“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – IN GINOCCHIO E A TESTA ALTA (prima parte)
di STEFANO CERVARELLI ♦
Quando Colin Kaperick, giocatore di football americano mise, per la prima volta, il ginocchio a terra durante l’inno nazionale, la prima ad imitarlo fu un’atleta bianca di livello: la calciatrice statunitense Megan Rapione.
Nessuna sorpresa e non poteva essere diversamente, perché Mega, oggi quarantenne, se c’è da intervenire in qualche questione che abbia a che fare con temi sociali, politici, in particolare riguardanti il suo Paese, non si è mai tirata indietro o girata dall’altra parte.
Di conseguenza fu per lei naturale, prima di una partita di campionato, al momento dell’inno nazionale, poggiare il ginocchio a terra, nello stesso gesto di Colin; un gesto che questi rifece nelle partite successive.
Ecco cosa Megan disse al riguardo: “Si è trattato di un modesto sostegno a Kaperick e a tutti quelli per cui sta coraggiosamente lottando. Penso che sia davvero disgustoso il modo in cui lo stanno trattando e come i media stanno seguendo la vicenda, rendendola completamente diversa da quella che è.
Da omosessuale americana so cosa significa guardare alla propria bandiera e sapere di non essere tutelata nei propri diritti.
Quello che io ho fatto è poca cosa ma ho inenzione di continuare nel futuro, con la speranza di poter contribuire ad alimentare la discussione pubblica”.
E lo fece fino a quando la Federazione calcistica statunitense non varò una norma per costringere i tesserati del “Soccer” a rimanere in piedi durante l’esecuzione dell’inno nazionale.
Non è che servì a molto, né modificò l’atteggiamento di Mogan, divenuta nel frattempo una paladina dei diritti omosessuali; un tema questo molto spinoso nel mondo dello sport, tanto che, in determinati ambienti e Paesi è ancora lontano dall’essere risolto.
Tanto per fare un esempio in Italia, nel calcio maschile, termini de tipo “omosessuale e “gay” sono ancora considerati insulti, anche, e lo dico con tristezza, da esponenti di quel mondo.
Non molto tempo fa Erik Ekdal, centrocampista svedese, che giocò nel campionato italiano alcuni anni fa ha dichiarato: “Gli omosessuali nel mondo del calcio ovviamente ci sono ma hanno paura di ammetterlo”, lo stesso giocatore ha anche realizzato un spot contro il sessismo.
Come dargli torto?
Basta guardare alla storia di Justin Fashanu, giocatore inglese di origine nigeriana; grande talento, tra l’atro abbastanza precoce (fu il primo ad aver avuto un ingaggio milionario nel calcio iglese) e fu anche il primo giocatore professionista che ebbe il coraggio di dichiarare la propria omosessualità.
Per questo venne immeritatamente messo da parte, in modo anche doloroso sia dal mondo del calcio che dalla stessa comunità nera britannica; per questo la confessione era stata un danno alla loro immagine, un vero affronto: imperdonabile.
Il danno dunque non era nell’essere gay (non credo che questo non si sapesse visto anche le frequetazioni del giocatore) bensì l’averlo ammesso pubblicamente!
Justin decise di trasferirsi negli Stati Uniti, ma questa decisione costituì l’inizio della sua fine.
La sua vita, per dirla brevemente, divenne turbolenta tanto che finì citato in giudizio per una storia di presunti abusi, peraltro mai dimostrati.
Tornò (si dice anche che fuggì) nuovamente in Inghilterra; però la pressione su di lui era cresciuta, anche sulla scorta dei fatti avvenuti negli States.
Justin non resse e al culmine di una vita, divenuta avventurosa a causa della sua rivelazione, nel 1998 il 13 maggio, si suicidò, impiccandosi alle travi di un piccolo magazzino vicino alla sua fatiscente abitazione dove viveva negli ultimi tempi.
Una storia che dovrebbe essere di monito a chi, magari con parole violente e giudizi troppo azzardati impregnati di falso moralismo, osteggia fino a condannare le diversità.
Torniamo in Italia con la domanda: chi conosce Lella Lombardi?
Lella Lombardi è stata la prima, e finora unica donna, che è riuscita a conquistare punti in Formula F1, record questo, da aggiungere a una prodigiosa carriera automobilistica negli anni ’70.
Una sportiva di cui essere fieri dunque.
Di lei però un particolare non è mai stato riportato nelle cronache; un particolare che, credo, a quel tempo sarebbe tornato molto utile portare alla luce perché poteva rappresentare un momento incoraggiante per tante ragazze lesbiche e tanti ragazzi gay che cercavano di trovare la loro strada in un mondo che richiedeva essere “uomini”.
Inatti non troverete scritto da nessuna parte che Lella Lombardi era omosessuale dichiarata e che viveva con una compagna.
Peccato che di questo non si abbia avuto mainotizia perché, al contrario, a livello internazionale nello sport femminile la barriera dell’omosessualità dichiarata, oramai è stata abbattuta da tempo.
Le prime a farlo furono le tenniste Billie Jean King e Martina Navratilova neglianni’70 e 80.
In Italia abbimo dovuto aspettare di più per avere le prime ammissioni.
Dopo Lella Lombardi voglio ricordare la ciclista Giorgia Bronzini, le calciatrici Carolina Morace e ManuelaGiugliano, fino ad arrivare alla pallvolista PaolaEgonu.
Degli uomini non si hanno notizie.
Intendiamoci: il coming out è una scelta personale, nessuno naturalmente è obbligato a compierla;il problema, secondo me è null’altro; ci saranno sicuramente tanti atleti che magari vorrebbero farlo ma rinunciano per la paura discriminazioni o peggio.
E questo timore suona come un atto di accusa verso la società.
Tornerò a parlare di Megan Rapinoe, omosessuale e idolo del calcio femminile statunitense la prossima volta, nella seconda parte di questa storia.
Stefano Cervarelli