L’epoca del New Normal

di ROBERTO FIORENTINI
New Normal è un termine originariamente usato nel mondo degli affari e dell’economia per riferirsi alle condizioni finanziarie, causate dalla crisi del 2007-2008, che hanno originato una recessione globale nel periodo 2008-2012. Questa definizione è di Bill Gross, uno dei due fondatori di Pimco, il più grande fondo di investimenti del mondo. “New normal”, nella versione del 2008, rappresentava la nuova normalità al ribasso creata dalla crisi economica. L’idea del “new normal” era che la recessione avesse alterato in modo strutturale il mercato del lavoro. La conseguenza sarebbe stata che avremmo dovuto scordarci la piena occupazione, i grandi profitti e gli alti dividendi. In realtà, il Mercato , prima del Covid 19 sembrava aver ammortizzato i risultati di quella recessione. Questo termine «New Normal», ovvero «nuova normalità», però è stato usato poi anche dalle autorità cinesi per indicare il processo di trasformazione dell’economia del Paese. Si tratta di passare da un modello di crescita fondato sulla quantità, e sul basso costo del lavoro, a un modello basato sulla qualità.
Da quegli anni è iniziato un movimento che vuole riflettere e riconsiderare il modello di sviluppo, in favore di un atteggiamento più rispettoso dell’ambiente e della qualità della vita. L’agenda urbana per l’Unione europea, adottata il 30 maggio 2016 e meglio conosciuta come Patto di Amsterdam, è l’attuazione, a livello europeo, dei principi, degli impegni e delle azioni previsti dalla nuova agenda urbana delle Nazioni Unite, adottata a Quito (Ecuador), nel corso della conferenza Habitat III, svoltasi dal 17 al 20 ottobre 2016. Le due agende urbane, quella dell’ONU e quella dell’UE, condividono, infatti, l’identica visione di uno sviluppo equilibrato, sostenibile e integrato della nostra realtà. I punti sui quali questa nuova normalità si basa sono 12 e sono:
  • qualità dell’aria;
  • housing;
  • povertà urbana;
  • economia circolare;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • transizione energetica;
  • mobilità urbana;
  • transizione digitale;
  • appalti pubblici innovativi e responsabili;
  • posti di lavoro e competenze professionali nell’economia locale;
  • uso sostenibile del territorio e soluzioni fondate sulla natura;
  • integrazione dei migranti e dei rifugiati.
Oggi, in piena pandemia , in molti si stanno domandando se la crisi economica che ne seguirà sarà maggiore di quella del 2008 e la risposta che i più danno sembra essere affermativa. Uno degli effetti immediati del lockdown che è in fase di allentamento in questi giorni, è stato , ad esempio,  lo sviluppo dell’ ecommerce, essendo il “social distancing” connaturato al suo funzionamento, alla sua stessa esistenza. Il comportamento dei consumatori è cambiato negli ultimi mesi ed è altamente probabile che continui a cambiare in futuro. Discorso analogo potremmo fare per lo smart working , cresciuto vorticosamente e destinato ad assumere anche per il futuro un ruolo sempre crescente. Molti altri punti dell’Agenda di Amsterdam sono balzati agli onori della cronaca. Si sta riflettendo sempre di più su una diversa mobilità urbana , con molte più biciclette e mezzi elettrici e , quasi di conseguenza , su un uso maggiormente consapevole del territorio. Si parla ovunque di economia circolare e di riscoperta dell’economia locale. E’ di sicuro prematuro immaginare che la recessione mondiale che certamente seguirà questo periodo, possa spazzare via la globalizzazione ed innescare un secondo decennio del ventunesimo secolo all’insegna della lotta ai cambiamenti climatici e di una revisione dei nostri stili di vita. Ma, di sicuro, oggi, i bruschi cambiamenti dovuti all’impatto del Coronavirus stanno già introducendo nuove pratiche nel modo di vivere delle persone nel mondo. Ed ecco perché gli osservatori più attenti dei cambiamenti sociali si sono già attivati per iniziare a monitorare gli effetti dei mutamenti in corso del cosiddetto New Normal 2020. Appare interessante , però, riflettere sul fatto che nei 12 punti del Patto di Amsterdam, figlio della grande recessione causata dalla crisi dei mutui subprime e dall’esplosione della bolla speculativa del mercato immobiliare USA, già fossero indicate , nero su bianco, tutte quelle scelte che molti analisti indicano come i possibili antagonisti della crisi che stiamo vivendo ora. In pratica se solo avessimo fatto tesoro dei nostri errori del recente passato anche lo shock della pandemia avrebbe potuto farci meno paura, almeno dal punto di vista economico.  
ROBERTO FIORENTINI