“PAROLE DI DONNA” A CURA DI VALENTINA DI GENNARO E ANNA LUISA CONTU – DESDEMONA o DEL FEMMINICIDIO

di ANNA LUISA CONTU

Questo articolo è la sintesi  tratta da una conferenza che feci qualche anno fa per la Consulta delle Donne, in cui analizzavo l’opera OTELLO di W. Shakespeare secondo i più recenti  approcci critici, in particolare i cosiddetti Women’s Studies che stimolarono una diversa prospettiva con cui guardare l’opera d’arte.

“Othello”, l’opera, è la storia di un femminicidio, anzi di due femminicidi, di Desdemona  e della sua dama di compagnia Emilia, da parte dei rispettivi  mariti.

Del termine “femminicidio”  bisogna evitare ogni fraintendimento semantico, come spiega Michela Murgia.

Il termine femminicidio non indica che una donna  è stata uccisa, ma indica il motivo per cui è stata uccisa.  E’ femminicidio quando  la donna  viene uccisa perché si rifiuta di comportarsi secondo i desideri e i canoni imposti dalla visione del mondo maschile, rifiuta di rispondere alle aspettative degli uomini, al  loro senso di potere e di possesso, disconosce i ruoli  che il patriarcato ha imposto  alle donne.

Il femminicidio, poi, non si esaurisce nella morte fisica;  la sua pregnanza va oltre l’estrema conseguenza della soppressione fisica di una donna, ma nella pratica di mortificazione, sopraffazione, abuso e molestie che milioni di donne subiscono in tutto il mondo dall’oppressione che un sesso, quello maschile, esercita sull’altro.

Sempre secondo la definizione della Murgia, è femminicidio la morte professionale che impedisce alle donne di raggiungere le posizioni apicali nel lavoro, la rinuncia allo stesso per la maternità in mancanza di uno stato sociale efficiente.

È femminicidio anche il giudizio estetico e morale costante sui corpi e sulle scelte che condiziona la vita fisica e psichica di tutte noi.

IL FEMMINICIDIO E’ UNA PRATICA DI NEGAZIONE E CONTROLLO DELLA LIBERTA’ FEMMINILE.

Perché  gli uomini hanno paura della libertà femminile?

La risposta a questa domanda non può essere in come sono o vogliono essere le donne. Ci sono uomini che si interrogano sul peso che ha avuto “ la virilità” nella loro formazione  e nei modelli di civiltà finora conosciuti. Ma sono un’esigua minoranza. Dietro l’apparente fortezza  e autonomia degli uomini si nascondono fragilità e dipendenze innominabili, come spiega Lea Melandri.

Spesso dentro una persona che attua un femminicidio, dopo un crescendo di maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, si nasconde un maschio mai cresciuto cui si spalanca l’abisso se la donna si allontana; un maschio capriccioso e infantile che brandisce il coltello per un rifiuto; un maschio represso, insicuro della propria identità sessuale , incapace di dare nome al proprio desiderio. Questi maschi   uccidono le donne non solo perché vogliono torcerle alla loro volontà ma perché esse non corrispondono all’oggetto inconfessato del loro desiderio.

La figura dell’uomo si rimpicciolisce, diventa “meno adatto alla vita “ , come dice Virginia Woolf , se le donne non si fanno trovare nei luoghi o nei ruoli assegnati loro dalla società patriarcale a sostegno dell’individualità e del compito sociale dei maschi.

C’è una battuta di Otello che sottolinea quanto ho appena detto nell’atto III scena iii ed è riferita a Desdemona

Creatura esemplare! La mia anima sia dannata                                        

Se non dovessi amarti più e se non dovessi amarti

Il  CAOS RITORNERA.”

Otello è una tragedia Shakespeariana scritta nel 1604 ed è una delle più conosciute anche da parte di chi con Shakespeare ha una frequentazione rara o nulla. Otello è l’archetipo dell’uomo geloso , dell’uomo  che, per il sospetto che la moglie lo abbia reso becco , la uccide.

