I CANTASTORIE TRADITI — COME SI DISTRUGGE IN CINQUANT’ANNI E SPICCI UNA CIVILTÀ COSTRUITA IN TREMILA ANNI.

di EZIO CALDERAI

Capitolo 38 (parte 3): I nuovi cavalieri dell’Apocalisse: demografia, educazione e sapere, migrazioni, religioni.

   Profondamente diversa la situazione dei paesi del nord Europa, dove l’emigrazione non ha origini coloniali, ma gli stranieri sono stati richiamati dal lavoro che in patria non trovavano, specie il lavoro più pesante che gli europei scansavano. I turchi sono stati i primi protagonisti di quello che fu un vero e proprio esodo; anche se legati alle loro tradizioni, per il fatto, tra l’altro, che portavano con sé le proprie famiglie, compresi gli anziani, con gli anni si sono perfettamente integrati, specie in Germania, dove la comunità turca è particolarmente numerosa.

   Nei paesi scandinavi, l’accoglienza è stata il segno della superiore civiltà, si fa per dire, dei figli dei Vichinghi. Un segno superficiale e sbagliato: la convivenza tra culture diverse si è rivelata più difficile di quanto ci si potesse aspettare, malgrado i film e i serial ufficiali che esaltano l’integrazione.

   L’integrazione, tuttavia, o è autentica o non è, di sicuro non è tale quella che ha per fondamento la disperazione di chi non vuole ammettere di aver sbagliato e vuole perseverare senza cambiare nulla, quando, invece, proprio il cambiamento delle politiche di accoglienze servirebbe, non per cacciare la gente, ma per imporre le condizioni per restare, accettando regole anche severe.

   Se non lo faranno la situazione peggiorerà. In Norvegia musulmani radicalizzati sparano sulla gente all’impazzata, in Svezia ogni comunità straniera si è fatta la propria banda e controlla il territorio al posto della polizia, di qui a scatenare una guerra con i giovani svedesi, stanchi di subire soprusi, di vedere le loro ragazze molestate, nella migliore delle ipotesi, di districarsi tra i venditori di droga, è stato un attimo.

   Da mesi la Svezia è in fiamme per i continui scontri, ma nella stampa sono sempre ridimensionati, se le ragazze subiscono molestie di gruppo, si parla di goliardate o di effetti di bevute in occasione di feste particolarmente vivaci. Quando ci sono fatti di sangue la polizia non parla mai di terrorismo, ma di individui malati. Il modo peggiore per risolvere un problema, prima che degeneri.

   La Danimarca ha già introdotto significativi temperamenti alla politica di accoglienza, prima lo faranno le altre nazioni scandinave e prima si creeranno le condizioni per la convivenza.

   Recentemente Svezia e Finlandia, ripudiando il neutralismo, hanno aderito alla NATO, dove sono state accolte con entusiasmo degno di miglior causa. Lo dico per due motivi, il primo perché hanno dovuto cedere al ricatto di Erdogan, che gli ha chiesto di estradare cittadini curdi che avevano ottenuto asilo politico, una vergogna, il secondo perché l’hanno usato come diversivo per nascondere ai loro cittadini le difficoltà interne. Siamo alle solite: errare humanum est perseverare autem diabolicum.

***

   Ad ogni modo, non uno dei leader europei, da nord a sud, da est a ovest, riesce ad evitare errori di prospettiva; tutti pensano che, entrando nella fortezza occidentale, saranno al sicuro, lasciando fuori delle mura il bagaglio scomodo dei giganteschi problemi interni, che nel tempo hanno creato.

   Un’illusione e insieme una follia. Nelle fortezze prima o poi si soffoca, i problemi degli uni si sommano a quelli degli altri, addirittura si moltiplicano, il sospetto corrode gli animi e le mura. La tanto agognata sicurezza svanisce, lo stato di natura, ostile, riprende il sopravvento, come aveva teorizzato Thomas Hobbes con il presagio homo hominis lupus. Solo che, questa volta, fuori delle rovine della Fortezza non ci saranno foreste inestricabili e bestie feroci, ma le autarchie ordinate ed efficienti, ormai padrone del mondo, ed ogni resistenza sarà vana.

   Questo incubo potrà essere ricacciato nelle viscere dell’inferno non con meno democrazia, ma con più democrazia, a patto che torni a essere liberale, che i governanti tornino a essere autorevoli e severi se serve, che i nuovi venuti, nella piena libertà di religione, rispettino le religioni altrui e le leggi vigenti e concorrano, se mai, a cambiarle, mai a rifiutarle con la violenza, quasi a farsi stato nello stato, in caso contrario, le espulsioni dovranno diventare immediate ed effettive.  

   C’è qualcuno che avrà il coraggio di sciogliere il club «La pornografia della virtù»? Ne dubito.

