I RACCONTI BREVI DI ANDREA BARBARANELLI – Cannibalismo

di ANDREA BARBARANELLI ♦

Mio padre era un vecchio tiranno che mi obbligava a mangiare le carni degli uccelli dal piumaggio più sfarzoso, dopo averli spogliati e ridotti a poveri esserini nudi e grinzosi. Mi costringeva a tritare perfino gli ossicini leggeri come l’aria degli irrequieti colibrì dagli occhi di smeraldo. Mi imponeva di divorare le carni dei miti e tristi vitelli, e le carni delle loro madri, morte di nostalgia. Mi ordinava di far tutto questo, contro la mia volontà e a dispetto della mia ripugnanza.
Sì, fui a lungo un essere privo di volontà propria, ed ora (ora che è troppo tardi!) mi vergogno di aver ubbidito ciecamente a quel padrone assoluto, benché in fondo, ma troppo in fondo, covassi un’impossibile rivolta.
Mio padre pretendeva fare di me un uomo degno della nostra razza di inflessibili mangiatori di carne, preparandomi con cura alla lotta per la sopravvivenza.
Lo ricordo rigido nella sua bara, le occhiaie infossate nella faccia devastata, la mascella tenuta chiusa dal fazzoletto annodato in cima al lucido cranio.
Non capisco perché mi si sia imposto così implacabilmente, quasi presumesse che il suo destino fosse quello di un immortale. Ora che sono molto più vecchio di quanto sia arrivato ad esserlo lui, ho capito la ridicola inconsistenza di tale sua presunzione. Di lui non è rimasta in questo mondo altra traccia che il rancore che sento crescere in me di giorno in giorno: un nodo di rancore che ancora — ma per quanto ancora? — lo mantiene vivo dentro di me.

ANDREA BARBARANELLI