Almanacco civitavecchiese di Enrico Ciancarini – La Signora della Sambuca. Mafalda Molinari

di ENRICO CIANCARINI

Solo una volta ho avuto l’occasione di incontrarla. Era il 2000, campagna elettorale per le regionali nel Lazio (vinte da Storace), un caro amico e collega romano mi chiese di dare una mano ad un candidato del centrodestra. Uno dei promotori della candidatura conosceva bene la Senatrice e fu organizzato un incontro a casa sua. Andai con loro, ci ricevette nel salone di Via Berbera 2. Parlammo per una mezz’ora, lei ascoltò il giovane candidato che le espose le sue idee, promise un aiuto e ci congedò. Troppo poco per affermare di averla conosciuta.

In un libro dedicato alle donne nella Storia di Civitavecchia, la presenza di Mafalda Molinari è assolutamente doverosa, viste le molteplici attività nel campo imprenditoriale, politico, sociale e culturale della vita cittadina in cui si è sempre ritagliata il ruolo di protagonista, anche se spesso nell’ombra.

Per raccontare la leadership che la Signora della Sambuca civitavecchiese ha conquistato nel mondo dei liquori, bisogna partire da lontano, da quel “migliore negozio di generi coloniali, rosoli, vini forestieri, cioccolata, frutti candidi” di Civitavecchia che il cavaliere e capitano palermitano Carlo Merlo raccomanda nella sua guida “Un cenno della Città di Civitavecchia” stampata nel 1856 dalla Tipografia Strambi. Il proprietario è Luigi Manzi, originario di Casamicciola, sull’isola d’Ischia, in esilio a Civitavecchia. Merlo svela che “il primo lavorante che prepara il tutto è Giuseppe Moccia napolitano, ch’è stato 11 anni primo lavorante nel conosciuto negozio in Napoli di Lambiasi, tra le altre cose egli fa un liquore detto Zambuchella, che a mio gusto, preferisco all’anisette di Bordeaux”. Lo stesso Manzi, in una lettera datata Civitavecchia, 9 giugno 1851, informa i suoi amici genovesi della nascita del liquore, che definisce una copertura per la sua attività clandestina:

“Ora ho impiantato una piccola azienda, per me un pretesto e schermo al perseguimento della nazionale aspirazione: produco una anisetta fina che fa ottimamente star lo stomaco dopo il pasto”. Il primo estimatore della Sambuca Manzi non poteva essere che il primo patriota italiano: Giuseppe Garibaldi. A seguito degli strascichi della ferita riportata sull’Aspromonte, l’Eroe si reca nel 1864 ad Ischia per curarsi nelle terme di proprietà di Luigi Manzi, suo estimatore di limpida e sincera fede patriottica. In una lettera inviata alla moglie, Gioconda Gallinari, rimasta a Civitavecchia, il negoziante scrive: ”Carissima, giorni or sono ebbi l’incommensurabile onore di ricevere la visita del generale Garibaldi, fu cordialissimo, nonostante i mali che lo affliggono: prese anche sulle ginocchia il nostro piccolo Cornelio e di poi del caffè, degustò il mio liquore da cui sembrò trarre rinnovellata forza e giovamento tanto da ordinare un caratello”.

Le poche righe suggeriscono che la moglie, esponente di una nota famiglia d’imprenditori civitavecchiesi, quando il marito si reca nella sua isola natale ad occuparsi delle altre attività imprenditoriali di famiglia, sia lei a gestire il negozio di coloniali e la piccola distilleria posta in Prima strada in cui è prodotta la sambuca.

Luigi muore il 29 maggio 1873 ed è Gioconda, madre di sette figli fra cui Cornelio, a mandare avanti la ditta nelle sue sedi di Civitavecchia e di Casamicciola. Nel 1883 la località campana è distrutta da un terribile terremoto ed è lei a risultare inserita nella Relazione ufficiale che elenca i proprietari danneggiati dell’Isola d’Ischia (1885). Gioconda Gallinari è la prima signora della sambuca civitavecchiese.

