Ma le uova ora costeranno di meno: l’America di nuovo sotto Trump.
È ancora troppo presto per scuotersi di dosso l’incredulità che 66 milioni di democratici hanno provato quando la conferma ufficiale di Trump a 47esimo presidente è stata proclamata e con tale perentoria differenza di voti da quelli di Kamala Harris che tutti, sia chi seguiva da casa sia i commentatori televisivi da CNN a MSNBC, continuavano a guardare i tabelloni in rosso e blu con le proiezioni dei seggi e si ripetevano sorpresi “It is happening so soon. This is so unexpected”. Sta succedendo così in fretta. Questa è una sorpresa.
I presagi di lunghe ore di ballottaggio, ripetuti conteggi di voti e accuse di brogli sono evaporati come fumo: i risultati sono arrivati presto ed inequivocabili. . Trump ha avuto 71,669 milioni di voti e Harris 66,840. Harris ha quindi perso l’enormità di oltre 14 milioni di voti mentre Trump ne ha persi quasi 2.
Per i democratici è stato come rivivere di nuovo il 2016 quando fu la volta di Hillary Clinton a perdere la corsa presidenziale contro Trump.
Il trauma si è ripetuto con raddoppiata violenza al termine di una campagna elettorale tesa, viscerale, intensa e ansiolitica come nessun’altra. Durante election night le piattaforme social hanno registrato il record assoluto di traffico mentre tutti si cercavano e si chiedevano “How are you holding on?” Come te la passi? Stai bene? scambiandosi emoticon, memes, incoraggiamenti, foto, Coraggio. C’è ancora tempo, non è ancora detta, mentre i leaders democratici continuavano ad esortare di restare in fila anche se i seggi erano chiusi. “Chi sta in fila, resti in fila e voti”.
Poi di tempo per votare e sperare non ce ne è stato piu’. E i repubblicani hanno iniziato a celebrare la vittoria.
Da martedì cartelli blu di sostegno ad Harris e quelli rossi per Trump che erano stati piantati da settimane davanti alle porte delle case degli americani, spesso a fronteggiarsi tra vicini dello stesso pianerottolo, spesso creando litigi e dissapori, e che avevano punteggiato di colore marciapiedi e portoni non si vedono più sostituiti da quelli a forma di tacchino con su scritto “Happy Thanksgiving”.
La gente è tornata alla vita quotidiana, ma quello che non è sparito e non sparirà per molto tempo è il senso di essere stati testimoni di uno smottamento epocale nel tessuto della democrazia americana. Anche se molti non sanno nemmeno descriverlo di preciso. Anche se molti preferiscono ancora non parlarne.
Il senso di questi stranissimi giorni post election è di disorientamento e tensione, stanchezza e soprattutto timore per quello che il fascista Progetto 25 potrà mettere in atto da gennaio 2025 dopo che Biden avrà ufficialmente concluso il suo mandato. Girano online T-shirts a 15 dollari con la scritta “Pensa finché è ancora legale” oppure “Sorridi. Abbiamo tempo solo fino a gennaio” e così via. Volti noti della sinistra americana dai presentatori televisivi a giornalisti ad attori e scrittori stanno cercando di offrire un senso, una spiegazione all’incredibile debacle di Kamala Harris che vada oltre i numeri e le statistiche nello sforzo di creare un luogo virtuale comune dove esprimersi.
Dal canto loro, politici e organizzatori democratici hanno immediatamente iniziato una campagna capillare e persistente verso la loro base consigliando di non perdersi d’animo, di non disperare, di non arrendersi senza continuare a lottare. Si incita a solidarizzare, non isolarsi ma cercare “kindred spirits”, persone con simili obiettivi ed interessi per non cedere allo scoraggiamento. Stanno facendo insomma come la mamma fa con il figlio che è stato bullizzato nel cortile della scuola ed è tornato a casa con un occhio nero.
Alexandria Ocasio Cortez, la democratica più di sinistra, pupilla di Bernie Sanders, un esempio tra tanti ma sicuramente la più agguerrita, in questi giorni sta mandando mail dopo mail ai sostenitori dems (ne sto ricevendo anch’io molte) in cui invita a costruire una comunità di solidarietà e supporto. “Se ti senti a tuo agio a parlare col tuo collega di lavoro o il tuo vicino di casa, fallo. Dobbiamo ripartire dalle basi per poter affrontare insieme l’agenda fascista di Trump contro il paese. Regimi ed autocrazie sono state buttate giù e distrutte da milioni di piccole azioni da parte del singolo e che sarebbero altrimenti invisibili nella massa”.
Ci si lecca le ferite in casa dems, insomma, ma si cerca di non mostrare nessuno scoramento e di reagire.
Chi ha invece incanalato in rabbia lo sbigottimento post elezioni è il movimento delle donne. “I numeri parlano chiaro: America odia le donne” ha detto senza mezzi termini la giornalista Rachel Maddow nel suo show serale. “Due volte Trump ha vinto contro due donne, Clinton e Harris e ha perso solo contro un uomo, Biden. Coincidenza? Certo che no”.
Perché questo di martedì è stato un voto misogino. Chiaro, inequivocabile. Trump ha avuto il 53% di voti dalle donne bianche. E come il sale che brucia sulla ferita aperta, fa male sapere che di quei 14 milioni di democratici che Harris si è persa per strada la maggior parte erano voti di donne che non le hanno dato fiducia, si sono placidamente allineate con la misoginia virulenta dei suoi avversari e l’hanno accoltellata alle spalle non andando a votare. Allo stesso tempo però scavandosi la loro stessa tomba in un atto di suicidio collettivo, di totale alienazione dal sé, di nullificazione e negazione della realtà che dovrà’ essere oggetto di studi a venire.
