“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – IN GINOCCHIO A TESTA ALTA (seconda e ultima parte)
di STEFANO CERVARELLI ♦
Morgan Rapinoe è sopratutto una calciatrice e cosa sia il calcio femminile negli Stati Uniti non è facile comprendere in Europa.
E’ lo sport più praticato dalle ragazze nelle scuole, è organizzato in maniera ultra professionale, ha un grandissimo seguito con la logica conseguenza di “muovere” tantissimo denaro.
Le migliori giocatrici statunitense sono asempre state stelle dello sport, molto popolari anche sui media.
Negli anni in cui giocava era la migliore di tutte, e di conseguenza la più popolare: sguardo profondo, un bel sorriso aperto, colori color fucsia, giocava come centrocampista offensiva o come attaccante esterna nella squadra di Seattle e della Nazionale americana. Ha vinto due volte di fila il campionato del mondo, una volta è arrivata seconda, ha vinto le Olimpiadi di Londra del 2012, non sono mancate vittorie in vari tornei e molti premi individuali.
A portarla verso il calcio è stato il fratello maggiore Brian, lo fece appena in tempo perché da lì a poco si dedicò a una vita fatta di droga, di gang, di suprematisti bianchi nazisti e di tanta galera.
Morgan è stata sempre molto diversa dal fratello sia nell’orientamento politico che nei rapporti con la vita.
Quando si rese conto di essere gay, non si premurò di nasconderlo, anzi in lei maturò la convinzione che dovesse fare qualcosa per aiutare la vita di chi, invece, si trovava a vivere situazioni di difficoltà e di forte intolleranza.
Il suo coming out pubblico risale al 2012 e da quel momento fa parte del GLSEN (Gay Lesbian and Straight Education Network) associazione che si occupa di proteggere studenti omosessuali e di formare gli insegnanti di altre istituzioni come la Commissione delle pari opportunità nel mondo del lavoro e dell’Athlete Ally che si occupa dell’inclusione nel mondo sportivo degli atleti omosessuali.
Come è facile notare in certi settori della società gli Stati Uniti, malgrado Trump, sono molto più avanti di noi.
Morgan non si è fermata e accontentata del suo lavoro, no, ha fatto causa alla Federazione calcistica statunitense, insieme ad altre diverse calciatrici, per la discriminazione di genere in quanto i compensi che la Federazione stabiliva per le donne erano più bassi di quelli degli uomini, nonostante le prime vincessero molto di più!
Alla luce di tutto questo non è difficile immaginare come, un personaggio del genere, poteva farsi intimorire dalla regola che vieta d’inginocchiarsi!
Quando ai mondiali del 2019 dichiarò che non avrebbe risposto all’invito della Casa Bianca, in caso di vittoria, andarono a riferire quanto aveva detto al presidente Trump, lui reagì incautamente con la su SOLITA guasconeria dicendo che per entrare alla Casa Bianca avrebbe dovuto vincere qualcosa.
Morgan Rapinoe si presentò con: la Coppa del Mondo, il Pallone d’oro, il titolo di migliore giocatrice del torneo e il titolo di capocannoniere, ma non andò dal Presidente.
L’invito alla Casa Bianca è una tradizione per le squadre che vincono importanti competizioni a livello nazionale e, a maggior ragione, internazionale, ma non tutti, per vari motivi, ci vanno.
Michael Jordan non andò da Busch perché aveva in programma una partita di golf; d’altra parte nella vita ognuno ha le sue priorità…
Morgan non si recò dal Presidente Trump ma prese parte alla parata, per le vie di New York, concessa alle campionesse del mondo; come capitana della squadra venne chiamata a tenere un discorso che rimase nei cuori di tutti.
Merito del suo attivismo oppure un precoce segno dei tempi, che Morgan è stata capace d’interpretare, rimane il fatto che la sua determinazione per ottenere pari opportunità nel mondo del calcio ha fatto proseliti.
A seguirla nel modo più eclatante, sono state per prime le ragazze della Nazionale della Danimarca.
Queste da tempo chiedevano di avere compensi uguali a quelli degli uomini, ma la loro Federazione faceva finta di non sentire.
Le giocatrici allora sono entrate in sciopero, saltando due partite internazionali, provocando in tal modo belle sanzioni alla loro Federazione e il rischio di una lunga squalifica.
I dirigenti federali accorgendosi allora con chi avevano a che fare concessero un aumento dei compensi ma sopratutto fecero investimenti nel calcio femminile, specialmente a livello dilettantistico.
La federazione olandese, sulla scia di quanto successo a quella danese, ha giocato d’anticipo e ha riconosciuto medesimi diritti a uomini e donne senza aspettare che venissero chiesti. E la nostra Federazione direte?
Sulla problematica dello sport femminile ho scritto abbastanza in tempi passarti, le difficoltà incontrate dalle ragazze che decidono di fare sport non sono solo di carattere economico, c’è molto altro, a chi avesse voglia di “approfondire” l’argomento invito ad andare nell’archivio di Agorà dove potrà trovare gli articoli.
STEFANO CERVARELLI
