AD UN PASSO

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Ho camminato per tante vie. Ho vissuto tra i marosi ma anche tra fiori fiammeggianti. Il cielo sereno  di tanto in tanto si offuscava. Ma ogni alba sorgeva non oscura.

Ecco, al calar del vespro, il cielo si ottenebra ed il giorno sembra farsi notte.

 Ed ora, che mondo stiamo per offrire a chi rimane?

La guerra è atto di adorazione della forza.

 E la forza è ciò che trasforma gli uomini in “cose”.

E in queste cose continua a permanere, terribilmente, l’anima.

Sono cose gli uomini assoggettati al terrore, all’angoscia continua, alla perdita della speranza. Sono cose i cadaveri sparsi tra le macerie, fra i ferri divelti, lungo i bordi delle strade irrorate di sangue. Sono cose la madri sazie di pianto. E’ cosa l’uomo disarmato, nudo, inebetito, debole  di fronte al sovrastante. Qui l’uomo tocca l’acme della miseria: si è cose eppure in esse alberga ancora l’anima!

Ma quale è il vero destino della forza?

Iliade!  Qui è scritto il vero destino della forza. In principio era già chiara la verità!

Ettore , il tracotante. Pone i nemici in fuga, fa strage fra i Greci come un leone fra vacche. Poi è lui a soccombere di fronte ad Achille. Ferito a morte è supplice di fronte al vincitore: ti imploro per la tua vita, per le tue ginocchia, per i tuoi genitori.(XXII,338). Ma il gioco è pendolare e presto sarà Achille ad essere vittima della forza: nulla mi vale la vita, neppure tutti i beni….Una vita umana una volta andata non la si riconquista più(IX, 401,408). E così per Aiace, per Odisseo, per Agamennone,  per tutti.

Perché la forza distrugge ciò che tocca ed i carnefici ed i vinti sono nutriti tutti dalla stessa miseria. La grande illusione è che l’eccesso della forza, l’oltrepassare il  limite,  porti alla vittoria.  

 Nemesi , legge fisica della Natura che regola i rapporti di forza ristabilendo l’ordine contro chi supera il limite. Nemesi, necessità non auspicio . Nemesi, deità ignorata perché da sempre l’ imparare dalla sofferenza è imperativo tradito. Il pensiero va alla Shoa, sofferenza da cui non si impara e si perpetua l’orrore con la strage di Gaza.

Chi si affida ciecamente alla forza, chi ne è ebbro, perisce per aver dato ad essa troppo affidamento.  La forza è solo presa in prestito, mai è possesso assoluto!

  Ares è equo, e uccide quelli che uccidono(XVIII, 309).

 Questo, in breve, il messaggio che dovremmo trasmettere per via della nostra radice greca ma che non riusciamo a farlo.

E non riusciamo perché gli adoratori della forza non ascoltano e chi ascolta tace.

 La nostra civiltà ha conquistato  come non mai l’equilibrio geometrico, la misura esatta nella materia ma ha perso , forse definitivamente, l’equilibrio e la misura nella geometria dell’anima. Ciò che ha insegnato il greco è stato abbandonato nel corso del tempo.

Oggi la tecnologia e l’impiego della I.A. è tale che la Nemesi non si configura più come giustizia riparatrice che colpisce il tracotante che ha varcato il limite ma, essendo di fronte ad una apparato impersonale, il ristabilimento dell’ordine può esser  soluzione impossibile e ciò può significare autodistruzione planetaria.

Se solo potessimo trasmettere questo, prima che la notte cali sulle nostre esistenze.

La nottola di Minerva s’invola al tramonto! E se questa certezza hegeliana fosse semplicemente una pia illusione?  Ad un passo dal baratro è possibile che la saggezza non riesca più a salvare.

(…α͗λλὰ ρῦσαι ἡμας α͗πο͂ τοῦ πονηροῦ)

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Ogni frase, ogni sospiro, ogni palpito di quanto scritto appartiene alla delicata Simone Weil. Correva l’anno 1939 quando scrisse “ L’Iliade e Ia Forza”. Nello stesso tempo, in armonia con il concetto di sincronicità junghiana, Rachel Bespaloff faceva emergere gli stessi concetti “Sull’Iliade”.

Simone e Rachel, evocarle è meditare sulle miserie del nostro momento.

CARLO ALBERTO FALZETTI