Pasqua

di STEFANO CERVARELLI

Da cattolico non posso dimenticare che questi giorni così terribili in cui l’intero pianeta è avvolto nelle spire del coronavirus, di cui le tragiche conseguenze non sto certo adesso a ripeterle, non posso dimenticare, dicevo, che questi sono anche i giorni che ci avvicinano alla Pasqua, massima ricorrenza cristiana.

La mancanza dei tradizionali riti liturgici nelle chiese non costituisce certo un ostacolo a chi vuole prepararsi alla ricorrenza, nel raccoglimento della propria fede.

Le varie reti televisive trasmettono in diretta le funzioni celebrate da Papa Francesco da San Pietro, mentre in streaming si possono seguire le celebrazioni che si tengono nelle chiese locali.

Io, dal mio canto, ho deciso di avvicinarmi a questa particolare Pasqua anche riprendendo letture che approfondiscono il senso della festa che ci apprestiamo a celebrare.

Tra quelle passate in rassegna una in particolare mi ha colpito per la sua sorprendente attualità (non mi riferisco al Coronavirus) nonostante il suo contenuto  risalga ormai a 20 anni fa; è un opera del Cardinale Carlo Maria Martini(1927-2012) che si pone come obiettivo quello di focalizzare l’attenzione sul Sabato Santo, definito “ il giorno del guado” in quanto, volendo semplificare, posto a metà tra il dolore delle morte di Cristo e la gioia della Resurrezione.

Ma non è certo del libro e del suo approfondimento teologico che voglio parlare bensì soltanto proporre un breve capitolo, quello appunto che, come dicevo prima, mi ha colpito per l’aderenza storica e sociale con i nostri tempi.

Ed è condividendo con gli amici del blog questa riflessione che invio loro i migliori auguri affinché possano trovare anche in questi momenti bui, la forza per vivere una Pasqua il più possibile serena.

Una Pasqua che ci faccia vivere il senso vero e profondo del suo significato, facendoci sperimentare il distacco, il passaggio da” terre” ed atmosfere nefaste verso lande più accoglienti sempre consapevoli, però, che la luminosità ed accoglienza di queste “nuove” terre hanno nell’uomo il principale artefice.

“……Nell’inquietudine dei discepoli mi sembra di poter riconoscere le inquietudini di tanti credenti di oggi, soprattutto in Occidente; in questo senso il nostro tempo potrebbe essere visto come un “Sabato Santo della storia”.

Come lo viviamo? Che cosa ci rende un po’ smarriti nel contesto odierno della nostra situazione? Una sorta di vuoto della memoria, una frammentazione del presente e una carenza di immagine del futuro.

a)la memoria del passato si è fatta debole. In realtà non mancherebbero ricordi che potrebbero sostenere e dare fiato, e molte sono le tracce che la tradizione ebraico-cristiana ha lasciato nel modo di concepire la vita, di onorare la dignità della persona, di promuovere l’autentica libertà.

Tale memoria, però, si è indebolita sul piano del vissuto quotidiano. Molti non riescono più ad integrarla nella loro esperienza in modo da ricavarne comprensione sicura del presente e fiducia nel futuro. Il procedere lento, però, progressivo del secolarismo (in forme differenti) suscita la domanda: dove stiamo andando?

In particolare, cresce la difficoltà di vivere il cristianesimo in un contesto sociale e culturale in cui l’identità cristiana non è più protetta e garantita, bensì sfidata: in non pochi ambiti pubblici della vita quotidiana è più facile dirsi non credenti che credenti; si ha l’impressione che il non credere vada da sé mentre il credere abbia bisogno di giustificazione, di una legittimazione sociale, né ovvia, né scontata.

b)Se la memoria delle radice del passato si fa debole, l’esperienza del presente avviene frammentaria e prevale il senso della solitudine. Ciascuno si sente un po’ più solo.

Tale solitudine si riscontra anzitutto al livello della famiglia: i rapporti della coppia, i rapporti con i figli entrano facilmente in crisi e ciascuno ha l’impressione di doversi aggiustare un po’ da sé.

Diminuisce la capacità di aggregazione delle grandi agenzie sociali e persino della parrocchia, in particolare per quanto riguarda giovani.

Si frammentano le aggregazioni politiche e i vari tentativi di coalizione soffrono per il riproporsi di individualismi di gruppo. Ne consegue una autoreferenzialità che chiude su di sé singoli gruppi. In questo contesto non stupisce il crescere di una generale indifferenza etica e di una cura spasmodica per i propri interessi e privilegi.

Siamo dentro un grande movimento di globalizzazione eppure tale processo di universalizzazione degli scambi di beni, di valori e di persone avviene nel quadro di un neoliberismo e di un neocapitalismo che punisce ed emargina i più deboli ed accresce il numero dei poveri e degli affamati della Terra.

  1. c) la fatica di vivere ed interpretare il presente si proietta sull’immagine di futuro di ciascuno che risulta sbiadita ed incerta.

Del futuro si ha più paura che desiderio, ne è segno la drammatica diminuzione della natalità.

Anche quella grande visione di futuro che è espressa nel fenomeno della mondializzazione, fa prevedere per il domani del mondo piuttosto una unità di dominio dei più forti e dei più ricchi, una unità della torre di babele, che non una unità di comunione di beni”.

Carlo Maria Martini- La Madonna del Sabato Santo-Centro Ambrosiano.

STEFANO CERVARELLI