Per me Otello, la tragedia, è una delle opere di Shakespeare più moderne, in cui incontriamo temi che si attagliano al nostro tempo in maniera sorprendente: il problema dell’identità e quindi del rapporto con l’ALTRO,  l’amore romantico e l’amore coniugale,  il rapporto uomo-donna,  lo scontro di civiltà tra l’Occidente cristiano (Venezia) e l’Oriente islamico ( I turchi) , il razzismo, naturalmente. Ma anche temi ancora più sorprendentemente moderni: l’uso del linguaggio e  il potere dell’affabulazione per irretire le menti. Se ci pensiamo bene, Iago nella sua costruzione fantasmatica  dell’infedeltà di Desdemona costruisce una bufala, una fake news per convincere Otello.

Naturalmente darò per scontato che tutti conoscano la trama di questa storia che Shakespeare trasse  da una novella dell’italiano Giraldi Chinthio e che rese carne e sangue attraverso la profondità della sua parola.

E seppure la tragedia ha per protagonisti Otello ed Iago (il numero di parole del testo di entrambi raggiunge il 56%, Desdemona solo il 10%) e molti critici sottolineino che il conflitto centrale della tragedia sia lo scontro tra il bene e il male, in realtà il conflitto avviene sul corpo di una donna, sulla sua libertà, sulla libertà della parola femminile, sul controllo della sua sessualità.

Otello non è solo,quindi,  una tragedia della gelosia, essa è la messinscena dell’immaginario misogino e razzista e della violenza che queste due patologie,  il razzismo e la misoginia ,scatenano.

Solo a partire dagli anni ’70 un diverso approccio critico si è andato sviluppando nell’analisi delle opere letterarie e delle opere di Shakespeare in particolare. Il movimento femminista e i cosiddetti Women’s studies  stimolarono il  processo di una diversa prospettiva con cui guardare un’opera d’arte.

L’atteggiamento di Shakespeare verso le donne, verso le donne–personaggio,  è  complesso  ed esprime  straordinarie sfaccettature, e  non dobbiamo dimenticare che parliamo di un drammaturgo maschio che ha scritto in un periodo in cui la condizione della donna non è neanche paragonabile a quella della nostra epoca ma che nella sua grandezza, nella sua profonda capacità di introspezione dell’animo umano, è capace di scrivere pagine di  grandissima tenerezza e di intima partecipazione.

All’opera del poeta si è sovrapposta una tradizione critica  che ha teso ad enfatizzare  il ruolo dei personaggi maschili,  delle fantasie maschili, e dei temi tipicamente maschili. Secondo questa critica le donne erano confinate negli stereotipi di genere. Invece la critica femminista ha messo in evidenza come le donne presenti in Otello, Desdemona, Emilia e Bianca diano forma in modo significativo alla trama, ai temi, ai conflitti e ai movimenti di Otello . La stessa figura di Desdemona , che nella critica tradizionale viene considerata passiva verso il marito, cieca di fronte alle manovre di Iago e ottusa nella sua insistenza per il reintegro di Cassio, proprio l’uomo che Iago insinua  di essere il suo amante,  acquista una diversa valenza, trovando nelle parole del testo shakespeariano, i motivi di una differente interpretazione.

Desdemona

Desdemona è una giovane donna bianca che trasgredisce le gerarchie  della sua patria, della sua razza e della sua classe sociale, fuggendo e sposando Otello, il generale nero al servizio della Repubblica,  compiendo a “gross revolt” .

Lei è un soggetto  sessuale desiderante, che dà voce al suo desiderio sessuale, ha sposato Otello di sua volontà e non ha paura, neanche di fronte al consiglio e al doge, di proclamare a gran voce “ trumpet to the world” l’amore per Otello e il suo diritto a goderne. Il suo discorso sull’amore verso il marito mostra come arrendersi possa essere azione appassionata, una libera dedica di se stessi che presuppone uguaglianza, non servitù.

In realtà lei è una donna trasgressiva  e la prima forma di trasgressione è la sua disobbedienza al padre. La sua disobbedienza, la sua fuga e il matrimonio con Otello,   sovvertono i rapporti di dominio  dentro la  società  veneziana rappresentata e la società inglese  nella quale l’autore di Otello viveva e scriveva. Durante questo periodo , fine ‘500/ inizio’600 la crescita del patriarcato fu deliberatamente incoraggiata dallo Stato Assoluto. I sovrani che erano tali per diritto divino, si considerano i padri politici del loro popolo. Il regno era il macrocosmo , la famiglia il microcosmo e in entrambi il padre governava in maniera assoluta e la famiglia subordinata al padre.

