“CHE AMBIENTE CHE FA” DI LUCIANO DAMIANI – DIMMI CHE STRADE HAI E TI DIRÒ  CHE PAESE SEI

di LUCIANO DAMIANI

Se é vero che più o meno il 90% dell’inquinamento dovuto al trasporto viene da quello su strada é conseguente regolare il focus proprio su questo allorché si voglia discutere di inquinamento e di ‘transizione green’. Lo spunto lo dà la rubrica Data Room andata in onda in coda al TG La7 di qualche giorno fa.

Il tema del ‘trasporto’ é certamente un tema complesso e di non semplice interpretazione, tante sono le influenze che ne determinano l’evoluzione. Volendo parlarne occorre decidere in funzione di cosa farlo il rischio é di perdersi. Qui ci interessa comprendere il quadro e, magari la prospettiva futura, del trasporto nell’ottica ambientale del ‘Climate Change’.

L’assunto di partenza é che il trasporto privato ha un peso ambientale certamente maggiore del trasporto pubblico e che il trasporto su strada ha un peso maggiore rispetto al trasporto su rotaia. Partendo da questo assunto andiamo a scoprire un po’ di numeri. Alcuni numeri condivisi dalla Gabanelli in Data Room, sono viziati dall’effetto COVID, vanno presi cioè con beneficio d’inventario, ad esempio il numero dei passeggeri ferroviari che passano dai 3 milioni del 2019 ai 2,3 del 2022 disegnano a prima vista un drastico passaggio al trasporto privato, ma occorre considerare l’effetto COVID, per altro già presente nel 19, e l’effetto dello ‘Smart Working’. Difficile quindi trarre una idea definita da questo dato. Altri dati forniti da quella trasmissione sembrano più significativi, ad esempio quello relativo alla costruzione di strade asfaltate e ferrate fra il 2010 al 2020, in questo decennio, nel nostro paese si sono costruiti 310 km di autostrade e 78 km di strada ferrata, la differenza dà una chiara idea, direi ideologica, del trasporto in Italia. Il pensiero non può non andare all’attualità del PNRR alle scelte che istruiranno il tesoretto destinato al trasporto. Vedremo quanto sarà finanziato per la strada ferrata e quanto per quella asfaltata, allora potremo capire se e quanto il nostro futuro per i trasporti sarà coerente con la transizione verde. I milioni di veicoli privati che ogni giorno si dirigono verso i grandi centri urbani sono l’effetto figurato delle scelte in tema di trasporto, lo sono perché le grandi città sono quelle che concentrano la gran parte di inquinamento da trasporto. Milioni di pendolari si spostano ogni giorno per recarsi al lavoro ma non tutti i pendolari italiani sono uguali. Secondo Data Room i passeggeri delle ferrovie sono passati in Lombardia fra il 2009 al 2010 da 550 a 820 mila al giorno, mentre in Campania sono passati da 400 a 250 mila. Questo dato é il sintomo che ci fa comprendere come oltre alla scelta del ‘tipo’ di trasporto, andrà anche fatta una scelta che riguarda il ‘dove’. Scelte tutte politiche che richiedono uno stato capace di destinare maggiori risorse laddove maggiore é il divario, se vogliamo, da un livello accettabile. Un divario che non si esprime solo in km di strada ferrata ma anche sul parco treni circolante e sul tipo di linea ferrata, il fatto che al sud sono concentrati 6.000 km di strada ferrata non elettrificata, e che quindi richiedono locomotori diesel, e che il 43% dei convogli hanno più di 15 anni e la maggioranza di questi esercitano al sud, la dice lunga su come oltre alla necessità ambientale di spostare il trasporto su rotaia ci sia anche quella di indirizzare anche geograficamente gli interventi.

Mentre i binari stentano a crescere, cresce invece un certo tipo di convogli che vi circolano, una crescita che esprime chiaramente le scelte fatte in questo ultimo decennio. A crescere non é cioè la ferrovia in genere, ma solo l’alta velocità. Secondo quanto riferisce Data Room la flotta é raddoppiata nell’arco di 10 anni ed i passeggeri sono cresciuti in modo esponenziale, da 11 a 60 milioni nell’arco 2012 2022. Una crescita impressionante dell’Alta Velocità ed una sostanziale stagnazione del trasporto ferroviario in genere sono il frutto ed il segno delle politiche di questo paese in tema di trasporti evidentemente non all’insegna del ‘trasporto sostenibile’ ancor meno nell’interesse del grande popolo dei pendolari. Una politica a beneficio di pochi.

