IL SOLE A PICCO
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Turba l’estate come laccio che stringe la gola.
Una vampa ci investe nelle ore che seguono il meriggio.
Ed il sole che tanto desiderammo è così impietoso nel suo fiammeggiare da invocare la tenebra che lo scacci.
Ma la tenebra notturna è solo calma che soffoca.
Dopo una notte sospesa tra la veglia ed il sonno ho alzato lo sguardo ed ho visto un estraneo che mi fissava. Cosa voleva da me l’intruso?
Perché mi interrogava?
Ero debilitato dalla calura. Volevo chiedergli “ perché?”
Poi il sipario s’è aperto e la commedia ha preso inizio. Avevo di fronte lo specchio che riflette.
Inietta demenza questa aria pesante, soffocante. Poi un pensiero s’è fatto avanti.
E se un giorno il delirio mi imponesse di non riconoscere il volto, il mio volto e i volti degli altri?
Fisso di nuovo lo specchio che continua a riflettere e vedo l’estraneo che ora riconosco. E mi dico: io non sono quello, non posso esser quello perchè io sono colui che guarda! Io non sono l’immagine. Io sono un fiume, un flusso non uno stagno!! Ci si può identificare con una immagine?
Certo, le membra sono aggravate, il poco sonno le ha ben molestate. Sento l’aria stagnante già pronta a bollire e le lunghe ore che, annegando i nostri occhi, ci faranno sembrare spettri dondolanti.
Mi dico: io non ho un corpo, io sono il mio corpo! Io non sono un corpo organismo, io sono un corpo vissuto. Veramente l’io è il vero centro di me stesso? L’ io costituito da forme, lineamenti, volizioni, memorie personali, bisogni, sentimenti, sogni, successi, rimpianti..…pieno di fragilità, di egoismo di conformismo, di banalità quotidiane…. E’ questo il mio centro?
E’ lui il vero padrone della casa?
Veramente noi siamo l’immagine che gli altri si sono fatti di noi? Veramente noi siamo l’immagine che noi ci siamo fatti di noi stessi?
Ancora sono di fronte allo specchio.
Se questo “io” che vedo non corrisponde se non parzialmente a me stesso dove si trova allora lo specchio che riflette l’altra parte? Quello specchio che mi fa vedere non ciò che “ho” ma semplicemente ciò che io “sono”.
Che faccia vedere non la parte “accidentale” di me ma la parte sostanziale.
Non una cosa in quanto apparenza del suo colore, odore, sapore ma quel qualcosa che sostiene tutto ciò che mi appare.
La sostanza, ciò che tutto regge, non questa pelle solcata, non lo svanire delle forme rose dal tempo.
Giugno va morendo e dopo il solstizio imminente si andrà avanti con giorni la cui luce verrà sempre meno. L’equinozio è una promessa, è là che attende il nostro arrivo, un attesa fiduciosa dei primi venti ottobrini.
E’ questa la promessa dell’equinozio. Usciremo dalla calura. Da questo sole a picco.
Ma al tempo delle lunghe ombre, quando tutto apparirà più delicato e tiepido e la brezza sarà soave, impietosa la domanda percuoterà ancora il mio animo: chi io sono, veramente?
CARLO ALBERTO FALZETTI