Pertanto la trasgressione di Desdemona è dirompente e violenta  perché sfidando apertamente il patriarcato ,  il potere spesso tirannico del padre  e il destino che la società le ha imposto e impone a tutte le donne, diventa soggetto attivo, padrona del proprio destino.

Diversamente da Otello, che desidera uniformarsi e integrarsi nella società veneziana, Desdemona  ne vuole scappare e per sfuggire ad un destino già tracciato per lei dalla sua condizione di genere, sceglie un uomo che è l’opposto di tutto ciò che è il padre e i suoi pretendenti veneziani. Si è innamorata di Otello ascoltando la musica delle sue parole, il racconto favoloso delle sue avventure, delle sue sofferenze e delle sue valorosa gesta di guerriero, il racconto dei vasti mondi , dei deserti, delle montagne, degli abissi di pietra , dei popoli lontani e affascinanti. Desdemona ascoltava questi racconti con avidità, commuovendosi   e desiderando essa stessa di essere al posto di un uomo simile.

La magia delle parole di   Otello  ha conquistato Desdemona “ Il vero volto di Otello io lo vidi nel suo animo” non   l’uso dei i filtri magici,  le pratiche infernali di cui lo accusa Brabanzio, il padre di Desdemona , che non può credere che la sua figlia bianca, quella figlia che non chiama mai per nome,  possa desiderare un uomo nero,

“una ragazza timida,

così quieta e tranquilla  che arrossiva

persino  di  se stessa. E sfidando la sua natura

la sua giovane età, la gente, il senso dell’onore

tutto, insomma, si sarebbe innamorata

di chi le metteva paura soltanto a guardarlo.”  ( Atto I, iii) .

Nella società borghese puritana è innaturale per una donna bianca sposare un uomo nero. Quindi il fatto che abbia scelto un uomo al di fuori del suo paese, della sua razza e del suo ceto sociale rende Desdemona “ deviante” dal “normale” comportamento di genere  e quanto questo fatto sarebbe stato considerato deviante e fosse profondamente radicato nella psiche dei maschi del dramma  , è visto dal commento  che Otello fa quando Iago inizia a piantare i semi  del sospetto dell’infedeltà di Desdemona nella sua mente

Eppure  come la natura sviata dalle sue leggi…”

Pertanto il fatto che Desdemona svii dal cammino tracciato per lei rifiutando i giovani più belli del suo stesso paese, della sua razza, e del suo ceto sociale, per correre al “soothy bosom” al petto fuligginoso di Otello  è altrettanto grave  e incriminante del suo atto di disobbedienza.

Ritornerò su questo punto perché voglio aprire una parentesi sul razzismo che è presente nella tragedia e si lega al concetto che dell’amore e del sesso ha questa società e come viene rappresentato nella tragedia.

Per quanto il suo ruolo di capo militare  sia indispensabile alla sicurezza di Venezia, e sia un Moro acculturato e cristiano, pieno della grandezza dello spirito rinascimentale, Otello  soffre di una profonda discriminazione razziale all’interno della società veneziana .  E’ considerato “ an erring barbarian”, un barbaro vagabondo, un diverso, uno straniero.  Nelle parole di Iago, che pure ne riconosce la natura  nobile, libera e costante, egli è “ thick lips “   labbra grosse, e viene chiamato con disprezzo “ Sua Negritudine”  o Barbery horse, stallone  berbero.

Ma questa discriminazione antropologica diventa discriminazione metafisica nel momento in cui il Nero viene identificato con l’Altro Assoluto, cioè il Demonio.

Nell’ Atto I Iago, che ha già messo in atto il suo complotto a livello sociale, per suscitare la rabbia e la reazione di Brabanzio alla fuga di Desdemona  gli dice che in quel momento il diavolo lo sta rendendo  nonno:

    proprio ora, in questo preciso momento un vecchio caprone nero / sta montando la vostra bianca agnella

A parte l’opposizione bianco e nero, l’uso del verbo “tupping “ tipico della copula animalesca, l’espressione “black ram “  ha  una valenza multipla: allude ad Otello e al colore della sua pelle , ma anche al colore del diavolo nell’iconografia  medievale-rinascimentale;  e “caprone”, sempre in quell’iconografia, rimanda ad una delle figurazioni del diavolo.