La sambuca è il liquore tradizionale di Civitavecchia ed è interessante che nella sua storia secolare la presenza femminile sia una costante. È Ida Mancini in Fanuele che Carlo De Paolis in Core citavecchiese definisce donna indimenticabile la seconda signora della sambuca civitavecchiese. Nel 1939 la signora firma la costituzione della Società anonima “Sambuca Manzi”, di cui è amministratrice, per la fabbricazione ed il commercio all’ingrosso ed al minuto del liquore Manzi in società con gli eredi Manzi. La sede sociale è posta al Viale della Vittoria 40 e il capitale sociale ammonta a Lire 6.000. Ma la società non dura molto e nel dopoguerra i Fanuele danno vita alla FA.MA. altra distilleria che produce l’omonima sambuca. La famiglia Manzi prosegue la produzione della sua sambuca fino agli anni Ottanta del secolo scorso quando il marchio è rilevato dalla Molinari che ancora oggi la produce per il mercato laziale.

Se Gioconda Gallinari in Manzi e Ida Mancini in Fanuele sono le prime due signore della sambuca civitavecchiese, la vera Signora della Sambuca di Civitavecchia è senza dubbio Mafalda Molinari che con il padre Angelo e i fratelli Marcello ed Antonio conquistano nel secondo dopoguerra i mercati internazionali affermando la Sambuca Molinari come  marchio leader.

Nell’Annuario industriale di Roma e del Lazio Anno XVII (1939) è registrata fra le industrie di liquori la Società anonima Liquori e affini S.A.L.A. con sede in Civitavecchia, via P. Guglielmotti 5, telefono 3332. L’oggetto sociale è la produzione di sambuca fina, anica (mistrà), alchermes, amaro fernet, cognac fine, champagne, elisir china, grappa, punchs, rhum. Fondata nel 1933 con un capitale sociale di lire 20.000, il presidente ed amministratore delegato è Cheren Gatta, consigliere Remo Coltellacci, esponenti del mondo imprenditoriale e finanziario civitavecchiese.

È forse in questa azienda che Angelo Molinari fa le sue prime esperienze con la formula della sambuca? Nato ad Orte nel 1893, Angelo è un apprezzato ed esperto profumiere, è stato in Francia dove ha potuto approfondire a lungo tecniche e procedimenti di distillazione, interessandosi successivamente anche a tutti i problemi legati alla caffetteria. A Civitavecchia giunge nel 1936 proveniente dall’Etiopia dove gestiva un bar. Con lui la famiglia composta dalla moglie Ermelinda Cori nativa di Acuto, i figli Mafalda (Acuto 4 ottobre 1923 – Civitavecchia 19 ottobre 2015), Mario (Orte 1925-Cadibona, frazione di Quiliano, 1945), Marcello (Orte 1927 – Civitavecchia 2008); l’ultimo Antonio, recentemente scomparso, nasce nella città portuale nel 1940.

Per la Famiglia Molinari il 1945 è l’anno in cui nasce la loro fortuna imprenditoriale ma è anche l’anno in cui Mario, appena ventenne, trova la morte nell’eccidio di Cadibona, in cui trentanove appartenenti a formazioni della Repubblica Sociale Italiana sono trucidati da alcuni partigiani di Savona. Tutto accade l’11 maggio 1945, quando la guerra in Italia si era conclusa il 2 maggio con la resa delle truppe tedesche al comando di Albert Kesserling.

È lo stesso Angelo Molinari a raccontare al pretore di Civitavecchia il 25 novembre 1950 come si svolsero i drammatici momenti in cui il figlio Mario trovò la morte:

Dopo un combattimento avvenuto a Valenza Po, mio figlio Mario, ferito ad un braccio, si arrese assieme al suo reparto (Ufficio Comando G.N.R. di Savona) al Comitato Liberazione Nazionale Valenza PO, il quale assicurò per iscritto l’integrità fisica ai combattenti.

Sennonché mentre venivano trasportati da Alessandria a Savona, nel Colle di Cadibona furono fatti scendere e, dopo la spoliazione dei loro averi, fucilati in massa ad opera dei partigiani. […] Mi consta che mio figlio in un primo momento riuscì a sfuggire alla strage, nonché inseguito, raggiunto ed ucciso”. Tratto da Antonio Martino, L’eccidio di Cadibona, 2009.

La tragica e impunita morte di Mario certamente influì profondamente su Mafalda determinando la sua scelta nel campo politico italiano.

Torniamo alla Sambuca e alla “Nascita di un’icona” come recita il sito aziendale della Molinari:

È il 1945 quando Angelo Molinari, esperto profumiere e conoscitore dei segreti della miscelazione, comincia i suoi esperimenti per creare un prodotto di altissima qualità: la Sambuca Extra. Un liquore dal gusto inconfondibile, a base di anice stellato, la cui ricetta è tutt’oggi segreta. Ha inizio così la storia dell’azienda Molinari”.

