MILLENOVECENTOCINQUANTA
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Il sonno mai colmò così tanto il cuore come nelle prime notti della pace. L’alba dei giorni non sorgeva più oscura perchè il richiamo di un giorno tanto atteso era divenuto realtà. Eppure permaneva greve il ricordo che inquieta.
Nelle scaglie di calce circonfuse di languore i vuoti sguardi superstiti cercano invano le case, le chiese, le piazze, le stanze dei leciti ed illeciti amori.
Ma l’occhio del giovane scintilla ignaro e vede incanto dove per altri è solo desolazione e nostalgia.
Dietro via Bonarrotti esiste un cumulo di scabrose macerie. Si naviga in quel mare di calcinaccio grigio, biancastro ed il cuore si dilata quando ad aprirsi è un varco entro cui immergersi fra travi divelte, dondolanti e minacciose, fra cavità da esplorare e oggetti strani che appaiono nel mentre le mani affondano sempre più nell’incerto, nel marasma. Balzano d’improvviso le macabre sorprese che emozionano nell’ attimo, ma poi cedendo alla prudenza se ne fa tenebroso riserbo.
Quelle masse dilaniate e contorte parlano e la giovane fantasia lavora e immagina di simularne la causa ormai remota. Bande contro bande clamanti giocano alla guerra. La guerra dei grandi che si fa tra quartieri confinanti. Lento inizia l’avvicinamento, guardingo e silente e in quel silenzio ecco partire lo stridulo urlo. Le parti si scrutano fronteggiandosi, l’entusiasmo trabocca, nel mentre gridi di incoraggiamento si odono in entrambe i campi nemici. Una parabolica gragnola di sassi si incrocia, si scontra, s’annulla nell’aria. Saettanti tiri di fionda, fughe dirompenti, boati di vittoria. Poi, il vespro che volge gli animi alla fine. Che viene. Un campo di battaglia si prepara al riposo notturno, distesa di sassi frammisti agli amari calcinacci.
Togliamo dalle strade i figli della strada. Ora et lude! Salesiani: estenuanti partite di calcio con palloni dal cuoio ammaccato, gonfi di bozze, tumefatti, scoloriti, irti di cordame per trattenere quella camera d’aria che sgomita per uscire ad ogni calcio ricevuto. E per l’aria è tutto un fiorire di colorite blasfemie che guizzano veloci verso l’alto. E poi le fughe ardite quando ,rincorsi dai prelati con la tonaca al vento perchè irritati dallo scurrile, si tenta l’uscita.
Lunghe ghirlande fiorite sono le strade percorse dall’ adolescenza, l’incanto si avvera con qualsiasi mezzo. Suonare i campanelli , apprettare i malcapitati, tirare le sassate ai gatti randagi, scavalcare i muri di cinta, svitare i“cappucci” delle camere d’aria delle biciclette. Poi, di colpo un gioco ardito. Piano alto di qualsiasi palazzina: un portafogli legato al filo di seta e adagiato sul selciato, in attesa! Pescare in città, come andare per lappere, per mozzoni e rampatelle tra le rocciose coste di Grutturelia e l’Ideale!
Le biciclette beato chi le ha! Ma che importa! Basta disporre di cuscinetti a sfera perché per il resto le mani sanno far tutto. Beata scenta di Caterinaccia! Gli occhi dell’adolescenza non riescono a vedere le salite, tutto sembra solo discesa.
Se ne trovavano ovunque di” tappetti” visto i numerosi bar esistenti. Cordonatura del marciapiede, lunghi rettilinei e curve ad angolo retto. Ai tappetti corrisponde il nome di un campione. La “nominazione” è semplice convenzione personale: se la birra non piace e Bartali nemmeno, l’accoppiamento è birra Peroni-Bartali. Il contrario accade con il buon chinotto e con l’amato Coppi. E quando il gioco s’alterna ecco le colorate palline vetrose che sostituiscono i valorosi tappetti. Ma le palline non sono proletarie, vengono in possesso solo con l’acquisto o il furto maldestro.
La fragranza del ludico femminile si realizza attraverso la “campana”. Campana, archetipo del viaggio dell’anima, redenzione attraverso il labirinto della vita che devi affrontare claudus, con una sola gamba, perché simbolo dell’umana fatica; antichissima metafora della ascensione umana nello spazio del mondo; esercitazione di marca militare delle legioni romane. Una collezione genealogica di tutto rispetto. Eppure sembra disdicevole e sterile per l’ardore dei maschi che si dispongono in formazione tra chi offre la curva groppa e chi deve saltarci sopra: ecchime! bozzi biribibozzi scaricabozzi monta e scegne. Campana e groppone: due modi di essere di un sogno remoto.
Eppoi il miracolo! Io Tarzan, tu Jane! Al risveglio l’uno è sempre pettinato e lustro ma è lei, Jane, che appare radiante, pulita, con tanto di labbra dipinte. Là nel cuore della selvaggia jungla!
Dov’è finito quel mondo? E’ quel mondo come il gheriglio di quella noce palpitante che è il nostro cuore, la parte interna più amata. Quale ladrone notturno lo ha portato via?
Il peccato, il castigo lo hanno strappato?
Potremmo rivivere tutto questo? Pianto acre quanto inutile.
Un giorno, quando tu morte morrai forse tutto ci sarà restituito
e la campana disegnata col gesso sull’asfalto
ed il tappetto e la pallina di vetro colorato che schizza nei marciapiedi infinitamente lunghi.
CARLO ALBERTO FALZETTI

Carlo!!! La “mia” la “nostra” Via Buonarroti e i Salesiani! Cancello misterioso per noi femminucce che scrutando passavamo. Casa mia proprio davanti e l’universo maschile che di tanto in tanto veniva a farci visita nel cortile condominiale: qualche pallone rubato, la fuga dalla “preghiera della sera” e un pezzo di Salesiani accorreva in Via Buonarroti 78:-)
Maria Zeno
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Il ricordo di Carlo ci trasporta nella nostra infanzia postbellica e poetica, in senso etimologico, perché creavamo giochi con materiale di scarto, invenzioni ludiche degne di un circo, sassaiole ed evoluzioni di noi fanciulle con giravolta sull’sbside della campana, una volta terminata la gara con il sasso (un’impresa eroica!)E poi lo schiaffo del soldato che ci faceva le gote rosse e segnalava alle madri che avevamo giocato con i maschi, e le “palline” multicolori e lo spezzacatene che miracolosamente ci lasciava illesi… Quanti ricordi Carlo hai risvegliato stamani…. ❤️ Noi ragazzi e ragazze di strada, giosamente socievoli, scalmanati/e ma non dannati/e!!!
Caterina Valchera
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