La domanda che ha impegnato molta critica  di Otello è quali siano le motivazioni di Iago nel costruire la calunnia dell’infedeltà di  Desdemona.  Nel testo  ne emergono diverse : l’odio che ha verso Otello che non lo ha scelto come luogotenente e questa mancata elezione, secondo i codici puritani dell’epoca, è quasi espressione di una non elezione metafisica, quasi una dannazione. Sospetta che Otello abbia svolto  le sue funzioni nel suo letto e quindi vuole vendicarsi. La sua gelosia non si riferisce alla donna ma alla sua funzione di maschio. Ciò che lo tormenta  non è la gelosia nei confronti della moglie ma  la sostituzione di una funzione : è l’invidia del maschio negro superdotato col quale è difficile competere.  L’adulterio funge da evirazione del maschio,  è  una sorta di castrazione psicosociale, che rende “ il cornuto un mostro e una bestia”  ( Atto IV, i).

In realtà la macchinazione di Iago nasce dalla stessa natura dell’uomo: nell’atto III scena iii, l’atto della grande tentazione di Otello, egli  confessa  che vedere ovunque il male è il vero tormento della sua natura e spesso immagina colpe inesistenti .  Secondo A. Serpieri nel suo “ Otello, l’eros negato” Iago è un represso con una sessualità perversa polimorfa. Un uomo ossessionato da una morbosa  mescolanza  di attrazione–repulsione erotica per la donna e di misoginismo radicale   per il quale l’amore è  basso istinto, libidine  sfrenata , appetito  carnale che solo la ragione ( la repressione ) può frenare.

      

Il rapporto tra Otello e Desdemona è un rapporto di identificazione. Lei è “la sorgente stessa dalla quale scorre il mio rivo, altrimenti si inaridisce”, il puntello dell’acculturazione precaria di Otello. Il loro amore e il loro matrimonio  mostra il potere trionfante della parola. Otello conquista Desdemona con la storia della sua vita ascoltata con “greedy ear”. Lei lo  ha sposato  di sua volontà e  la sua energia, la sua assertività ed autorevolezza è resa possibile anche dall’amorevole responso di Otello verso di lei. Il trattamento iniziale di Desdemona da parte di Otello è un incoraggiamento  alle sue trasgressioni di genere.   È la sua bella guerriera.

Fino al secondo atto , la tragedia è quasi un idillio, anche se noi sappiamo delle trame di Iago, fallite a livello sociale di fronte al doge, ma che ricompaiono  nella trama psicologica e fantasmatica che irretirà la mente di Otello fino ad accecarlo . Questa trama  prende corpo e diventa reale nel terzo atto, scena terza, la scena della grande tentazione, in cui Iago  insinua il sospetto dell’infedeltà di Desdemona  e, ironicamente,  ammonisce Otello di guardarsi dal mostro della gelosia. Otello, resiste, all’inizio, pronto a giocarsi la vita per la fedeltà di Desdemona, ma  il linguaggio di Iago, i suoi artifici retorici, scavano nel profondo della sua  psiche .

Dal terzo atto in poi Desdemona attraverserà tutti gli stadi dell’esperienza di una donna abusata, gli insulti, la violenza psicologica ,  gli schiaffi in pubblico nell’atto IV, scena i ,e poi il suo femminicidio.

Otello è una tragedia del parlare e dell’ascoltare. Otello  verrà distrutto dalla sua sordità nei confronti delle voci femminili morali e per aver ascoltato le bugie di Iago. Nella tragedia  l’intelligenza femminile  e  le voci femminili sono  mortificate, ostacolate, messe  a tacere. E gli uomini irredenti da questa menomazione. La sordità patriarcale alle voci femminili è autodistruttiva.

Per Otello che ambisce ad essere integrato e assimilato dalla società veneziana, che ne condivide l’ideologia  e quindi ne condivide la concezione che ha della donna come oggetto di proprietà di un padre o l’acquisto di un marito, la fedeltà di Desdemona è lo specchio della sua immagine idealizzata di grande e nobile guerriero.

Quando da credito alla supposta infedeltà della moglie, la costruzione di sè che ha fatto crolla ed è il  caos. L’uomo la cui moglie è infedele è un mostro o una bestia cornuta.  L’adulterio funge da evirazione del maschio,  è  una sorta di castrazione psicosociale, che rende “ il cornuto un mostro e una bestia “ ( Atto IV, i). Per controllare una sessualità femminile dipinta come insaziabile, per proteggere la propria  identità maschile minacciata, bisogna che la donna muoia.

ANNA LUISA CONTU