OTTANTUNO ANNI FA

Dal Presidente dell’ANPI di Civitavecchia Giorgio Gargiullo riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ottantuno anni fa l’Italia venne liberata da nazifascisti.

L’occupazione del nostro paese iniziata dopo l’otto settembre del 1943 durò 18 mesi caratterizzati da massacri e stragi che i nazisti consumarono in stretta alleanza con i fascisti della Repubblica di Salò, da poco costituita e con a capo Mussolini.

Per la liberazione della nostra patria determinanti furono gli eserciti alleati.

Le operazioni di guerra su tutto il territorio nazionale furono pesanti in termini di vite umane e di distruzioni. Solo gli americani persero circa 100.000 uomini circa 1/3 di quelli caduti su tutti i fronti di guerra sia in Europa che nel Pacifico.

Importante fu l’apporto dato dal ricostituito esercito italiano che combatté a fianco degli eserciti alleati.

Tra i partigiani si ebbero circa 50.000 morti in combattimento e tanti catturati torturati e assassinati.

Impressionante fu il numero delle vittime nelle stragi di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, San Cesario e tante altre stragi di cui i nazisti spesso coadiuvato dai repubblichini di Salò si resero responsabili.

Le formazioni partigiane combatterono dietro le linee tedesche compiendo azioni di guerriglia e di sabotaggio. Tali azioni misero i comandi nazisti in gravi difficoltà costringendoli a distogliere dal fronte principale importanti unità combattenti.

Tra i partigiani vi furono tanti giovani e donne. Moltissimi i militari sbandati dopo l’8 settembre la fuga del re.

Oltre a quella in armi vi furono vari tipo di resistenze. La resistenza non armata dei 700.00 IMI, i militari nei campi di concentramento in Germania che rifiutarono di aderire alla repubblica di Salò e languirono e morirono per questa scelta. Ricordo le maestranza delle fabbriche del nord che con le loro azioni di sciopero ridussero la produzione bellica per la Germania e in ultimo, ma non per importanza il ruolo di molti religiosi che è forse quello meno conosciuto ma che ah posto in salvo migliaia di ebrei e di antifascisti.

Si può quindi affermare che alla resistenza presero parte uomini e donne di diversa formazione politica e culturale.

Sulle loro diversità prevalse l’unità contro un nemico comune. Tutti comunque furono animati da sentimenti di solidarietà di libertà e di giustizia sociale cosa che permise loro di poter realizzare la nostra Costituzione che tali sentimenti e valori fa propri.

Queste pagine della storia italiana non sono accettate da tutti. C’è che vuole mettere sullo stesso piano i morti tra i partigiani e quelli caduti tra i fascisti e i nazisti e chi esalta il periodo mussoliniano.

Mettere sullo stesso piano chi è morto per la libertà e la democrazia e chi invece ha combattuto, anche se in buona fede, dalla parte della dittatura e dei campi di concentramento è quantomeno un cattivo lettore della storia di quel periodo.

Purtroppo spesso ascoltiamo su queste posizioni anche personaggi che pur avendo importanti impegni istituzionali non dimostrano la minima perplessità ad esprimerle pubblicamente.

Per loro aver giurato sulla Costituzione repubblicana e antifascista non determina nessun imbarazzo.

Per noi dell’Anpi ovviamente una riflessione circa l’attuale livello della democrazia nel nostro paese; i segnali inquietanti di un suo deterioramento che si riscontrano costituiscono motivo ulteriore di impegno e di lavoro.

In particolare tra giovani che vanno aiutati ricordando che i mali peggiori per un popolo sono sempre dovuti alla concentrazione dei poteri nelle mani di un solo uomo, dalla mancanza di istanze rappresentative e da monopartitismo e poi da forme di razzismo e da disparità sociali. Tutte situazioni che ricordano il ventennio fascista.

​Questo 25 aprile vede una situazione internazionale ancora più difficile che negli anni passati. Nuovi conflitti stanno aggravando la situazione in medio oriente. Si rischiano concretamente anni di recessione economica.

La situazione internazionale sarà molto diversa da quella che conoscevamo. Sono andati in crisi assetti internazionali e di nuovi non si riesce a intravederli. Tentazioni neocolonialiste se non imperialiste minacciano un’ulteriormente escalation. I valori per cui si commemora il 25 aprile sembrano scomparsi da tanti stati. Occorre una nuova fase di impegno e di lotta di tutti i democratici per ripristinare in pieno la pace, la democrazia e la giustizia sociale.

L’Anpi farà la sua parte come sempre.

W il 25 aprile W la pace

GIORGIO GARGIULLO