LA DISTRUZIONE CREATRICE. Forse c’è una speranza.

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

In questo momento  un solo imperativo: sconfiggere la pandemia!  Ma, subito dopo il problema allarmante sarà quello di sapere come reagire alla “distruzione” economica. Ancora una volta: è possibile sperare nella sconfitta del selvaggio liberismo dominante? Se andiamo a leggere con attenzione il sistema che contrasta il liberismo abbiamo la possibilità di individuare più di un punto che ci autorizza alla speranza.

Il disastro pandemico , difatti, sta esaltando il concetto di bene pubblico, sta esaltando la produzione di beni relazionali, sta esaltando la necessità della regolamentazione dei mercati, sta esaltando l’agire altruistico. Tutti requisiti che sono ben presenti nel sistema non-liberista.

 Il liberismo non sarà mai sconfitto con argomenti extra-economici (etica, umanità..) ma solo con argomenti “economici”. Per capire meglio il problema, ho elaborato uno schema “secondo il modo geometrico”che riassume i capisaldi dell’antagonista al liberismo dominante. Questi capisaldi, che vari studiosi hanno portato avanti nel tempo, si basano sul punto di vista squisitamente  dell’efficienza, cuore palpitante dell’”economico”.    

IL SISTEMA NON-LIBERISTA(Riformismo)

DEFINIZIONI. Si definisce liberismo il liberalismo nella economia, ovvero l’autodeterminazione dei singoli. Si definisce riformismo il liberalismo nella politica, ovvero l’intervento dello Stato nel settore pubblico.

ASSIOMA.    Il tutto non potrà mai essere la somma delle parti.

TEOREMA I.  L’agire libero, auto-interessato del singolo, non può produrre risultati ottimali. Comunque risultati non migliori di quelli ottenuti da una politica di intervento del settore pubblico (riformismo).

DIMOSTRAZIONE. Se in un ambiente pubblico, cinema, stadio, uno spettatore per vedere meglio degli altri, si alza in piedi ottenendo una migliore visuale, gli altri cercheranno di imitarlo. Si otterrà, così, che tutti gli spettatori avranno la stessa visuale di quella che avevano seduti ma stando “meno comodi”. Un equilibrio, rispetto al primo (seduti) peggiorativo (questa è una banale ma chiara esemplificazione del “dilemma del prigioniero”,teoria atta a dimostrare che l’agire individualistico conduce a equilibri non ottimali, T. Schelling, 1960).

COROLLARIO.  Il liberismo, cioè l’ideologia che sorregge l’autodeterminazione dei singoli, non è efficiente, comunque è meno efficiente del riformismo.

 

TEOREMA II. Il mercato che si auto-regola non produce efficienza.

DIMOSTRAZIONE.  A)  Nel caso di situazioni di inquinamento il produttore, generalmente, percepisce solo i suoi costi di produzione privati decidendo in base a quelli (si pensi a all’ILVA di anni fa). La società civile sostiene i costi di disinquinamento che non vengono fatturati al produttore.

  1. B) Le informazioni sul mercato non sempre circolano democraticamente. Esistono “asimmetrie informative” che conducano a inefficienze( adverse selection, Stigliz,1992)
  2. C) Esistono dei beni che non possono essere consumati in modo privato dall’individuo che li ha “comperati”. Gli altri individui non possono essere esclusi. Se un qualcuno, privato o Stato, costruisce un faro, il consumo del bene (illuminazione) potrà essere usufruito da tutti. Dunque, nessun privato vorrà accollarsi un costo del genere. Il bene non può che essere prodotto dal settore pubblico. Si pensi alla sanità, alla prevenzione nei confronti di rischi altissimi.

 

TEOREMA III. Se il tutto non è la somma delle parti ciò significa che il sistema economico non può essere basato solo sullo “scambio di equivalenti”, cioè sul contratto( di lavoro, commerciale, finanziario: merce contro denaro equivalente, dare per avere).Nel sistema debbono esistere redistribuzione della ricchezza (tassazione progressiva) e reciprocità ( dare per dovere). Lo “star-bene” ( well-being ) delle persone ha necessità non solo di beni materiali ma anche di beni relazionali (per essere felici bisogna almeno essere in due!).

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In sostanza, dall’assioma si deduce che l’interesse privato non conduce all’interesse pubblico, che i mercati liberi e non regolamentati non sono efficienti, che i beni relazionali e la redistribuzione sono essenziali quanto i beni materiali.

Il tutto non è la somma delle parti.

Il tutto è la somma delle parti (gli interessi individuali) più un surplus sociale.

La distruzione pandemica avrà, allora, come risultato una creazione economica più efficiente (e giusta!)?

CARLO ALBERTO FALZETTI