Arcaismo e alta tecnologia nel pensiero neoreazionario
di PATRIZIO PAOLINELLI ♦

In un’epoca segnata da crisi multiple, il pensiero neoreazionario statunitense si propone come negazione dello Stato di diritto. Nato in Rete nei primi anni Duemila, spesso in anonimato, questo movimento ha attirato capitali dalla Silicon Valley e trovato ascolto tra gli attuali inquilini della Casa Bianca. In Illuminismo oscuro. Le origini del pensiero neoreazionario (Rizzoli, Milano, 2026, 183 pp.), il ricercatore francese Arnaud Miranda offre un’utile ricostruzione.
Miranda si muove sul crinale della storia delle idee, con particolare attenzione alla tradizione del pensiero di destra. Il suo libro mappa i concetti-chiave dei neorezionari: rifiuto della democrazia; primato del mercato sulla politica; disuguaglianza naturale tra gli esseri umani; fiducia cieca nella tecnologia; ipotesi di società rigidamente gerarchizzate. Come si vede da questa catena di disvalori l’ossimoro “Illuminismo oscuro” sintetizza bene un fine politico: ragione e scienza sono messe al servizio di un anti-umanesimo radicale che sogna di realizzare una sorta di neofeudalesimo algoritmico a tutto vantaggio di una ristretta élite. In questo nuovo mondo sono previsti micro-stati gestiti come corporation, guidati da un Re-CEO, dove i cittadini diventano azionisti e il dissenso non è ammesso. In uno di questi mondi coloro che non si adeguano – perché non hanno abbastanza denaro o un basso quoziente di intelligenza o perché poco produttivi – potrebbero essere rinchiusi in celle e distratti da un’interfaccia di realtà virtuale immersiva che gli permetterà di vivere in un mondo immaginario. In un altro di questi mondi l’iper-razzismo e la biodiversità umana sono ritenute le basi per la costituzione di realtà sociali etnicamente pure.
Tralasciando la pochezza culturale di simili scenari, immaginati da teorici che si atteggiano a grandi intellettuali e che purtroppo sono ritenuti tali da politici sempre più ignoranti, il principale punto di forza del lavoro di Miranda consiste nella decostruzione dell’ideologia neoreazionaria. Tuttavia, il libro resta prudente: non attribuisce potere diretto ai principali esponenti del movimento (Curtis Yarvin, Nick Land, Peter Thiel), ma li tratta come sintomo di un’alleanza inedita tra élite dell’alta tecnologia e la tradizionale politica reazionaria che vediamo oggi all’opera con l’amministrazione Trump. Il principale punto di debolezza consiste invece nel trattare il pensiero neoreazionario all’interno di una battaglia di idee senza prendere in considerazione gli interessi politico-economici che motivano le classi dominanti. Miranda non si chiede come si sia arrivati a ipotizzare l’inimmaginabile. E cioè società fondate programmaticamente sull’ineguaglianza e sul potere assoluto del denaro. Una risposta possibile è che la neoreazione è frutto di decenni di egemonia del pensiero neoliberista e delle sue politiche economiche. Ciononostante, Illuminismo oscuro resta una lettura preziosa per chi voglia orientarsi nelle correnti ideologiche che stanno rimodellando il panorama politico statunitense e, per riflesso, anche il nostro.
PATRIZIO PAOLINELLI

Stimolante riflessione sul pensiero neoreazionario. Un fenomeno inquietante che richiede analisi aggiornate, non tutte riconducibili ai vecchi paradigmi.
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L’anonimo è Nicola Porro…
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L’anonimo è Nicola Porro.
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Concordo col giudizio di nicola. Sintetizzare questo testo è un ottimo lavoro che getta luce su molti degli argomenti che il blog va trattando sulla logica delpotere nella stagione della IA. Grazie per la segnalazione.
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