DALLA MOLOTOV AL PARLAMENTO. Proposta di Analisi e Modello di Input degli Estremismi e Loro Potenziale Costruttivo.
di DELFINA ANGELONI ♦
Dall’ alluvione in Nepal a ChatGPT, dall’ IA all’ associazionismo di impegno civile. Perché e come gli estremismi tentano di opporre un linguaggio di difesa antropologica. E una loro possibilità di legittimità istituzionale.
Le valutazioni politiche dei sistemi economici contemporanei, dell’utilizzo dual-use delle nuove tecnologie, il cambiamento climatico in accelerazione apparentemente quasi imprevedibile e delle trasformazioni più critiche degli ultimi decenni hanno configurato nella società contemporanea nuove prospettive di conio ideologico degli estremismi. Le ideologie estremiste più diffuse infatti, di non omogeneo assemblaggio ideologico e caratterizzate da una commistione anche operativa nel terrorismo con frequenti reclami di commistione anche nelle rivendicazioni degli attentati, hanno dimostrato una formulazione di capillare diffusione non solo grazie all’utilizzo criptato dello spazio digitale, ma anche grazie ad una corrispondenza ideologica preponderante e di numerosa adesione che ha visto ben rappresentate le più disparate istanze di disarcionamento politico individuale nelle conseguenze di queste importanti trasformazioni. L’uso etico dell’Intelligenza artificiale superato dalla sua strutturazione come linguaggio obbligato dagli investimenti economici del paese, l’ allarme ecologista catturato dai grandi eventi catastrofici di questi giorni come in Nepal e problematicità sulle scelte climatiche dei governo occidentali, sono solo alcune delle frustrazioni più sedimentate che traggono dagli estremismi una controrisposta sempre più violenta, non allineata e diffusamente partecipata nel tessuto sociale contemporaneo. I fattori (input) che hanno contribuito alla rapida diffusione di questi estremismi, come nel caso dell’estremismo antitecnologico spesso innestato nell’ideologia anarco-insurrezionalista e dell’estremismo ecologico nel suo incedere anticonsumistico, sono da ricercarsi in cinque momenti assiali che ne hanno capillarmente diffuso la partecipazione politica.
- L’ aumento dell’aspettativa di vita nella popolazione e la crisi dei sistemi sanitari nazionali; una popolazione più diffusa che ha superato la mezza età nelle società occidentali contemporanee ha determinato uno scollamento percettivo dell’io politico di questa popolazione di individui che ha tramandato una partecipazione politica costruita sulla frustrazione e il non allineamento nelle (2) generazioni già immediatamente successive. Il collante partecipativo dell’ideologia anarco-insurrezionalista e dell’ambientalismo od ecologismo terroristico ha modulato contro-risposte violente in quanto figlie di un tessuto sociale ricattato dai sistemi economici per sopravvivenza e successivamente minacciante le prospettive di vita di loro stessi.
- La sistematizzazione dell’innovazione tecnologica e il suo sviluppo generativo incontrollato. Dalla certificazione dell’identità giuridica, alla comunicazione interpersonale, passando per la raccolta dati commerciale e fino alla digitalizzazione dei mezzi di pulizia casalinga con controllo in app, questa trasformazione è sempre più rapida e difficile alla quale adeguarsi soprattutto nelle generazioni meno giovani. Per far fronte a questo gap di partecipazione sociale queste ideologie registrano una ampia parte di partecipazione da parte della popolazione compresa tra i 20 e i 50 anni, coprendo una ampia forbice generazionale, prima della popolazione neonatale e pediatrica e della crisi del funzionamento cognitivo abusato dalla fruizione strutturale a schermo continuo.