Ricordate “White Women for Kamala”? Gli storici incontri online su ZOOM che galvanizzarono tutti all’inizio della campagna della Harris con le comunità di donne afroamericane che applaudivano ma rimarcavano come fosse arrivato il momento per le donne bianche di fare la loro parte? Si era creduto per un attimo che sarebbe bastato pungolarle un po’ di più e Harris avrebbe potuto emulare e superare i voti ricevuti da Biden. Tranquillamente.
Invece, il grande invece: Biden era un uomo.
E quindi le donne e gli uomini democratici non si sono nemmeno scomodati ad andare a votare. Di ogni età ed etnia. Hanno semplicemente detto fuck Kamala, è una donna. Non la voto. E se ne sono rimasti a casa a guardare il paese affondare ed un fascista vincere.
Da alcuni giorni si vedono sui social post di donne bianche con i famosi braccialetti dell’amicizia di Swiftiana memoria, in perline blu, con la scritta “I didn’t vote him” oppure ” Be the change. Hope”. Non ho votato lui, sii il cambiamento, Spera. Lo fanno per distanziarsi dalle altre donne bianche che invece sì hanno votato Trump (53%).
Perché ora il senso è anche questo: non ci si fida più. Ci si difende. Molte donne stanno consigliando di nascondere il proprio profile sui social, di essere più selettive nel partecipare a forum o discussioni. Non è quindi un caso che dopo il trauma di martedì scorso tantissime sono le donne americane che stanno scoprendo e proponendo sui social di abbracciare la causa portata avanti dal 2019 dal famoso 4B, il movimento ultra femminista Sud coreano. Le B sono le iniziali di quattro parole coreane che significano: no alla gravidanza; no al matrimonio; no ai rapporti affettivi con l’altro sesso; no al sesso con i maschi.
Per le femministe coreane visto che la società insiste nel non volerle accettare come esseri umani completi e a relegarle in ruoli definiti solo dai maschi si deve vivere solo nella realizzazione della propria identità senza nessuno degli ostacoli creati da matrimonio, gravidanze, rapporti affettivi o sessuali con il maschio.
Non è certo una presa di posizione originale. Nel passato del movimento femminista la pratica separatista è stata la base necessaria dell’emancipazione femminile per una rivalutazione del sé. In questo momento post elezioni le donne americane stanno cominciando a capire che non c’è mai stato davvero posto per loro a tavola.
Ed essere donna qui negli States da oggi sarà ancora più difficile. Oltre alla fatica di vivere quotidianamente tra paghe minime, stipendi più leggeri di quelli di un uomo nella stessa posizione, mancanza di asili nido gratis per lavoratrici, carenza di aiuti finanziari e strutture sanitarie affordabili, leggi punitive contro la gravidanza di scelta e pena di morte per chi abortisce, il movimento di New Misoginy si è fatto ancora più sfacciato e spavaldo di sempre.
La misoginia dei repubblicani sostenuti dai cristiani fondamentalisti si affianca all’omofobia, il bieco nazionalismo, la white supremacy e il razzismo, l’odio verso il diverso, il disprezzo verso il sistema educativo, la disumanizzazione del povero che si materializza nella economic strategy di Elon Musk, negli annunciati tagli alle pensioni; l’aggressione capitalistica contro la natura e le risorse naturali del pianeta; la negazione del climate change e della scienza, la politica protezionistica delle tariffe e dei dazi e di contro l’appoggio a totalitarismi stranieri: tutto questo cocktail micidiale è stato premiato e convalidato dal risultato del voto di martedì scorso.
La cosa patetica e pericolosa è che solo pochissimi degli elettori di Trump conoscono davvero il significato nefasto del loro voto. Ma come dicono strafottenti e gongolanti sui social “Le uova ora costeranno di meno. Trump non farà la guerra a nessuno e le donne sono state rimesse al loro posto”.
Really, tutto è tranquillo sotto il cielo a stelle a strisce.
PAOLA CECCARELLI

Oh, my gosh!
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Che poi a pensarci bene è per certi versi quello che è successo anche in Italia con l’unica differenza che forse, dico forse, avendo portato al potere una donna, siamo un poco meno maschilisti( mah! )Anche da noi molti hanno votato senza capire il significato reale del loro voto, anche da noi sono tanti, troppi quelli che odiano gli immigrati e non ci trovano nulla di male ad avere le associazioni pro life nei consultori. Ultimamente tutto il mondo sta diventando paese
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Cara Paola, benvenuta!
accolgo in pieno il tuo ottimismo della volontà, perché tu sai, tu vivi questo cambiamento epocale, dandoci dati non manipolati, perché così arrivano da noi. Tu vivi in un Paese in cui si esercita un grande controllo fisico contro il diverso, quindi mi affascina questa quasi utopia di donne che si incontrano, anche tramite mezzi tecnologici.
La tua é una avvincente risposta ai dubbi e alle incertezze che abbiamo anche in casa nostra.
Magistrale il quadro che tu dai dei problemi delle donne americane, con un pizzico di nostalgia per l’america che noi sempre abbiamo vagheggiato, quella dei blues brothers e.. sisters!
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E’ vero: le uova costeranno meno ma si alzeranno i prezzi per ottenere quella visione sempre troppo ottimistica di quell’ area progressista a cui il sottoscritto appartiene, di uguaglianza, di giustizia sociale, di solidarietà e non per ultimo l’impegno a risolvere pacificamente i conflitti.
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Brava Paola, lettura di grande interesse del voto americano. Corrado
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