ROMA GIUNGLA di Gino Saladini e Christian Lucidi

a cura di ROBERTO FIORENTINI

Intervista a Gino Saladini e Christian Lucidi

È uscito per Marsilio il quarto romanzo di Gino Saladini, medico legale e criminologo ma anche poliedrico scrittore e animatore culturale. Questa volta è stato scritto a quattro mani con il film maker civitavecchiese Christian Lucidi. Si intitola Roma Giungla e rappresenta un radicale cambiamento rispetto ai lavori precedenti. Per SpazioLibero abbiamo pensato di realizzare una intervista con i due autori, per farci raccontare direttamente da loro di cosa si tratta esattamente.

Gino, direi di cominciare con raccontare la trama del tuo nuovo romanzo, almeno quello che si può dire al pubblico senza svelare troppo.
Roma Giungla è un crime che narra l’espansione della mafia nigeriana a Roma grazie ai legami allacciati con la ‘ndrangheta. Il plot narrativo prende l’avvio dalla scomparsa di un carico di cocaina arrivato al porto di Civitavecchia e si sviluppa con una serie di colpi di scena che conducono il lettore in un mondo criminale che nessuno in Italia ha raccontato in precedenza. Parte centrale del romanzo è l’indagine condotta a Civitavecchia e a Roma da Sandro Sparta, un agente della DCSA, ma l’originalità del racconto è da ricercare nella descrizione del mondo criminale nigeriano. 

Sandro Sparta è un investigatore molto diverso da quelli dei romanzi precedenti. Un personaggio molto fisico, dai modi spicci e assai poco politically correct. Ma anche lui nasconde una ferita, un vulnus. Ce lo presenti?
Sandro Sparta è un uomo ferito nell’anima e nel corpo. È un personaggio complesso. A volte può sembrare cinico. Altre volte xenofobo e misogino. In realtà non è né l’uno né l’altro. Nasconde una forza interiore straordinaria. È un poliziotto vero, un uomo dello stato. Dentro di lui c’è qualcosa d profondo, irriducibile a qualsiasi classificazione.

Rispetto ai precedenti romanzi “L’uccisore“ e “Hypnos” si tratta di un cambiamento di stile davvero drastico. Lì c’era eleganza e ricerca storica qui un durissimo bagno di contemporaneità, quasi iperrealistica. Non temi di spiazzare il tuo pubblico?
Il romanzo vuole spiazzare, far riflettere, sorprendere. Roma Giungla chiede ai lettori di uscire dalla confortevole zona di comfort dei miei precedenti romanzi, dove c’era lo schermo rassicurante del passato remoto. Nelle pagine di questo lavoro c’è il qui e ora della criminalità del presente, feroce, pericolosa, che ci cammina accanto.  

Civitavecchia, la tua città, è qualcosa più di uno sfondo. È quasi una protagonista della storia, tra l’altro raccontata come un terminal d’arrivo del traffico internazionale di droga. Ci spieghi il perché di questa scelta?
Avevo bisogno di un luogo ben conosciuto in cui far muovere i personaggi senza troppe complicazioni. La nostra città, comunque, è uno straordinario luogo dove ambientare noir e crime. Ha un fascino unico.

Firmi a quattro mani un romanzo per la seconda volta. “Hypnos” è stato scritto assieme allo psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronardi. In “Roma Giungla” il tuo co-autore è Christian Lucidi. Due persone molto diverse. Ma tu sei sempre lo stesso. Non ti senti un po’ schizofrenico ogni tanto? Ovviamente si scherza.
Adoro scrivere a quattro mani. Ogni incontro è un’occasione di crescita. Con Vincenzo Mastronardi ho scritto “Hypnos” a completare un viaggio criminologico iniziato più di trent’anni fa. Ce lo dovevamo entrambi. Dopo tanta violenza indagata nel mondo reale, abbiamo inventato violenza letteraria. È stato catartico. Con Christian è stata la logica e naturale evoluzione di un percorso d’amicizia profonda e di collaborazione. Grazie a lui Roma Giungla ha un serrato ritmo cinematografico e mostra dialoghi realistici e molto incisivi. E poi il mio amico e coautore ha una conoscenza davvero profonda della religiosità africana che è entrata in maniera organica nella narrazione.

A questo punto direi di sentire da Christian Lucidi come è lavorare con Saladini. Come avete lavorato? Avete scritto insieme oppure vi siete divisi alcune parti?
Lavorare con Gino è un sogno, perché è scrivere contemporaneamente con un amico fraterno e uno scrittore con un’immaginazione straordinaria. L’alchimia viene da venti anni in cui ci siamo raccontati le nostre vite, da milioni di caffè al bar, da infinite chiacchierate letterarie e da varie cose già scritte a quattro mani. Il bello di lavorare insieme, cosa più unica che rara, è che non c’è ego: ognuno dei due è sinceramente aperto a critiche (anche feroci, purché costruttive), suggerimenti, cambiamenti di rotta. Nessuno dei due ha mai detto, dopo una proposta, “no, questo non lo cambio”. L’unica cosa che conta è ottenere un risultato finale che abbia un senso ai nostri occhi. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, abbiamo lavorato sia assegnandoci delle parti da sviluppare ognuno per conto proprio sia allo stesso tavolo.    
Christian, la tua formazione (è diplomato in cinema al Lee Strasberg Institute di New York) quanto ha contribuito all’evidente approccio “cinematografico” di questo romanzo?
Sicuramente ha avuto il suo peso, ma te la rigiro: Gino ha una cultura cinematografica impressionante ed io sono laureato in “lingue e letterature moderne”, e mi sento in realtà molto più radicato nella letteratura classica che in quella cinematografica. Le scuole sono una bella cosa, ma per scrivere bisogna soprattutto vivere. Potrei dirti, ad esempio, che anche lavorare come portiere di notte in un albergo ha avuto, per tanti motivi, la stessa importanza delle scuole (se non di più). Così come l’andare incontro alle gioie e ai dolori della vita a cuore aperto, senza risparmiarsi.

Torniamo a Gino, per arrivare alla conclusione. C’è molta violenza, spesso davvero efferata ed anche molto sesso decisamente esplicito. Hai voluto Épater la bourgeoisie o è semplice adesione alle logiche del crime contemporaneo?
È pura aderenza realistica alla violenza reale dei mondi che raccontiamo. Il sesso descritto senza pudori, invece, ci è servito a creare un’atmosfera perturbante. Roma Giungla chiede ai lettori di sporgersi sul ciglio di un gorgo oscuro.  

Per finire una domanda che molti civitavecchiesi si staranno facendo. Alcuni personaggi sembrano abbastanza riconoscibili, altri meno. Partirà, secondo voi, una caccia a identificare a chi vi siete ispirati?
Ma no! Forse, inconsciamente, qualcosa qua e là affiora, ma sempre con grande simpatia e rispetto.

ROBERTO FIORENTINI