- La crisi delle realtà associative e di impegno civile anche laico fra gli adolescenti. Fenomeni come quello della cultura “woke” o della “Cancel Culture” indicano una crisi identitaria resa possibile dalla mancata partecipazione attiva e di carattere civile ad un sistema di riferimenti etici ben disposti alla cultura del senso di ricerca di una relazionalità condivisa e ben intagliata nella comunità più grande di appartenenza, siano esse comunità di quartiere, cittadine o di più ampia geografia. La risposta comune e collettiva anche caratterizzata da una disposizione di una operatività violenta esalta e armonizza questa domanda di contributo incisivo sul proprio tessuto sociale di riferimento. Una domanda che negli adolescenti di oggi non è definita totalmente dal linguaggio tecnologico imposto, pur sentendosene minacciati.
- L’ evidenza sempre più violenta dei fenomeni climatici a carattere violento non adeguatamente gestiti dalle scelte di governance. La minaccia dello spazio comune, privato o di gruppo, ha contribuito ad alterare il terreno critico di riferimento nella valutazione consapevole di queste criticità ambientali sempre più diffuse e la sola incapacità sistemica di prevedere o intervenire efficacemente sulle conseguenze di questi fenomeni da parte delle governance ha contribuito a frustrare il movimento fisico delle masse e degli individui, spesso portati a spostarsi ingentemente solo se spinte dalla domanda algoritmica o di palliativo benessere omologato. Come, ad esempio, in occasione degli esodi estivi del Ferragosto italiano. Questo input più di declinazione ecologica e anticonsumistica fa leva sulla frustrazione della privazione o minaccia degli spazi di vita percepiti come ingiustamente abusati dal sistema politico-economico al quale si appartiene non evidentemente per scelta. Come è per le fondamenta ideologiche dell’estremismo No Tav. In seno a questo fattore di spinta, lo straniero o chi subisce una alterazione nella propria definizione fra identità e territorio è un alleato anche nel far fronte a problematiche come quella migratoria. In una forma di alleanza a progetto che sappia valorizzare la condivisione e la problematicità esecutiva istituzionale su questo tema.
- Il crollo del sistema capitalistico e dell’imposizione della ricerca di “benessere” A partire dalle grosse crisi finanziarie post-speculative dei primi anni del 2000, fino ad arrivare al caro vita di oggi e all’ aumento della popolazione in povertà, è cresciuta la disillusione per la proiezione delle aspettative di benessere di mercato multinazionale e capitalistico. Questo fattore di input ha diffuso in questi estremismi l’idea oppositiva alla globalizzazione, ovvero le economie glocali, teorie economiche con funzionamento in bilanciamento di ecosistema e di superamento di fenomeni quali il “green-washing” e la “shrink-economy”. L’ambiente digitale social governato dall’algoritmo nei suoi sistemi di “rabbit-hole” e “red-pilling”, fenomeni percettivi che danno al fruitore l’impressione che un certo tema sia il più importante e il più esatto sul piano logico-politico isolandolo in una gabbia di risonanza costante di quei temi, hanno dato ulteriore spint a questo input di partecipazione sociale alle cause estremiste.
Conclusioni
Questo modello assiale, nel quale ognuno dei cinque punti è direttamente influenzato e influenzabili gli altri a sua volta sembra avere una unica direttrice. La raccolta di un dissenso diffuso all’ interno del quale la rabbia sociale e la modulazione estremista di partecipazione collettiva sono una risposta all’ isolamento e all’ abuso sistematizzato operato dalle strutture di governance all’ interno dello spazio-tempo personale fino a tentare di gestirlo e ad indurlo a pensieri e cambiamenti di comportamento non personali, ma sempre omologati e controllabili. Quasi che l’irrazionalità oppressa e anch’essa adeguatamente suggerita come per essere etichettata e incasellata nella nostra società, volesse trovare spazi e modi violenti di esternare una minaccia alla sostanza antropologica di specie. Questo insieme di dissenso principale, come un contenitore che raccoglie ogni forma di disarcionamento antropologico potrebbe attecchire su una ampia forbice di cittadinanza tanto da essere istituzionalizzato in forme partitiche o di movimento politico legittimato? La pervasività degli input del modello qui proposto, il carattere oppositivo di rabbia anti-sistemica conseguente e l’annichilimento