IL CAMPIELLO FA TAPPA A CIVITAVECCHIA CON I CINQUE FINALISTI.
a cura di ERNESTO BERRETTI ♦
STORIA DI UN’AMICIZIA
di Ermanno Cavazzoni – Ed. Quodlibet

Ermanno Cavazzoni torna al romanzo con una delle sue storie eccentriche e imprevedibili. Raccoglie aneddoti vissuti con l’amico scrittore e traduttore Gianni Celati (deceduto nel 2022) e con altri personaggi – non propriamente “convenzionali” – che con loro hanno condiviso esperienze di vita. Vita ricca di magie e di strade percorse per il tempo concesso. Quello con Celati è un rapporto fatto di affinità e continue divergenze, che Cavazzoni guarda con ironia, quasi con stupore, per poi trasformare il quotidiano in qualcosa di surreale. Dialoghi, ricordi e divagazioni, il romanzo naviga su temi forti quali il senso dell’amicizia e il tempo che scorre, ma non disdegna un soffermo sulle piccole ossessioni e sulle assurdità che colorano la quotidianità. C’è un’epoca passata come un sogno e narrata con il candore di una meravigliosa serie di ricordi. Questo romanzo non può essere considerato una biografia, semmai una favola di un’amicizia profonda con tutto il suo bello e il suo inevitabile finale. La scrittura di Ermanno Cavazzoni è riconoscibile, libera al punto da stupire chi legge: è una mongolfiera sospesa tra comicità e filosofia che rilascia un racconto lieve e al tempo stesso intimo e importante.

Ermanno Cavazzoni, nato a Reggio Emilia, vive a Bologna dove ha insegnato all’università; è scrittore di romanzi e racconti: Il poema dei lunatici (Bollati Boringhieri, 1987) da cui Federico Fellini ha tratto il suo ultimo film “La voce della luna”. E poi, Vite brevi di idioti (Feltrinelli, 1997), Gli scrittori inutili (Feltrinelli, 2002), Morti fortunati (In riga edizioni, 2002); per Quodlibet, Manualetto per la prossima vita (2024), Storia naturale dei giganti (2021), Gli eremiti del deserto (2016), La valle dei ladri (2014), Il limbo delle fantasticazioni (2009); per Guanda, Guida agli animali fantastici (2011), e Il pensatore solitario (2015); per La Nave di Teseo La galassia dei dementi (2018), Storie vere e verissime (2019), La madre assassina (2021) e Il gran bugiardo (2023). Ideatore con Gianni Celati e altri della rivista «Il semplice» (1995-1997). Nel corso degli anni oltre a La voce della luna di Federico Fellini, ha collaborato alla sceneggiatura di altri film e regie.
L’IMMENSA DISTRAZIONE
di Marcello Fois – Ed. Einaudi

È un romanzo familiare che si sviluppa in un’Emilia fatta di campi, allevamenti, industrie e vaste pianure. Servono quasi trecento pagine per narrare l’istante in cui Ettore Manfredini, appena morto, si sveglia nella casa accanto al macello Kosher in cui si è sviluppata la sua vita, subito dopo le leggi razziali. Qui, ripercorre le grandi gioie e i grandi dolori della sua stirpe. È l’istante in cui vede tutti i Manfredini, la famiglia che ha trasformato un semplice mattatoio in un impero grazie a un cinico gioco di sentimenti, alleanze, silenzi e potere, fondato su un inganno. Si narra la storia di Ettore, divenuto onniscente nel preciso istante del contrappasso in cui rivivrà la sua vita e quella turbolenta della famiglia Manfredini che, con le vicissitudini di ciascuno dei suoi componenti, restituisce a chi legge un originale caleidoscopio della memoria, in cui la grande Storia è fatta anche dal sapore di una ciambella mangiata ottant’anni prima, dalla serranda sempre rotta nella casa di famiglia, da due vecchie poltrone su cui si sono decisi i destini di tutti loro. È un romanzo cesellato con grande cura, un senso di rispetto immaginifico verso la possibilità di restituire una vita nel preciso istante in cui è già tardi per il rimorso ma non è quasi tempo di definirsi “morto”.

