Lo scorso 25 aprile al parco della Resistenza l’Anpi e l’Amministrazione Comunale installarono una targa…
di GIORGIO GARGIULLO ♦
Lo scorso 25 aprile al parco della Resistenza l’Anpi e l’Amministrazione Comunale installarono una targa per ricordare i civitavecchiesi che, tra l’8 settembre 1943 e il 7 giugno 1944 giorno in cui le truppe alleate giunsero nella nostra città, combatterono duramente contro i nazifascisti. Le formazioni partigiane che operarono nel territorio furono due: la banda Fernando Barbaranelli e la banda Ezio Maroncelli presenti rispettivamente nel viterbese e sui monti della Tolfa.
Nella targa si è voluto ricordare solo i combattenti nati a Civitavecchia. Certamente non perché coloro che non nacquero nella nostra città non meritino di essere ricordati ma perché di molti mancano precise informazioni. Infatti nelle due formazioni partigiane combatterono molti allumieraschi, tolfetani, sardi e nati in altre località di cui non abbiamo ancora un elenco completo e dati certi . Si sta lavorando e forse il prossimo anno saremo in grado di installare un’altra targa per ricordare quei valorosi.
Si stanno facendo ricerche anche di civitavecchiesi che fecero la resistenza lontani dalla nostra zona addirittura in Serbia, in Grecia e in Alta Italia. Dopo l’8 settembre l’esercito italiano, per mancanza di direttive si sbandò e molti soldati si aggregarono alle formazioni partigiane operanti nella zona dove prestavano servizio piuttosto che essere deportati dai tedeschi o aderire alla repubblica di Salò.
Su quest’ultimi il nostro lavoro ha raggiunto un risultato importante: si sono trovate precise informazioni circa un nostro concittadino, Antonio Di Cocco capitano dell’esercito che per l’apporto dato alla guerra partigiana e successivamente per il lavoro svolto dopo la liberazione per l’assistenza ai partigiani che si stavano smobilitando, ebbe importanti riconoscimenti.
Antonio Di Cocco nacque a Civitavecchia il 30 Ottobre 1908, ufficiale dell’esercito con il grado di capitano, fu impegnato su vari fronti e venne più volte decorato. Catturato dai tedeschi in Grecia dopo l’8 settembre venne avviato alla deportazione nei campi di concentramento in Germania. Riuscì a fuggire al controllo nazista gettandosi dalla nave che lo trasportava e raggiungendo a nuoto Venezia.
Da li a Firenze e poi Grosseto dove nella zona di Roccastrada si aggregò alla brigata partigiana Garibaldi, distaccamento Antonio Gramsci. Dopo la liberazione di Grosseto fu al seguito delle forze alleate per mantenere i contatti con le formazioni partigiane che operarono in Alta Italia. Dopo la liberazione venne impiegato dal comando alleato per l’assistenza ai partigiani durante la fase di smobilitazione delle formazioni patriottiche in Alta Italia fase che durò fino al marzo 1946. Successivamente venne assegnato all’ufficio militare per il movimento partigiano presso la presidenza del Consiglio dei Ministri.
Fu insignito di medaglia d’argento al V.M. ed ebbe importanti riconoscimenti per l’opera da lui svolta. Tra questi in una lettera in data 14 maggio 1946 dove il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero rivolta al comandante dell’ufficio patrioti Alta Italia che recita :” comunico, con preghiera di darne partecipazione all’interessato, che S.A.R. il Luogotenente Generale del Regno si è compiaciuto di concedere Motu Proprio la croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia al capitano Antonio Di Cocco”.
È bene rammentare che maggio del 1946 l’Italia era ancora un Regno e che il Luogotenente Generale era Umberto Di Savoia nominato Luogotenente da suo padre Vittorio Emanuele III il 5 giugno 1944. Umberto rimase in carica fino al 9 maggio 1946 quando, per l’abdicazione del padre, divenne l’ultimo re d’Italia, Umberto II. Dopo i risultati del referendum del 2 giugno con la vittoria della Repubblica il 13 giugno Umberto scelse di andare in esilio ad Oporto e l’Italia divenne repubblicana. Umberto venne definito appunto il “re di maggio”.
Antonio Di Cocco morì a Grosseto il 15 novembre 1953 per cause riconducibili al servizio.
GIORGIO GARGIULLO