culturale di gestione di ogni divertissement e associazionismo anche laico e a carattere civile tra i giovani, potrebbe vedere l’istituzionalizzazione di questi estremismi in formule di ricostruzione di appartenenza politica di specie nel messaggio proposto. Restituendo soluzioni antropologicamente condivise e che possano difendere progetti futuribili di ricostruzione dell’Humanitas. La messa “a sistema” di queste ideologie in possibilità elettorali legittime potrebbe contenere un carattere trasformativo positivo: la ricostruzione delle società contemporanee nel loro rapporto con la natura, lo spazio di condivisione politica, la rappresentanza di un sistema critico naturale che caratterizza la natura dialogica di specie, economie bilanciate con gli ecosistemi già ampiamente teorizzate in sede accademica e per adesso ivi circoscritte e ingabbiate. La postulazione di una sistematizzazione istituzionale degli estremismi raccoglierebbe in molti casi la possibilità proattiva e oppositiva di questi verso proposte legittimate da una sempre più ambia partecipazione di interesse. Mettendo da parte la natura antisistemica e squisitamente oppositiva di queste ideologie sempre attente a non tradire la loro natura e riconoscendone la loro forza di difesa antropologica e ontologica dell’essere umano nell’idea che abbiamo storicizzato di questo. Cogliere queste declinazioni di funzionamento dagli estremismi potrebbe altresì coniale soluzioni partitiche costruttiviste non ricattabili e forse anche meno timide.
È importante notare come queste ideologie conservino un carattere estremamente prolifico ma non omogeno e lineare ma anzi, commisto e mischiato per opportunità operativa. È accaduto così fra Boogaloo Boys di estrema destra americana e jihadismo ad esempio. L’ampia diffusione e adesione a queste declinazioni estremiste di appartenenza politica anche con esito violento è sempre più diffusa, proprio per il carattere pervasivo del contenuto dei cinque input di modello proposto, che minano la sostanza ontologica di appartenenza alla specie e ad una sua definizione antropologica di funzionamento sempre più minacciata. In questo senso qualsiasi declinazione legittima e istituzionalizzata che possa coniare da questo modello soluzioni ideologiche costruttiviste e oppositive dovrà saper incanalare la frustrazione sociale del loro tessuto basale di adesione e la loro rabbia comportamentale di caratterizzazione verso forme di partecipazione politica armonica nella rappresentanza. Con volti nuovi e non sistematizzati nel ruolo professionale, a prescindere dall’ età anagrafica. E la considerazione di eventi diffusi e costanti che sappiano rendere gli spazi fisici luoghi di confronto preponderanti rispetto al linguaggio del panorama digitale. Senza trascurare la contrattazione di soluzioni programmatiche che possano corrispondere alle battaglie sociali di queste ideologie, conservandone l’impegno collettivo e la corrispondenza elettorale. Nella gestione e collazione dei contenuti ideologici degli estremismi che possono scaturire dal modello proposto, si noti una particolare endogena consequenzialità con l’ideologia riformista e progressista istituzionale.
Se da un lato il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e di adesione agli estremismi si configurano in prospettive sempre più abilmente criptate e diffusamente digitalizzate di adesione, reclutamento e propaganda con dispersività e offuscamento strutturale, la configurazione di un monitoraggio che possa non inseguire l’innovazione tecnologica ma anticiparne i linguaggi nascosti come in questo caso, si deve poter necessariamente avvalere di un dinamismo prospettico basato su molteplici competenze e figure professionali non isolate nella propria categoria. In questo senso l’interventismo britannico del 2015 sul monitoraggio della diffusione delle proprietà edilizie tra immigrati per prevenire la radicalizzazione in un piccolo centro vicino Londra ha dimostrato il suo fallimento. Impossibilitato a gestire, validare e confermare le numerose delazioni cittadine ha contribuito a sottolineare il cattivo funzionamento di un monitoraggio orizzontale e intracomunitario, sostanzialmente inefficiente e ampiamente politicizzato. Ecco perché modulare soluzioni di partecipazione elettorale che raccolgano i fattori di input del modello proposto, potrebbe attenuare l’adesione politica a questi fenomeni ed evitare spiacevoli sperimentazioni di controllo sociale.