***

Portugal bel suol d’amore.       

   Da qualche anno a questa parte si è fatta strada un’emigrazione particolare, inedita. A rovescio.

   Sono sempre più numerose le persone, specie anziane o, comunque, andate in pensione, che lasciano i paesi di origine per andare a vivere altrove. Alcuni, più benestanti, come i norvegesi, lo fanno anche se non particolarmente anziani. Ad es., a Tolfa, cittadina collinare, alle spalle di Civitavecchia, di cui ho già parlato, si è formata una piccola colonia di norvegesi, che hanno acquistato case o casali abbandonati e recuperati senza badare a spese, e passano molti mesi in questa nuova realtà, dove si sono ambientati, sono diventati una ricchezza, non solo economica, per la cittadina che li ha accolti.

   Sono numerosi, peraltro, i pensionati italiani, francesi, inglesi, specialmente, che sono andati a vivere in paesi, dove la vita costa meno, il clima è gradevole, il sistema paese non differisce da quello che lasciano. Infatti, a parte i più avventurosi, che se ne vanno in paesi non proprio tranquilli come quelli del Sud Est asiatico o in Messico, la gran parte di questi migranti della terza età, scelgono l’Europa. Il Portogallo e la meta preferita, ma anche l’Albania, di grande pregio naturalistico per il suo mare e le sue montagne, e il Mar Nero, sito amato dai greci e dai romani antichi, ora in difficoltà a causa della guerra in Ucraina.

   I francesi hanno motivazioni più profonde. Non riconoscono più la loro patria, che sembra aver dimenticato i valori della «Republique», oltretutto, 44.000 accoltellamenti in un anno, sono un buon motivo per andarsene.   

   La sicurezza, dunque. Se uno Stato perde il controllo del territorio, se non garantisce i beni, la incolumità e la vita dei suoi cittadini, non passerà tempo e si dovrà arrendere. Non è soltanto in Francia e in Belgio e nelle città nordiche che questo accade, anche le grandi città del nord Italia sono nelle mani di bande di immigrati e i cittadini non possono avventurarsi nelle zone centrali, a meno che non ci vadano per acquistare la droga.

   Prima o poi i condomini che ne avranno la possibilità si blinderanno. 

***

Il labirinto

   C’è un terzo modo per migrare, prendere la via dell’ideale, dell’utopia, obbiettivi ambiziosi, che il più delle volte, tuttavia, si risolvono in una fuga dalla realtà.

   Si contano ormai a decine di migliaia negli Stati Uniti i giovani e gli uomini, ancora non arrivati alla mezz’età, che abbandonano il lavoro, anche ottimi posti ben remunerati, per godere della pienezza della vita. L’esodo è particolarmente intenso, quando viene il primo figlio. 

   In Europa, specialmente in Francia, la tendenza si sta estendendo sempre di più.    

   Chi si avventura per quella strada non passerà tempo e si renderà conto di essere entrato in un labirinto e non ci sarà filo d’Arianna a salvarlo. Potrà godere dei primi passi del suo bambino, delle sue prime parole, poi, però, dovrà formarlo, dovrà mandarlo a scuola e lì gli insegneranno che la storia dell’uomo è segnata dal lavoro, dall’impegno, dalla responsabilità, dal bisogno ancestrale del vivere insieme. Neppure se ha mezzi illimitati potrà evitare che la sua creatura, diventata indipendente, cercherà la sua strada e mi sorprenderei se non volesse percorrerla insieme ai propri simili, lavorando.

   Tali tendenze altro non sono, almeno a mio parere, che la sublimazione postuma del ‘sessantotto’, di quel movimento cioè che ha preteso d’imporci il labirinto come condizione umana permanente, dal quale non si dovesse mai uscire. All’interno, però, era un falò, oltre che delle vanità, della nostra civiltà.

   Spero non accada, ma qualche giorno leggerete di un singolare incidente, che mi è capitato: “Fanatico dei cantastorie trovato sotto una pila di libri, improvvisamente crollatigli addosso durante il sonno. Le sue condizioni non destano preoccupazioni” (ho fatto anche qualche piccolo scongiuro).

   Già, sono tanti, ma alcuni sono stabili, tra essi Les Pensées, I Pensieri, di Blaise Pascal. L’altra sera ne ho letto uno: «[…] ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. […] ho voluto scoprirne la ragione, ho scoperto che ce n’è una effettiva, che consiste nella infelicità naturale della nostra condizione, debole, mortale e così miserabile che nulla ci può consolare quando la consideriamo seriamente.».

   Non era difficile esorcizzare il ‘sessantotto’.

EZIO CALDERAI                                                                                                                          (continua)

https://spazioliberoblog.com/

SPAZIO CLICK