Marcello Fois vive a Bologna da molti anni. Oltre che in ambito letterario è autore teatrale, radiofonico e della fiction televisiva. Esordisce nel 1992 con il romanzo Picta (vincitore del Premio Italo Calvino) e Ferro recente. A questi sono seguiti numerosi altri libri, tra cui Nulla (Il Maestrale, ‘97, Premio Dessì); Sempre caro (Il Maestrale – Frassinelli ‘98, Premio Scerbanenco-Noir in festival e Premio Zerilli-Marimò, poi ripubblicato da Einaudi nel ‘09); Gap (Frassinelli, ‘99); Sangue dal cielo (Il Maestrale – Frassinelli, ’99); Dura madre (Einaudi, ‘01); Piccole storie nere (Einaudi, ‘02); L’altro mondo (Frassinelli-Il Maestrale, ‘02); Materiali (Il Maestrale, ‘02); Tamburini (Il Maestrale, ‘04); Memoria del vuoto (Einaudi, ‘07, Premio Super Grinzane Cavour, premio Volponi e premio Alassio); la saga dei Chironi, trilogia ed. Einaudi: Stirpe (‘09), Nel tempo di mezzo (’12), finalista al Premio Strega e al Premio Campiello) e Luce perfetta (’15); L’importanza dei luoghi comuni (Einaudi ‘13); Quasi Grazia (Einaudi ‘16); Del dirsi addio (Einaudi ‘17). Del 2006 è la raccolta di poesie L’ultima volta che sono rinato. Nel 2014 esce per Rizzoli I semi del male.
LA RAGAZZINA
di Valeria Parrella – Ed. Feltrinelli

Questo non è un romanzo storico e neanche una biografia. Si parla della Giovanna d’Arco “ragazzina inquieta” che si appassiona e che combatte per ideali; quella che si ribella al potere costituito cavalcando una fede immensa con coerenza e coraggio. L’autrice stessa veste i panni di Giovanna, ma armata di penna e carta anzicché di spada e stendardo. Si ispira a “la ragazzina” e si rivolge a qualunque giovane donna di ogni tempo, a chi è pronta al confronto per evitare di essere sminuita – se non peggio, denigrata – in alcune zone del mondo o quando gli uomini le riconoscono qualità e attitudini. Giovanna è indomita e irriducibile, come vorrebbero essere tutte le giovani donne al netto dei contesti sociali e professionali. Giovanna, prima di reggere spada e stendardo, giocava con i fratelli, ascoltava storie e parlava con la madre. Perché prima di tutto lei era una ragazzina. La guerra dei cent’anni è ogni guerra e il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelli di ogni giovane donna che si oppone per cambiare l’ordine dei potenti e delle cose. Valeria Parrella mantiene la narrazione in un equilibrio instabile tra realtà e suggestione e, per onestà narrativa non filtra considerazioni, non tanto verso l’universo maschile, quanto verso chi giudica, tradisce, mercifica e condanna.

Valeria Parrella vive a Napoli. È autrice di romanzi, drammaturgie, libretti d’opera e racconti. Fra questi, ricordiamo, entrambi per minimum fax, Mosca più balena (2003; Premio Campiello Opera Prima) e Per grazia ricevuta (2005; finalista nella cinquina del Premio Strega e Premio Renato Fucini). Il suo primo romanzo Lo spazio bianco (Einaudi 2008) da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film. Sempre per Einaudi ha pubblicato Lettera di dimissioni (2011), Tempo di imparare (2014) e Almarina (2019; finalista nella cinquina del Premio Strega). Quel tipo di donna (HarperCollins Italia, 2020). Per Feltrinelli ha pubblicato La Fortuna (2022, Premio letterario internazionale Mondello – Opera Italiana) e Piccoli miracoli e altri tradimenti (2024). Da anni collabora con “Grazia” e “la Repubblica”.
LO SBILICO
di Alcide Pierantozzi – Ed. Einaudi

