‘68 e intorno
di ANNA LUISA CONTU ♦
Nel 1968 frequentavo il quarto liceo scientifico. La mia classe, assieme ad altre due, era in un palazzetto di fronte alla chiesa battista. La sede era disagiata e disagevole, stanze di un ex appartamento, piccole, strette, poco luminose. La nostra classe era la più piccola. C ’era stata una decimazione di studenti e studentesse l’anno precedente. Per questo alla ricreazione andavamo in terza che aveva una porta finestra che dava in un cortiletto dove si affacciava anche la stanza di Angelino il Peloso. Spesso ci minacciava perché lo prendevamo in giro senza che sapessimo niente di quel vecchio rugoso che, invece, era in città una sorta di opinion maker sugli usi e costumi degli autoctoni e si conoscevano storie dissacranti e divertenti su di lui.
Qualche anno dopo le nostre classi divennero la sede della Camera del Lavoro in un tempo glorioso per la classe operaia e punto di riferimento delle lotte per lo sviluppo della città, per il lavoro, il conflitto tra padroni e lavoratori (lotta di classe?).
Eravamo ancora piccoli e la politica come “storia in atto” non ci interessava.
Però arrivavano echi di proteste, manifestazioni, occupazioni di scuole, università, fabbriche che i giornali condensavano in un neologismo che divenne subito di moda e passava di bocca in bocca, LA CONTESTAZIONE. Non so se ci fosse da parte degli editori di giornali l’ordine di minimizzare quello che stava accadendo perché i protagonisti delle proteste vennero ridicolizzati con l’appellativo di “capelloni”.
I ragazzi si facevano crescere i capelli che dovevano portare molto corti sia che fossero studenti o facessero il servizio militare.
La dimensione di quelle proteste era universale, tra lotte di liberazione dal colonialismo, lotte per migliori condizioni salariali, lotte per l’autodeterminazione delle donne.
Dall’università di Berkley in California era partito il free speech moviment condotto da uno studente italiano, Mario Savio, contro la guerra nel Vietnam. Per quella generazione mondiale il Vietnam divenne il simbolo di ribellione e resistenza.
In Italia il movimento studentesco chiedeva la riforma della scuola, diritto allo studio per chi non aveva i mezzi economici, la fine dell’autoritarismo degli insegnanti, ma era chiaro che quegli obiettivi erano la cartina di tornasole per qualcosa che covava e chiedeva che le cose venissero cambiate: ain’t gonna work on Maggie’s farm no more, era la voce di Bob Dylan che esprimeva il rifiuto dello sfruttamento e dell’autorità padronale e anche familiare. Non lavorerò più nella fattoria di Maggie.
Nella nostra scuoletta tutto questo arrivava come un eco, finché col saldarsi delle lotte studentesche alle lotte operaie anche noi cominciammo d discutere di inflazione, di aumenti salariali, dei costi della scuola per le nostre famiglie. Erano discussioni fatte tra noi nelle ore di buco ( le assemblee di classe divennero legittime con i Decreti Delegati del 1974) perché , a parte qualche raro docente, il resto non aveva alcuna intenzione di trattare della “storia in atto”.
Discutevamo di divorzio e alcuni, per non essere tacciati di estremismo, erano per il “piccolo divorzio”, ma non sapemmo mai che volessero dire. Tra le ragazze, con cautela, parlavamo di sesso, su che significasse arrivare vergini al matrimonio.
Era l’ammutinamento di una generazione contro la gerarchia del sistema, la disuguaglianza, lo sfruttamento, il razzismo, senza che avessimo letto i classici che avevano studiato i metodi dell’accumulazione e del profitto. Oppure i contemporanei che parlavano di antiautoritarismo, di distruzione della famiglia, della libertà in amore.
La conoscenza arrivò all’università , quell’androne della facoltà di lettere pieno di scritte di protesta e proposte e quel perentorio “ Mordenti libero” che mi accolse la prima volta che entrai per la lezione d’inglese, corso monografico su Conrad del professore Agostino Lombardo. Chissà perché avesse scelto quell’autore! Lo legava, sono sicura, al risveglio anticoloniale contro il cuore di tenebra dell’Europa.
Una generazione prendeva parola: “tutto il mondo sta insorgendo…anche qui da noi da Avola a Torino “. Un sommovimento che interessava ogni settore della società compresa la chiesa cattolica.
Penso che Pasolini con avesse ragione con quella sua poesia a favore dei poliziotti “proletari” contro gli studenti con i quali si erano scontrati a Valle Giulia, università di architettura, tacciati come borghesi. Anche i geni, qualche volta possono sbagliare. Eravamo, invece, ragazzi e ragazze, amanti dello studio, desiderosi di una vita migliore attraverso di esso. Eravamo figli di operai, contadini, braccianti, pastori, impiegati.
E quel periodo fu, forse, l’unico momento della storia del paese nel quale si creò un’ascesa sociale mai più verificatasi.
Quel movimento non fu monolitico, c’erano i comunisti del PCI, dei gruppi extraparlamentari che alimentavano un bel conflitto sociale, i movimenti studenteschi, anarchici, comunità cristiane di base che il Concilio Vaticano II aveva messo in moto. Le donne.
“Dice la gente che in piazza Fontana
forse è scoppiata una caldaia
là nella piazza 16 morti
li benediva un cardinale.
Ieri ho sognato il mio padrone
a una riunione confidenziale
si son levati tutti il cappello
prima di fare questo macello”: la strage di stato!
la colonna sonora di quel periodo é formidabile.
Che cosa doveva fare il sistema per fermare quel movimento, quell’aspirazione ad una vita migliore, impedire che in fabbrica si discutesse su come e cosa produrre, a scuola cosa studiare , il diritto alla salute e il welfare che oggi ci stanno togliendo? Hanno usato le bombe e il terrorismo dei servizi segreti, manovalanza fascista, la strategia della tensione e gli opposti estremismi.
La repressione dura ed esercitata random spinse molti alla lotta armata nel velleitario progetto della distruzione del sistema. Come scrisse qualcuno la nostra fu la generazione più imprigionata, cui furono comminati anni di galera, dopo il Risorgimento e la lotta antifascista. Eravamo pacifisti spesso trascinati in scontri, eravamo internazionalisti contro l’imperialismo americano e l’equilibrio del terrore tra USA e URSS.
Come concludere ora che la guerra è in atto in tantissime parti del mondo, anche in Europa e vengono costruite armi micidiali che hanno lo scopo di uccidere i civili?
Il terrore é nelle città in tutto il medio Oriente “la faccia del boia é ben nascosta”
“i Lupi sono intorno a bimbi appena nati. “
“the executioner’s face is always well hidden”
“I saw a new born baby with wolves all around “
Questa canzone che Dylan scrisse negli anni ‘60 non parla dell’oggi?
ANNA LUISA CONTU