DELFINA ANGELONI

Delfina, attraverso una densa analisi (come sempre fa), pone 5 punti di allarme: sanità e welfare in crisi; tecnologia che travolge(basti pensare al nostro blog circa l’ansia per l’I.A.);solitudine dei ragazzi (black hole); clima pazzo; capitalismo in crisi.
Da querste cause nasce la rabbia per difendere una condizione antropologia minacciata. La sinergia tra queste forze di ribellione crea contaminazioni rafforzando l’opposizione al sistema generale con la conseguenza di reazioni repressive.
Delfina si oppone al sistema repressivo e propone formule di contenuto democratico: spazi fisici, nuovi partiti,riforme partecipative togliendo terreno a chi predica violenza.
L’analisi generale pone in evidenza le cause fondamentali del disagio del momento e già questo è molto importante. Non si può essere che in pieno accordo. Potrei terminare qui il commento. Tuttavia l’articolo , se viene ben letto, stimola ad elaborare pensieri ulteriori. Mi permetto di elucrubare qualche riflessione datata certo, ma che penso possa essere valida per l’analisi del momento schiacciata essenzialmente su un tema particolare, di certo importante, ma estremaqnmente parziale rispetto all’accadere del reale (parlo dell’I.A.).
Partiamo da un nodo essenziale che è il presupposto del grande disagio da cui Defina giustamente ha preso le mosse.La Tecnica non deve essere vista come l’insieme delle macchine, dell’HW, di ChatGtp, di Gemini…..Dobbiamo smettere di pensare che tecnica significa questo strumentario a disposizione dell’uomo che può rivoltarsi contro lo stesso.
La Tecnica è IL DESTINO EPOCALE dell’uomo ovvero è il modo in cui la realtà ci si presenta nel nostro tempo storico. E’ il modo con il quale si Disvela l’Essere in questo momento. E’ l’imposizione del Destino che Heidegger nomina Gestell!!
Questa imposizione determina un fatto: la Natura è vista esattamente come un enorme fondo a disposizione, una riserva e niente più. In secondo luogo l’uomo non si serve della tecnica ma è un Funzionario della Tecnica. E’ arruolato alla Gestell all’imposizione di essa!
Ne drerviva che i disastri climatici, la paura dell’I.A. non debbono essere considerati guasti del momento, errori da controllare, patologie della governance tecnica. Essi sono la perfetta logica del dominio tecnico.
Il rischio grande è che ogni ribellione utilizzi lo stesso sistema della tecnica. Difendere l’umanità può comportare l’uso degli stessi apparati di cui si serve la tecnica: spegnere l’incendio usando benzina.
Un attivismo frenetico per salvare il mondo appartiene allo statuto della Tecnica
Esiste, allora, una possibilità alternativa o esiste solo rassegnamento?
Non possiemo che dire SI’ all’uso dello strumento, ma possiamo dire NO a farne il senso della nostra esistenza. Sostituire il pensiero che calcola con il pensiero che ascolta il senso dell’esistere. Lasciare che le cose siano e non dominarle sempre.
L’estremismo di oggi rappresentato chiaramente da Delfina delinea l’urlo disperato di una umanità che ben intuisce il pericolo del Dominio imposto dalla Tecnica (Gestell) ma che non possiede le categorie per contrastarlo. Il rischio, come ho delineato, è queloo di imitare la ferocia calcolante.
La possibile rottura se sarà avverrà solo non con la scheda elettorale, non con il sabotaggio ma solo con uno sguardo sul mondo diverso dell’attuale abitare.
Una utopia? Certo! Ma almeno si evita di stare “dentro” la stessa logica della Tecnica che si vuole contrastare. Almeno si muore con dignità senza che il riso beffardo del Destino ci sovrasti.
Ultima considerazione (soffio di speranza): DOVE C’E
PERICOLO CRESCE CIO’CHE CI SALVA (Holderlin)
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grazie Carlo Alberto delle tue preziose riflessioni e considerazioni di corollario filosofico puntuali e significative !
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