L’economia di Civitavecchia fra le due guerre mondiali – Capitolo 2: SVILUPPO DEMOGRAFICO
a cura di MARIA BONCOMPAGNI ♦
La popolazione
Osservando i dati dei censimenti dal 1871 al 1951, l’elemento che balza agli occhi è la notevole crescita degli abitanti di Civitavecchia: nel 1871 sono 11.640, nel 1951 32.870. Un’osservazione che però è necessario fare è che i dati non sono realmente confrontabili in quanto l’estensione del Comune ha subito importanti modificazioni nel corso del tempo. Essa risultava pari a 11.402 ettari nel 1871 e si è mantenuta invariata fino al censimento del 1921. Nel 1931, però, la superficie è aumentata a 13.452 ettari. Una nuova modifica si è avuta nel 1949 con il distacco delle frazioni di S. Marinella, S. Severa, Cerveteri, Ladispoli e Palo, che ha ridotto la superficie a 7189 ettari (cfr. D.P.R. 4 Ottobre 1949, n. 847). Questo fatto spiega perché nel periodo tra il censimento del 1931 e quello del 1951 la popolazione sia aumentata di sole 1012 unità, anche se ha sicuramente influito anche il conflitto mondiale che con i bombardamenti ha, come abbiamo visto sopra, provocato numerosi morti. Il rapporto per classi di età, che interessa per i riflessi sull’economia locale, rivela, con 16 anziani ogni 100 giovani, una popolazione giovane e in condizione di realizzare un facile ricambio con la natalità, come del resto appare dalla sua tendenza all’aumento. Tra il 1903 e il 1950, infatti, l’eccedenza sulle morti è la regola ed ha il suo massimo nel 1946, con 675, quale differenza fra i 1003 nati e 328 morti. La sola eccezione si è verificata nel 1918, anno in cui i 433 morti furono superiori ai 374 nati, con una eccedenza negativa di 59, in conseguenza dell’epidemia di quell’anno nota con il nome di “spagnola”. Un altro dato interessante: nel censimento del 1951 si trovano 16.886 uomini e 15.894 donne da cui deriva un rapporto dei sessi in cui sono 947 donne per 1000 uomini, inverso cioè a quello comune in Italia. Questo rapporto è tuttavia facilmente spiegabile considerando il fatto che un centro portuale richiede la presenza di uomini delle forze di polizia e della finanza, generalmente scapoli.
Suddivisione della popolazione tra le diverse attività economiche
E’ a questo punto interessante vedere il quadro della popolazione attiva distribuita nei vari rami di attività economiche nei diversi censimenti effettuati.
Le tabelle nella tesi forniscono dati (elaborati su quelli ISTAT) sulla popolazione superiore ai 10 anni classificata secondo il sesso e la professione. Ecco ad esempio la tabella del 1931:
| VII Censimento generale della popolazione, 21-4-1931 | ||
| Professione | Maschi | Femmine |
| Agricoltura e caccia | 2479 | 76 |
| Industria | 6478 | 288 |
| Trasporti e comunicazioni | 3106 | 86 |
| Commercio | 1195 | 209 |
| Banche e assicurazioni | 81 | 6 |
| Difesa del paese | 589 | 0 |
| Amministrazione pubblica e organizzazioni sindacali | 555 | 28 |
| Amministrazione privata | 20 | 0 |
| Culto | 55 | 13 |
| Professioni e arti liberali | 222 | 191 |
| Addetti ai servizi domestici | 68 | 322 |
| Proprietari e benestanti | 72 | 14 |
| Condizioni non professionali | 1187 | 9484 |
| Senza indicazioni di professione o condizione | 224 | 66 |
| Totale | 17031 | 10733 |
Dalle cifre si evince che le attività che derivano dal porto costituiscono il gruppo maggiore con un alto numero di addetti complessivamente ai trasporti e al commercio, corrispondente a più del 30% della popolazione attiva. Del resto, dall’analoga tabella del 1936, che mostra la popolazione residente (31858) e la popolazione presente (36054) secondo le categorie di attività economiche, le persone impegnate nei trasporti e comunicazioni erano 2796, mentre quelle impegnate nel commercio erano 1872. Sempre nel 1936, un alto numero di persone erano altresì impegnate nella industria (5133); questo numero cala però vertiginosamente nel 1951 con sole 1825 unità, per motivi che verranno chiariti in seguito. In generale, risalta la scarsa presenza delle donne nelle attività lavorative, se si escludono i servizi domestici, il che è senz’altro in linea con l’ideologia fascista che voleva le donne in posizione di subalternità. Vale infine la pena riportare la seguente tabella, che ci fornisce la distribuzione percentuale della popolazione secondo i rami di attività economica tra il 1921 e il 1951:
| Rami di attività economica | 1921 | 1931 | 1936 | 1951 |
| Agricoltura, caccia e pesca | 15,2 | 16,0 | 22,1 | 7,9 |
| Industrie | 28,1 | 42,2 | 32,6 | 35,9 |
| Trasporti e comunicazioni | 28,2 | 19,6 | 17,8 | 21,5 |
| Commercio e servizi vari | 13,1 | 14,3 | 17,2 | 16,3 |
| Credito e assicurazioni | 1,1 | 0,6 | 0,6 | 1,2 |
| Pubblica amministrazione | 14,3 | 7,3 | 9,7 | 17,2 |
Movimenti migratori della popolazione
A Civitavecchia il flusso migratorio è sempre stato importante e continuo. Nel 1905 si avevano 293 nuovi immigrati e tale valore sale rapidamente negli anni seguenti, raggiungendo le 746 unità nel 1907. A partire dal 1910 si nota una flessione, soprattutto nel periodo bellico (1916-18) in cui si registrano non più di 300-350 nuovi immigrati all’anno. Il minimo si registra nel 1927 (297); da questo anno però l’immigrazione cresce fino ad arrivare a 2666 unità nel 1937. Durante la seconda guerra mondiale come è naturale le nuove iscrizioni anagrafiche si riducono fortemente (830 nel 1943 e 87 nel 1944). Nel 1945 le immigrazioni riprendono fino ad arrivare, nel 1946, a 2210 nuove unità.
Per quanto riguarda invece l’emigrazione, nel periodo che va dal 1905 al 1917 si hanno circa 300- 350 emigrati all’anno; i valori più elevati si registrano nel 1907, 1908 e 1909. Nel 1918, in concomitanza con la fine del primo conflitto mondiale, si registra un calo (124), e valori bassi si rilevano anche negli anni 1922 e 1923. Negli anni seguenti, fino al 1937, la tendenza ad emigrare è sempre crescente ed il numero degli emigrati annui passa da 327 a 2096 unità. Il 1938 segna invece l’inizio di una inversione di tendenza che porta a 248 il numero delle cancellazioni anagrafiche nel 1944. Nel 1944-1946 il saldo migratorio risulta negativo: 161 unità nel 1944, 938 nel 1945 e 25 unità nel 1946. C’è una ragione: molte famiglie si erano trasferite nei paesi vicini per sfuggire ai bombardamenti, i cosiddetti “sfollati”. Il saldo migratorio ridiventa positivo negli anni successivi, con la sola eccezione del 1949, per la ragione tecnica della costituzione in comuni autonomi delle frazioni di Santa Marinella, Santa Severa, Ladispoli, Cerveteri e Palo.
MARIA BONCOMPAGNI
