ULTIMISSIME DAL MEDIOEVO – I DUE CONVEGNI DEL CRPEL

NEL 1970 – PROBLEMI E PROSPETTIVE


di FRANCESCO CORRENTI

Numerosi articoli delle penne per me più convincenti e puntuali di SpazioLiberoBlog hanno riaffrontato di recente il tema del perennemente critico avvenire del porto (sedicente) di Roma sul Tirreno centro-settentrionale e della conurbazione edilizia retrostante, trovandomi del tutto d’accordo. È un tema che da sempre (credo da prima degli ottimi “concilia” convocati nei weekend da Marco Ulpio) rappresenta il punto di convergenza o divergenza di storici, politici, esperti, passanti, amministratori, imprenditori, santi e (pochi) navigatori.

Da parte mia, prima studente e poi giovane laureato al suo primo (ed ultimo) impiego, mi sono azzardato presuntuosamente ad inserirmi a mia volta tra le tante voci, con la sola giustificazione d’essere costretto farlo per dovere, prima scolastico poi d’ufficio. L’opinione, espressa ancora pochi giorni addietro, dimostra una sola cosa: è sempre la stessa. Se il fatto sia positivo o negativo lo lascio giudicare al lettore.

Qualcuno potrà dire, infatti, che ho dimostrato la povertà e soprattutto la limitatezza delle mie idee, rimaste pervicacemente ferme e senza evoluzioni e sviluppi da più di cinquant’anni, mentre io potrei vantare la mia coerenza e lungimiranza, per avere immediatamente compreso l’essenza del problema, il nodo fondamentale, anticipando e prevedendo, anche, i criteri essenziali di un corretto rapporto tra potere centrale e poteri da decentrare. Senza aggiungere o togliere nulla all’una o all’altra delle tesi, ho ripescato i miei interventi ai due convegni del 1970.

1. Consorzio Autonomo per il Porto di Civitavecchia

Atti del Convegno tenuto dal Comitato regionale per la programmazione economica del Lazio e promosso dal Consorzio Autonomo del Porto. / problemi del Porto di Civitavecchia e del suo retroterra nella realtà di oggi e nelle prospettive di domani – Aula Consiliare del Comune di Civitavecchia, 28 febbraio 1970, pp.103-104. Intervento dell’Arch. Francesco Correnti, Urbanista del Comune di Civitavecchia

Per ovvi motivi, quanto sto per dire rappresenterà un salto di scala nell’ordine dei problemi qui dibattuti.

D’altro canto, per quanto io parli a titolo personale, il mio intervento non può essere di natura politica, ma rigorosamente tecnica (però non «tecnicistica»).

Da questo punto di vista settoriale e senz’altro secondario, dinanzi alle scelte prioritarie che andranno affrontate nelle sedi più competenti, credo opportuno sottolineare alcuni fatti, che ritengo essenziali.

Abbiamo ascoltato illustri oratori parlare delle funzioni del porto di Civitavecchia: funzioni di ordine programmatico, circa una politica a livello regionale ed interregionale; funzioni di ordine pratico, nelle loro implicazioni organizzative riguardanti il potenziamento e l’ammodernamento del porto stesso. Tutti sono stati concordi nel riconoscere al porto di Civitavecchia una grandissima capacità incentivante per tutto l’Alto Lazio, per l’Umbria, per l’Italia Centrale intera.

Tuttavia, anche se voglio ritenerlo sottinteso, mi sembra che in nessuno degli interventi si sia parlato, esplicitamente, della capacità di questo porto, del porto di Civitavecchia, di dare uno sviluppo sociale ed economico alla città di Civitavecchia.

Purtroppo, è questo un aspetto sintomatico di una procedura, che è esattamente il contrario di quanto viene – da tutti – proclamato e ribadito: la necessità, cioè, di una azione coordinata ed unitaria, che tenga conto delle istanze locali, democraticamente espresse.

Poiché ho premesso che non avrei esulato dall’aspetto tecnico della questione, mi limiterò a citare qualche esempio in tale settore. Civitavecchia ha un Piano Regolatore vigente. Civitavecchia ha anche degli organismi tecnici comunali, delle commissioni e dei consulenti qualificati. Eppure i piani regolatori del porto, i progetti della viabilità che interessa Civitavecchia ed il suo «hinterland», gli studi ufficiali (e si badi che non parlo di iniziative private) vengono ancora calati dall’alto, a fatto compiuto, senza che gli Enti locali siano non dico interpellati, ma neppure informati che tali studi sono in atto.

È doloroso dirlo: questa disorganizzazione, questo procedere con la mano davanti al foglio, si ripete anche localmente, tra organismi che dovrebbero procedere di pari passo.

Non a caso, tra i presenti, non troviamo nessuno dei progettisti del Piano Regolatore cittadino, che pure, in quanto probabilmente qualificati (sono tra i più famosi ed attivi docenti di urbanistica in Italia) avrebbero dovuto essere invitati a dare un loro apporto di esperienza e di opinioni.