Tutta la famiglia lavora al successo commerciale della loro sambuca. È ben nota l’intraprendenza di Angelo e dei figli Mafalda e Marcello che si recano a Roma per presentare ai proprietari dei locali di via Veneto il loro liquore. Sono gli anni della Dolce Vita e la Sambuca Molinari ne diventa il liquore simbolo. Su internet, nei siti specializzati, si narra che “la leggenda vuole che la sambuca con la mosca (un chicco di caffè) nasca durante le riprese de La Dolce Vita, il capolavoro di Federico Fellini […] Secondo gli storici fu proprio Marcello Mastroianni, in un bar di via Veneto, a lasciare cadere un chicco di caffè nel bicchierino di sambuca di uno dei suoi compagni di tavolo, esclamando poi, in tono di scherzo c’è una mosca”.

Il successo commerciale è clamoroso, la Sambuca Molinari è richiesta ed esportata in tutto il Mondo. Ma il successo di un marchio si misura anche in altri modi: se googlate “Sambuca Molinari” otterrete decine di citazioni letterarie, sono numerosi gli autori che nei propri romanzi fanno bere ai loro personaggi la sambuca civitavecchiese. Miracolo anche delle azzeccatissime pubblicità che la Molinari lancia sulla carta stampata e soprattutto in TV. Sono gli anni del Carosello, nel sito aziendale sono riprodotte molte delle loro pubblicità apparse in televisione con protagonisti Paolo Stoppa, Walter Chiari, Adriano Panatta e tanti altri. Gli slogan sono altrettanti successi: “Non si dice Sambuca si dice Molinari”, “La gente famosa beve Molinari”, “Si beve in tanti modi, si chiama Molinari” e “Molinari è lì”.

Nelle pagine dei manuali di marketing si trovano sempre citate ad esempio le loro provocatorie pubblicità. Anche nelle riviste straniere la loro pubblicità è molto accattivante e innovativa. Su una rivista americana del 1973 oltre a pubblicizzare il liquore, la Molinari offre in vendita quattro bicchieri per degustarla e la tee-shirts con il loro marchio.

A proposito di marchio, all’Archivio Centrale dello Stato troviamo la richiesta per il Brevetto per marchio d’impresa con cui il 19 maggio 1960 alle ore 10.50 la Ditta Prodotti Molinari di Cori Ermelinda, con sede in Civitavecchia, via Berbera 2, deposita il marchio Sambuca Molinari extra tipo esportazione con i colori rosso, nero, bianco e grigio. Anche la signora Ermelinda ha così diritto di essere annoverata fra le signore della sambuca civitavecchiese.

Sul numero di Momento Sera di mercoledì 12 – giovedì 13 luglio 1967 è pubblicata una deliziosa intervista ad Angelo Molinari amministratore unico della Prodotti Molinari SpA intitolata “Il segreto per diventare capitani d’industria: volontà e cordialità”.

L’intervista, non firmata, è rilasciata “nel suo studio che dà le spalle al mare e al sole, a quattro chilometri da Civitavecchia, lungo la via Aurelia dove sorge il nuovo stabilimento che produce la famosa sambuca”. Nel 1959 nasce il primo opificio semi-industriale, nel 1964 quello di cui si parla nell’intervista del 1967, il terzo nel 1975 in provincia di Frosinone. È lui a raccontare i primi anni:

Nel 1944 il nostro piccolo laboratorio funzionava nell’interno di un vecchio stabile di Civitavecchia. Nel 1957 avevamo un laboratorio che era definito il più grande del Lazio: a cavallo di quei due periodi producevamo dieci bottiglie al giorno di sambuca e ci sembrava di avere risolto il problema… Oggi in questo nuovo stabilimento la capacità produttiva è di ventimila bottiglie”.

Oggi l’azienda dà lavoro a 71 dipendenti e registra ricavi al 31 dicembre 2020 per oltre cinquanta milioni di euro.

Angelo Molinari parla dei suoi figli che collaborano con lui nell’azienda: “Marcello che dirige il laboratorio, Mafalda che si occupa dell’amministrazione, Paola, esordiente nello stesso settore amministrativo e Antonio, interessato ai rapporti con l’estero. Antonio è laureato in filosofia – una laurea con 110 e lode – ma non ha esitato a varcare le soglie dell’azienda paterna per assumersi dirette responsabilità”.

