralismo? Per filantropia? Per amore del prossimo? Nulla di tutto ciò.
Per una semplice ragione: evitare che l’ingiustizia spaziale (nord contro sud) di oggi si tramuti in una ingiustizia temporale di domani (presente contro futuro). Con tutto ciò che ne consegue in termini di conflagrazione globale! Basterebbe pensare alle nuove generazioni: figli, nipoti, figli dei nipoti. Nessuno può illudersi che la distribuzione della ricchezza nel mondo presenti questi valori e pensi, nel contempo, alla pace nel mondo:
(indice = 0 significa ricchezza distribuita con perfetta equità)
(indice=1 significa che una sola persona ha tutta la ricchezza)
Indice mondiale della ricchezza = 0.89 .Ovvero circa il 10% dei più ricchi possiede l’80% della ricchezza mondiale!! Quanto il Pianeta può sostenere una situazione del genere considerando l’esistenza di un “villaggio globale” in termini di informazione e di facilità di spostamenti di massa?
CARLO ALBERTO FALZETTI