È opportuno ricordare che, come la trasversale Civitavecchia-Viterbo-Orte-Terni-Rieti, se non costituirà un asse attrezzato – addirittura con caratteristiche urbane e con poli alternativi e complementari a Roma – ma verrà semplicemente poggiata sul territorio a formare una specie di ponte aereo tra località lontane, non porterà nessun beneficio all’Alto Lazio, così il porto non deve servire solo al potenziamento delle attività delle industrie e degli operatori portuali, ma costituire una delle fonti di riqualificazione della città. Altrimenti, Civitavecchia farà meglio a rinnegarlo ed a favorire ogni iniziativa in altri luoghi.

Ed a questo riguardo, devo rimarcare il grosso equivoco in cui si incorre quando si parla di ampliamento del porto. Il porto di Civitavecchia non va ampliato: va integralmente costruito, anzi «costruiti», perché forse non di uno, ma di più porti occorrerà parlare.

In questo senso, sono d’accordo con chi dice che per il porto si è fatto molto: direi che si è fatto troppo.

Perché in una visione moderna, con le moderne tecnologie, non è possibile continuare a credere che il Porto di Civitavecchia possa essere il bacino traianeo (che deve tornare a far parte integrante della scena e della vita urbana, con attività a quella scala) o una specie di porto-canale, quale si avrebbe con il prolungamento indefinito del molo foraneo, soffocato all’esterno dalla città ed all’interno dal sovrapporsi e dal reciproco ostacolarsi di traffici della più varia natura.

2. Comitato regionale per la programmazione economica del Lazio e Comune di Tolfa, Atti della Tavola rotonda “Prospettive per il turismo e il tempo libero della fascia collinare a nord di Roma nel quadro dell’assetto territoriale del Lazio” – Tolfa, 21 marzo 1970 – pp. 80-81, Intervento dell’Arch. Francesco Correnti, Urbanista del Comune di Civitavecchia

Per prima cosa voglio rivolgere il mio personale ringra­ziamento all’ispettore Lobina (1) per il suo intervento chiaro e convincente. Per il resto, non voglio entrare nei parti­colari delle diverse soluzioni prospettate. Ho invece ascoltato con piacere l’architetto Bacigalupi(2) e il dottor Caratelli (3) (col quale mi sono già altre volte trovato d’accordo) parlare sulla necessità e sulla opportunità di collegamenti fra i diversi livelli di pianificazione e, soprattutto, a livello orizzontale, tra piani urbanistici comunali.

Ho apprezzato anche la proposta dell’ingegner Ingrao (4) perun consorzio di Comuni, che condivido pienamentementre non posso accettare la sua tesi sui numeri e sui calcola­tori elettroniciperché ritengo che prima dei numeri ven­gano le volontà.

Non so cosa sia stato fatto finora in questo senso per quanto mi risultail Comune Civitavecchia che ha da qualche anno un Piano Regolatore, non sa nulla, almeno ufficialmente (e non per suo disinteresse) dei Piani Regolatori di Santa Marinella, di Tarquinia e di Tolfa, per parlare solo dei Comuni immediatamente vicini.

Quale responsabile dell’Ufficio Urbanistico del Comune di Civitavecchia voglio riprendere quanto hanno detto auto­revolmente l’Assessore Simonelli ed il dottor Molinari (5), sulle possibilità di coordinamentoanche con l’Amministrazione Provinciale, e proporre in questa sede una nuova collabora­zione, da impostare e portare avanti fin da oggi nella forma più opportuna, tra quanti intendono operare in questi terri­tori dell’Alto Lazio, tanto legati da reciproche correlazioni.

Soprattutto, chiedo che il compito di promuovere confe­renze di servizi (delle quali gli interventi di oggi hanno ribadito l’importanza), di coordinare le diverse inizia­tive e di diffonderne la conoscenza, dagli organi statali, sempre troppo autonomi nelle loro decisioni, a quelli comu­nali, fino alla stessa ricerca universitaria (che rappresen­ta uno strumento indispensabile per lo sviluppo di idee e di forze nuove) venga assunto, ancor più concretamente di quanto già fatto (che è molto e lodevole) dal Comitato Re­gionale per la Programmazione Economica, nella convinzione che, in un’autentica struttura sociale e democratica, spet­ti al livello più alto di sollecitare un positivo accordo tra forze locali, perché la sola via possibile in questo settore è la via della cooperazione.

FRANCESCO CORRENTI

Note: (1) Dott. Luigi Lobina, del Ministero Agricoltura e Foreste. (2) Prof. Arch. Vincenzo Bacigalupi, relatore (Realtà e prospettive per il turismo e il tempo libero: la fascia collinare a nord di Roma nel quadro dell’assetto territoriale del Lazio). (3) Dott. Silvio Caratelli, presidente di “Intercittà”. (4) Ing. Enzo Ingrao, dell’Ufficio Speciale del P.R.G. del Comune di Roma e redattore del P.R.G. del Comune di Tolfa, relatore (Ricerca di una definizione del problema). (5) Dott. Rinaldo Simonelli, assessore alla Provincia di Roma; Dott. Osvaldo Molinari, consigliere alla Provincia di Roma.