Prosegue parlando di Marcello: “oltre questa porta lavora Marcello. Io ci vengo raramente qui, perché è Marcello che si occupa del laboratorio. Direi che è quasi geloso di una presenza altrui ed è giusto che sia così, è giusto che lui, come gli altri miei figli, conoscano e rispondano a fondo del loro settore”.

Il giornalista chiude la sua intervista con Mafalda, il padre “guarda oltre una vetrata dalla quale si vede Mafalda al suo tavolo di lavoro. È come se Angelo Molinari volesse mostrare i suoi gioielli che sono appunto i figli, degni continuatori di una attività che ha fatto di Civitavecchia la patria della Sambuca”. Angelo Molinari muore nel 1975.

Mafalda Molinari con i fratelli Marcello ed Antonio eredita l’azienda e ne diventa amministratrice ma non si limita solo all’attività imprenditoriale.

In campo politico è particolarmente attiva nel campo della Destra a livello locale e nazionale, “retaggio certamente dovuto alla tragica morte del fratello Mario”. Sul Secolo d’Italia, che la commemora dopo la morte avvenuta il 19 ottobre 2015, è ricordata come consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano a Civitavecchia “che allora era una specie di Stalingrado, nonché commissario delle sezioni missine della zona. Era amica di Almirante, di Romualdi e dei massimi vertici del partito, che la tenevano in grandissima considerazione”. Quando il Movimento si trovava in emergenza finanziaria e aveva bisogno di un urgente aiuto finanziario, Mafalda Molinari era sempre disponibile a sostenerlo. Anche nella realtà poco conosciuta delle famiglie dei reduci e dei caduti della RSI la sua generosità era pronta ed apprezzata.

Nel 1994, l’anno della vittoria del Centrodestra guidato da Silvio Berlusconi è candidata senatrice per il collegio di Civitavecchia per il Polo del Buon Governo. Riporta 60.011 voti, con la percentuale del 41,07, surclassando il candidato dei Progressisti, Piero Salvagni, che si ferma a 49.485 voti (33,87%). In Senato è inserita come membro nella Commissione Lavori Pubblici dal 31 maggio 1994 al 16 febbraio 1995, quando trasloca alla Commissione Bilancio, in cui rimane fino allo scioglimento delle Camere avvenuto nel 1996. In quegli anni è firmataria o cofirmataria di numerose proposte di legge.

Aveva un carattere forte, mitigato dalla sua apparente mitezza, che le consentiva sempre di raggiungere il suo obiettivo politico” è il giudizio che il Secolo d’Italia le dedica. I fratelli l’avevano soprannominata “il Colonnello”. 

Nel sociale si è sempre dimostrata disponibile e generosa nell’aiutare chi avesse bisogno e bussava alla sua porta, sono molti i civitavecchiesi che le debbono riconoscenza e gratitudine. Nel 2006 crea la Fondazione Angelo Molinari onlus (oggi al nome del padre si è aggiunto il suo) che opera nel campo dell’assistenza sociale e socio-sanitaria supportando le associazioni di volontariato e l’ASL. Oggi a presiederla è la nipote Inge Molinari, che ricopre ruoli anche nell’azienda di famiglia con i fratelli Mario ed Angelo, nuova conferma che la storia della sambuca civitavecchiese ha sempre messo in evidenza donne che si sono conquistate il ruolo di protagonista, ricoprendo ruoli attivi e apicali.

Il collega al Senato Giuseppe Valentino così ricorda Mafalda Molinari al momento della scomparsa sul Secolo d’Italia:

Era una donna straordinaria, di grande umanità coerente sempre con le sue idee, la sua vita è stata scandita da un palmares di risultati straordinari, non solo nel campo dell’imprenditoria, ma anche in quello della politica sociale. Ricordo la sua grande generosità, dal profilo bassissimo per evitare che si sapesse, perché era una donna umile quanto capace”.

Non posso che condividere tale giudizio che ha trovato ampia conferma nelle persone a cui ho chiesto un ricordo di lei.

Caparbia, umile, generosa. Mafalda Molinari è stata per anni la Signora non solo della sambuca ma anche della nostra Città che ha sempre aiutato, conquistandosi di diritto un posto in prima fila nel virtuale Pantheon delle donne protagoniste della Storia di Civitavecchia. 

La nostra Città le deve molto e ancora non ha saldato il debito che ha contratto con Lei.

 ENRICO CIANCARINI