A quarant’anni, Alcide è considerato «un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido». «Disturbo bipolare», «spettro dell’autismo», «dissociazione dell’io» e quant’altro basti a riempire quattro pagine di diagnosi firmata da uno dei piú famosi psichiatri italiani. Da una cittadina abbruzzese in cui tutto scorre lento e viscoso, Alcide ci racconta le sue giornate melmose. Soprattutto esprime cosa accade quando l’equilibrio psichico s’incrina: l’innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un’attesa non è mai davvero fermo perché è lí che arrivano i pensieri. Alterna momenti del passato al presente e cede all’ossessione per la ricerca ovunque delle parole, quelle appropriate, quelle dovute. È una storia che contiene dono e condanna di parlare a chi, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio e a chi abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri. Alcide Pierantozzi registrando il disagio psichico e descrivendo la violenza – poetica e brutale – di una mente smarrita che cerca di trovare una stabilità impossibile, rende letteratura il bisogno collettivo di nominare con precisione il malessere psicologico, l’alienazione, la medicalizzazione e la solitudine.

Alcide Pierantozzi vive a Colonnella, in provincia di Teramo. Ha esordito nella narrativa nel 2006, a ventun’anni, con Uno in diviso (ed. Hacca). Seguono L’uomo e il suo amore (Rizzoli, 2008), Ivan il Terribile (Rizzoli, 2012), “Tutte le strade portano a noi. A piedi da Milano a Bari” (Laterza, 2015), “L’inconveniente di essere amati” (Bompiani, 2020). Con il romanzo “Lo sbilico” (Einaudi, 2025) è finalista anche al Premio Strega 2026.
LA VITA SEMPRE
di Elena Varvello – Ed. Guanda

Il cortile di via Macrino è il luogo dove tutto vive. I grandi fatti tra la Prima e la Seconda guerra mondiale carambolano tra sguardi, rivalità e ideologie contrapposte, tra speranze, frustrazioni e tra gli amori giovanili. Tutto diventa una riflessione sulla memoria, dalle vite semplici e marginali – travolte dalla Storia – ai grandi accadimenti. È una realtà rilasciata da una vicenda intima e familiare che subisce la guerra nel disagio quotidiano. È la Storia che entra nelle vite comuni e travolge ancora le esistenze fragili: Teresa, che ha imparato dalla madre a contenere il dolore, accanto a un padre tornato mutilato dalla Prima guerra mondiale; e Francesco, il figlio del macellaio, che cresce invece in una quotidianità più comoda ma priva di affetto. Sicchè, la memoria diventa resistenza con dettagli che sopravvivono e ricuciono i lembi della storia, attraverso la scrittura ricca di Elena Varvello. Lei parte da queste impronte sbiadite del passato, le ordina, le combina, e le restituisce al presente con metafore che restano; ripercorre i passi dove l’umanità ha perso sé stessa, e restituisce il passato non vissuto, quel passato che sarebbe potuto essere ma non è stato. Uno strappo che l’autrice prova a rattoppare appellandosi a sensi, emozioni e delicati stratagemmi letterari.

Elena Varvello è poetessa e scrittrice. È nata e vive a Torino, dove è docente presso la Scuola Holden. Ha pubblicato le raccolte di poesie Perseveranza è salutare (Portofranco ed.) e Atlanti. Con la raccolta di racconti L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini e il Premio Bagutta Opera Prima, ed è stata selezionata dal Premio Strega. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). Il secondo romanzo, La vita felice (Einaudi, 2016), tradotto in numerosi Paesi, è stato uno dei libri di narrativa straniera più venduti in Gran Bretagna nel 2018. Nel 2020 è stato pubblicato Solo un ragazzo (Einaudi).
ERNESTO BERRETTI