Il nostro paese é un ‘fondatore della UE’ e deve confrontarsi con gli altri paesi europei, specialmente quelli di riferimento. Eurostat pubblica un documento dal titolo “Key figures on Europe” nel quale periodicamente vengono pubblicati ed analizzati alcuni importanti dati statistici, compresi quelli relativi ai trasporti. Sebbene la questione ambientale non sia nota da poco, la lettura e comparazione di questi rapporti non fa intravvedere un apprezzabile sforzo al fine di trasformare il trasporto, né che si consideri il trasporto di passeggeri né che si tratti di merci. Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, considerando i dati 2013, 16, 20, non si nota un cambio di rotta, la media europea (persona per km) segna un 80% al trasporto privato nel 2013 che sale all’82% nel 2016 e all’87% nel 2020. Si potrebbe pensare all’effetto COVID, ma l’analisi dei dati precedenti conferma comunque il trend in crescita del trasporto individuale nella media degli stati EU. Qualche differenza fra stati però c’é ad esempio il trasporto individuale del nostro paese pare stabile all’80% negli anni pre pandemia per salire all’84% nel 2020.

I paesi di riferimento come ad esempio la Germania registrano uno stabile 85% più o meno alla stessa stregua della Francia mentre la Spagna si comporta come il nostro paese un 80% stabile fino a pandemia e quindi la crescita.

Nel grafico, mentre la quota di trasporto privato é per tutti molto alta, ci sono invece differenze sull’uso della ferrovia, in percentuale molto più usata in Germania, Francia, Regno Unito, Olanda ecc..

Il trasporto non é chiaramente solo quello ‘passeggeri’, non si può non considerare il trasporto delle merci che viaggiano su gomma con percentuali simili, la media percentuale UE é di 75 74 77 rispettivamente per 2013, 16, 20.  Non si nota cioé, a livello europeo, un trend che indichi uno spostamento del trasporto dalla strada asfaltata a quella ferrata. Le percentuali sono simili a quelle del trasporto passeggeri con lievi differenze. Per quanto riguarda il trasporto passeggeri l’Italia è in linea con la media UE, meglio di Germania Francia e UK. Il trasporto merci però ci mostra meno virtuosi degli altri paesi. Peggio di noi solo la Spagna (sempre per i paesi di riferimento) la Germania appare invece più virtuosa degli altri paesi registrando un 10% in meno circa.

Il dato fondamentale che si registra, a parte le differenze non particolarmente significative, é che il trasporto pubblico dei passeggeri ha un valore poco più che marginale rispetto a quello privato e, allo stesso tempo, il trasporto merci su rotaia ha un altrettanto poco più che marginale valore rispetto a quello su gomma. Ciò vale più o meno per tutti i paesi europei.

La transizione green dovrebbe, a fronte di questi dati, passare per una forte spinta culturale, strutturale ed organizzativa verso il trasporto pubblico e la rotaia, occorre cioè ridurre l’uso delle auto private, o renderle talmente poco competitive da far cambiare le abitudini dei cittadini per ‘convenienza’ ancor prima che per obbligo. Allo stesso modo altrettanto impegno ci vorrebbe per spostare il trasporto delle merci dalla strada alla rotaia.

Occorre un cambiamento culturale per accettare, ad esempio, per accettare la bici come un mezzo di trasporto a tutti gli effetti con il quale condividere anche le strade.

Purtroppo i piani dei governi e degli organismi sovranazionali come la UE, ci fanno vedere solo un grande sforzo per ‘trasformare’ le auto private da termiche ad elettriche, c’è da chiedersi però se non sia meglio investire fortemente sul trasporto pubblico o per lo meno se non sia il caso di investire parte dei fondi destinati all’auto elettrica. In un modo o nell’altro ci saranno sempre folte schiere di scettici e di odiatori seriali nei social. In qualche modo occorrerà fare i conti anche con questi.

