Una lotta esemplare

di ANNA LUISA CONTU

Dieci mesi di lotte, manifestazioni, incontri, richieste a Asl e Comune , dibattiti e studio sui cosiddetti “cimiteri dei resti abortivi” ci hanno portato, noi Donne in difesa della 194,  a stendere un progetto di legge di modifica del DPR 285/1990, il Regolamento Nazionale  di Polizia Mortuaria.

Questo progetto di legge  che abbiamo presentato alla ex Presidente della Camera Laura Boldrini e alla Senatrice Loredana De Petris (che si sono impegnate alla  sua presentazione e a seguirne l’iter) è nato dal nostro approfondito studio della legge 285/1990 riguardo le sepolture dei feti e dei resti abortivi e dalla necessità di rendere  più chiari e meno interpretabili alcune parti di suoi articoli.

Ripercorro brevemente come tutta la questione è nata e si è sviluppata.

Nel gennaio 2020, ben prima che scoppiasse lo scandalo  dei cimiteri romani  con i nomi delle donne che avevano abortito e la data dell’evento sulle croci, noi stavamo combattendo una battaglia contro la ASL Rm4 e il comune di Civitavecchia che,  in aperta violazione di legge e con abuso di potere ,  su richiesta dell’Associazione Difendere la Vita con Maria , concesse un terreno nel nuovo cimitero di via Braccianese Claudia dove seppellire  i prodotti abortivi che la Asl cedeva all’Associazione con  deliberazione e protocollo d’intesa del 18/12/2019 .

Vent’anni prima  avevamo avuto,  nella nostra città,  un altro simile tentativo  di sepoltura dei resti abortivi che allora un forte movimento democratico e delle donne respinse. Quindi quando l’assessore ai cimiteri, sulla stampa,  vantava questo provvedimento come “ atto di civiltà” e “servizio completo” per le donne , abbiamo capito subito dove volevano andare a parare.

D’altra parte nelle sue credenziali alla ASL l’associazione Difendere la Vita con Maria non nascondeva il suo intento ideologico nella  difesa dei diritti del concepito. Come svelato dai numerosi cimiteri scoperti in tutta Italia,   l’intento è quello di minare le basi della legge 194,  criminalizzando la donna che vi ricorre e apponendo  su quelle croci il marchio della colpa, lo stigma della corruzione morale.

Devo ripetere, come fatto in tanti nostri comunicati, che noi donne non siamo contrarie alle sepolture dei feti o dei residui abortivi. Noi siamo rispettose delle scelte delle altre donne. Se una donna vuole seppellire un feto perduto dopo le 20 settimane di gestazione , chi avrà da ridire su quella scelta? D’altra parte la legge 285 prescrive che i feti sopra le 20 settimane siano seppelliti. Ma lo deve fare lei, nella sua privatezza e riservatezza, nella tomba di famiglia oppure il Comune provvede all’inumazione in forma anonima e in sepolture singole. Per i resti abortivi sotto le 20 settimane di gestazione , se la donna non richiede il seppellimento ( e secondo i dati fornitici dalla stessa Asl nessuna donna lo ha mai richiesto ) , la ASL provvede alla cremazione o incenerimento.

Quindi le istituzioni dello Stato, ossia il Comune e la ASL, sono vicine alla donna in quel doloroso e difficile evento della sua esistenza e ne accompagnano le scelte .  Cosa c’entrano terze parti, estranei, associazioni che hanno scopo di speculazione ideologica e politica, con  un’esperienza così intima e privata?

In tutti i suoi 108 articoli il Dpr 285/1990 NON contempla l’istituzione, all’interno dei cimiteri  di aree destinate alla sepoltura COLLETTIVA dei feti e dei resti abortivi. Le uniche aree particolari o reparti speciali  sono quelli destinati a persone che professano  religione diversa dalla cattolica  o a gruppi di stranieri che lo richiedano.

Perciò quando i comuni istituiscono i cosiddetti cimiteri dei resti abortivi, come nel regolamento comunale cittadino in atto, commettono un abuso, una violazione della legge nazionale.

Il nostro progetto di legge  si concentra sugli articoli 7, 50 e 92 che sono gli articoli che interessano le sepolture dei nati morti e dei resti abortivi. Nell’interpretazione Ad Usum Delphini di questi articoli le Aziende Sanitarie cedono i resti abortivi  e i feti non reclamati dalla donna per la sepoltura, ad estranei , a privati, a terze parti che possono disporne nel modo che credono.

Ora questo non può essere tollerato  e la nostra richiesta al legislatore  è che la legge deve esplicitare chiaramente :

  1. E’ la donna, non i familiari o chi per essi, che decide o meno per il seppellimento
  2. l’Azienda Sanitaria non può cedere a terze parti, privati , enti o associazioni, i resti biologici della donna. Nel rispetto della sua scelta il comune e la Asl provvederanno secondo la legge.

Anche nel caso degli art. 50 e 92 il nostro progetto di legge va nella direzione di chiarire che le sepolture dei feti avvengono non in aree speciali, ma in sepolture singole e in anonimato.

Lo scopo di questa  modifica è impedire la speculazione dei “ giardini dei bimbi mai nati”.

L’aborto, spontaneo o volontario, è parte del vissuto millenario della donna, è esperienza di sangue , silenzi e vergogna; esso ha per le donne una valenza che non può essere lasciata nelle mani dei falsi pietisti o anche solo degli zelanti religiosi.

Ad oggi, mentre presentiamo la nostra proposta di legge, la Asl Rm4 ,  con la quale abbiamo avuto un’interlocuzione positiva, ha revocato delibera e Protocollo di Intesa con Difendere la Vita con Maria.

Il comune di Civitavecchia, nonostante le nostre richieste di incontro , nonostante le manifestazioni, le lettere aperte , la diffida  presentata per far revocare le determinazioni di vendita dell’area cimiteriale , non ci ha mai risposto.

Noi donne abbiamo combattuto una bella battaglia, sapevamo quello che stavamo facendo  e  la scoperta dei cimiteri con i nomi delle donne che avevano abortito fa fede della nostra lungimiranza . Non ci siamo fatte sviare da polemiche che pure ci sono state in città. Non abbiamo mai risposto perché i nostri interlocutori erano solo due,  Comune e Asl. Non avevamo nessuna intenzione di essere trascinate in un dibattito ideologico cui l’approvazione della legge 194 nel 1978 aveva messo fine.

ANNA LUISA CONTU