LA DONNA ED IL SACRO : POTRA’ MAI UNA DONNA DIVENIRE SACERDOTE?

di CARLO ALBERTO FALZETTI

La Festa dell’8 marzo sospesa ovunque (o quasi) invita ad alcune riflessioni che compensino il mancato appuntamento. Scelgo il tema della donna ed il sacro. Il primo sotto-tema può essere quello del sacerdozio.

La parità tra i due sessi ha registrato, nel tempo, progressi. Ma  sul tema del sacerdozio la Chiesa appare irremovibile. Mai un essere di sesso femminile potrà essere soggetto agente del mistero della transustanziazione!!

LA TESI DELLA CHIESA

Il sacerdozio non può che essere riservato agli uomini (nel senso di sesso maschile) come segno di Cristo “sposo”che si consegna all’Eucarestia. E per impersonare il Cristo, che è di sesso maschile, non può che essere una persona dello stesso sesso. Tutto questo non è una disposizione storica ma, appartenendo al “deposito della Fede”, non potrà mai essere soggetto a mutamento ( così la Congregazione della Dottrina della Fede).

Insomma, Cristo deve essere “simbolicamente” presente durante il rito. E se Cristo è un “maschio” ne deriva che il suo ruolo deve essere interpretato esclusivamente da un maschio: una simbologia per naturale rassomiglianza ! (così Tommaso d’Aquino).

Ed ancora, nell’Ultima Cena c’erano solo maschi (sempre che Leonardo non abbia ragione circa la Maddalena), dunque la prima Eucarestia, quella istitutiva, è qualcosa che appartiene, nell’esercizio della celebrazione, al maschio consacrato.

Infine, San Paolo: “ la donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo, rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo…”.( 1 Timoteo 2:11). E di nuovo:  “ Il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa….” ( Efesini 6:2). Date queste condizioni come si può pretendere che  mani femminili  maneggino le specie del pane e del vino cambiandole oltre la loro sostanza?

E le sacerdotesse di Iside? E la Pizia? E le sacerdotesse di Eleusi? E la Virgo Vestalis Maxima? E le guru dell’induismo e del Buddismo? E le sciamane di tutti i tempi?

UNA POLEMICA RISPOSTA  TEOLOGICA

Il sesso acquisito nell’incarnazione da parte delle Seconda Persona Trinitaria è maschile. Ma ciò può essere spiegato per motivi storici e spaziali. Una donna avrebbe avuto enormi difficoltà , se non impossibilità, a comunicare alle “genti”. Il sesso di Gesù  è fattore dello spazio-tempo scelto  per realizzare l’evento della  incarnazione. Non ha alcun significato specifico riguardo alla gerarchia dei sessi. Cristo è maschio per necessità storica (spazio-tempo) ma, in sostanza è maschio-femmina, ovvero supera la distinzione di genere perché il suo messaggio è universale( sesso, razza, tempo).

Il comportamento di Gesù con le donne è eloquente:   non c’è discriminazione alcuna nonostante la società rigida del mondo ebraico. Semmai, atteggiamenti discriminatori appartengono alla Tradizione seguita alla Resurrezione.

Se il simbolismo dell’Eucarestia è quello sponsale, allora se il sacerdote-sposo( in persona Christi) rappresenta il Cristo-sposo che incontra la Chiesa-sposa(in persona Ecclesiae), allora  come fanno i fedeli maschi ad interpretare la femminilità della Chiesa? Tutto questo appare un argomentazione al limite del ridicolo, eppure qui si gioca una importante questione sulla parità del genere!

UNA POLEMICA RISPOSTA ANTROPOLOGICA

La struttura patriarcale della Chiesa  presenta il rito della Eucarestia non come dovrebbe essere secondo le intenzioni originarie ma quale “rito di inversione dei ruoli”: il maschio che si appropria di una fondamentale  proprietà del femminile e, cioè, quella di tramutare attraverso la gestazione gli alimenti in vita, in carne vivente. Con il rito il sacerdote-maschio tramuta l’alimento, pane-vino, in reale carne del Cristo. L’invidia del parto, del miracolo di dare la vita, viene così compensata dal rito mimando il miracoloso segreto del femminile.

UNA CONCLUSIONE POSSIBILE

Ma davvero l’acquisizione del ruolo sacerdotale può essere considerata un obiettivo per la donna? Le conquiste del femminile non debbono realizzarsi solo attraverso l’imitazione dei ruoli maschili. Alcuni ruoli oggi esercitati  dal maschio sono  da superare e, dunque, da non imitare.  L’identità del femminile per emergere in pieno non necessariamente richiede l’appropriazione di tutti i ruoli  giocati dal maschio. Esiste una identità del femminile “alternativa” al ruolo maschile (essenziale è la posizione della grande Ida Magli sull’argomento, Storia laica delle donne religiose,1995).

CARLO ALBERTO FALZETTI