Qualcuno ha detto: “l’auto che inquina meno é quella che non c’é” e lo ha detto a ragione, ma forse questa espressione andrebbe corretta in una più puntuale: “L’auto che inquina meno é quella che non circola”, evidentemente sostituita da un mezzo di trasporto sostenibile, che si tratti di trasporto pubblico ma anche bicicletta e le nostre gambe che usiamo sempre meno.

Dal punto di vista della sostenibilità non é tanto importante considerare quante auto si abbiano, ma quanti km si facciano con la propria auto, piuttosto, evidentemente, con un mezzo pubblico o comunque sostenibile. Ma se è vero che, in fondo non possiamo usare più di un’auto alla volta, la contezza di quante auto siano presenti in un paese in relazione alla popolazione può dare l’idea della ‘mentalità diffusa’ e suggerire interessanti riflessioni sulle abitudini dei cittadini.

Sempre Eurostat ci dice che nel 2020 in Europa circolavano 530 auto ogni 1000 abitanti, 1 auto ogni 1,8 persone. Già questo dato la dice piuttosto lunga sulla importanza dell’automobile e, di conseguenza, sulla difficoltà di scalfirla in qualche modo. Stando al nostro paese registriamo ben 670 auto ogni 1000 abitanti, nel 2011 erano 625, probabilmente nessuno meglio o peggio, a seconda dei punti di vista, di noi. Se dunque é vero che nel 2011 circolavano 50 auto in meno per 1000 abitanti possiamo fare due considerazioni entrambe da verificare, la prima più immediata é: “é aumentato il benessere” la seconda: “il traporto pubblico é meno attrattivo” e forse anche una terza: “il paese sta invecchiando per cui aumenta la percentuale dei “patente muniti”, ed una quarta: “i nuclei familiari si sono ristretti e sono in aumento i single”. Insomma c’è di che farne una indagine sociologica, ma sarebbe poco attinente ai temi ambientali per i quali l’indice km per persona pare più indicato. L’Italia dunque é il paese con più auto per abitanti e ci si attenderebbe un risultato simile in un paese latino come la Spagna che registra invece un comportamento opposto.

Il grafico mostra chiaramente il nostro primato in termini di auto per abitanti

Più interessante, dal punto di vista ambientale, é forse la rilevazione del numero di biciclette per abitante. Il regno della bici, é indubbiamente l’Olanda con un rapporto biciclette/abitanti di 1:1 mentre da noi solo1 su 4 usa le due ruote a pedale. Si può certo dire che l’Italia é un paese montuoso, ma anche la Norvegia lo é eppure é il 4° paese al mondo per densità di bici per abitante: 3 ogni 5 abitanti. Ci sono luoghi nei quali le ‘difficoltà’ nell’uso della bici vengono affrontate trovando soluzioni anche originali, a Stoccarda, ad esempio, i bus e i tram che salgono sui colli della città hanno rastrelliere per le bici, cosicché si possa scendere in bici e salire in tram. Lo stesso vale per i treni che hanno ampi spazi per chi abbia la bicicletta al seguito.

Se vogliamo avvicinarci ai valori degli altri paesi di riferimento dobbiamo fare molta strada, una strada fatta sia di incentivi (la Francia offre fino 4000 euro per chi rottama l’auto e compra una bici) ma soprattutto di strutture che la rendano fruibile, ciò vuol dire piste ciclabili sensate e vie esclusive, corsie preferenziali e piani per il traffico che ne considerino la dignità di mezzo di trasporto a tutti gli effetti come del resto merita. C’é anche una non meno importante questione culturale, mentre ad esempio in Germania le bici hanno la precedenza e viene naturale all’automobilista darla, da noi usare la bici può trasformarsi in un esercizio ad alto rischio. Infine occorrono utilità che la rendano più fruibile e comoda, stalli, spazi sui treni, rastrelliere sui bus ecc…

Insomma dalle strade che si hanno e da quelle che si costruiscono si può ben capire in quale paese ci si trovi, ma forse anche per quali facilità disponi.

La foto di copertina mostra la fitta rete di TPL di una cittadina tedesca di 80.000 abitanti.

Key Figures on Europe 2022

LUCIANO DAMIANI

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