La difesa di Kadoššène. Un romanzo sulla Sardegna prenuragica, tra mito e storia.
di PATRIZIO PAOLINELLI ♦
C’è un’Italia antichissima che i libri di scuola raccontano appena. È la Sardegna del XXII secolo a.C., quando tribù calcolitiche si contendevano le terre tra pianure e colline, e nessuno poteva immaginare l’arrivo di un nemico venuto da molto lontano. La difesa di Kadoššène, dell’esordiente Patrizio Demartis, prende per mano il lettore e lo getta dentro questo mondo primordiale, dove il confine tra storia, mito e leggenda si fa sottile come la lama di un’ascia d’ossidiana.
Si parte da Mores, in provincia di Sassari: gli allevatori Pentuma della piana vengono attaccati dalla tribù collinare dei Lachesos. Siamo sul ciglio di una guerra interna, quando accade l’inaspettato. Un’armata orientale – reduce da un viaggio drammatico – sbarca sulle coste sarde portando metalli, cavalli, buoi e carri da guerra. Sono figli della civiltà accadica, convinti di sottomettere “genti primitive” e impossessarsi di una terra antica e sacra. Invece troveranno pastori e guerrieri indomabili, custodi di culti millenari e segreti scolpiti nella pietra.
Il conflitto divampa dalle pianure del Nord fino ai rilievi interni, culminando nella battaglia di Campu Martu. Il destino di un popolo si decide nel sangue e nel fuoco. Ma Demartis non si limita a raccontare scontri epici: alterna i riti ancestrali alle visite di esploratori contemporanei nei siti archeologici del Logudoro, del Sassarese e della Nurra. È un doppio binario temporale che restituisce al lettore la sensazione che quelle pietre, quei nuraghi e quelle tombe parlino ancora.
Demartis vive a Civitavecchia, ma è a sempre innamorato dell’archeologia sarda. Ha visitato decine di siti e musei prima di scrivere questo romanzo. La sua passione per Mores – paese d’origine della famiglia – traspare in ogni pagina, così come la cura per i dettagli materiali (i metalli, i carri, le armi) e immateriali (i culti, le sacerdotesse, le divinità arcaiche).
L’intreccio tra avventura e archeologia regala momenti di vero trasporto epico. Le alleanze inattese tra tribù nemiche di fronte all’invasore comune ricordano i grandi cicli omerici, ma con un’anima sarda autentica. Il doppio binario temporale, seppur non nuovo, è gestito con equilibrio: non spezza il ritmo della guerra, anzi lo arricchisce di una malinconica consapevolezza – oggi quei campi sono silenziosi, ma un tempo urlavano di eroi.
In conclusione, La difesa di Kadoššène è un’opera visionaria che restituisce dignità epica a una pagina poco nota del Mediterraneo. Perfetto per chi ama la Sardegna, per chi è interessato a guerre dimenticate, a resistenze per la libertà e per chi crede che la preistoria non sia muta, ma piena di voci da ascoltare.
PATRIZIO PAOLINELLI

Prendo nota del doppio binario temporale..
grazie
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