Il Fenomeno delle Migrazioni Internazionali: Statistiche e Concetti (Parte 1)

di ELEONORA TRAPPOLINI

1. Le migrazioni nel mondo

Il fenomeno della migrazione è antico quanto l’umanità. L’uomo si è sempre spostato fin dall’origine; movimenti di singoli e gruppi, scambi commerciali, invasioni cruente o colonizzazioni pacifiche hanno costruito la storia dell’umanità. Il movimento di popolazioni, nelle sue varie forme e diversi esiti, ha sempre accompagnato la creazione di società stabili. Tuttavia, quando in epoca moderna fu definito il concetto di nazione e furono istituiti gli Stati nazionali, la costruzione delle identità nazionali si basava sull’idea di comunità omogenee, racchiuse entro confini ben definiti. In questo contesto, le migrazioni hanno sempre rappresentato un “ostacolo” rispetto ai progetti di formazione di società coese sotto l’insegna della bandiera nazionale. Lo straniero, identificato anche come “l’altro”, era considerato generalmente un portatore di lingue e abitudini diverse da quelle localmente prevalenti, che veniva ad insediarsi sul territorio nazionale.
Oggi ci troviamo di fronte ad un mondo in continuo movimento. Le migrazioni si presentano come un fenomeno visibile e controverso che sta trasformando le città in società multietniche. Per milioni di persone, e più precisamente per i migranti volontari, cambiare paese è una necessità inderogabile, significa coltivare la speranza di ricostruirsi una vita, sopravvivere, migliorare la qualità della propria vita (nel caso dei migranti volontari), per altri, invece, una scelta forzata (nel caso dei migranti involontari).
Secondo le stime del dipartimento dell’ONU per gli Affari Economici e Sociali (UN DESA), il fenomeno delle migrazioni è in costante aumento. Nel mondo, dal 2000 al 2019 il numero dei migranti internazionali è passato da 173 a 272 milioni. Rapportando questi numeri alla popolazione mondiale (6,1 miliardi nel 2000 e 7,7 miliardi nel 2019) si osserva che mentre agli inizi del XXI secolo la popolazione dei migranti era pari al 2,8% della popolazione globale, oggi risulta essere pari al 3,5%, con differenze rilevanti tra le varie aree del mondo. La Figura 1 mostra la distribuzione dei migranti internazionali nel mondo nel 2019. Il continente in cui numericamente ci sono più immigrati è l’Asia con 83,6 milioni di migranti, seguita dall’Europa (82,3 milioni di migranti), dall’America del Nord (58,6 milioni di migranti), dall’Africa (26,5 milioni di migranti), dall’America Latina (11,6 milioni di migranti) e dall’Oceania (8,9 milioni di migranti) (UN DESA, 2019).

Fig 1 Parte 1
Andando ad analizzare le caratteristiche demografiche della popolazione migrante (età e sesso), la maggior parte dei migranti si trova nella fascia di età lavorativa (74%), ovvero hanno tra i 20 e i 64 anni. Il 14% è costituito da ragazzi di età inferiore ai 20 anni e il restante 12% ha un’età maggiore di 65 anni. Se si osserva la struttura per sesso, a livello mondiale, gli uomini costituiscono il 52% della popolazione migrante totale.

2. Le migrazioni in Europa

Considerando il totale degli stranieri in ciascun paese europeo (nati all’estero, regolari e irregolari), al primo posto per numero di stranieri c’è la Germania (13,1 milioni), seguita dalla Gran Bretagna (9,6 milioni), dalla Francia (8,3 milioni), dall’Italia (6,2 milioni) e infine dalla Spagna (6,1 milioni). Tuttavia, per avere una panoramica completa non basta guardare solo ai numeri assoluti dei migranti, ma è bene rapportare queste cifre alla popolazione totale di ogni paese. Escludendo i paesi europei meno popolosi (il Lussemburgo, Monaco, Malta, Liechtenstein, San Marino, ecc…), la situazione è diversa. In testa si trova la Svezia con una percentuale di migranti pari al 20,0% sulla popolazione
totale, al secondo posto l’Austria (19,9%), il Belgio (17,2%), la Norvegia (16,1%) e la Germania (15,7%). In questa classifica, l’Italia si piazza all’undicesimo posto, con una percentuale pari al 10% della popolazione totale (UN DESA, 2019). Da questo si può evincere come in realtà in Italia il fenomeno migratorio non sia singolare o inconsueto nel panorama europeo. Guardando ai membri dell’Unione Europea quindi, il nostro Paese è quello che in percentuale rispetto alla popolazione ha meno immigrati. A destare delle perplessità o delle preoccupazioni dovrebbe essere piuttosto la sua gestione.

3. Le migrazioni in Italia

Come si è visto nel paragrafo precedente, il numero totale degli stranieri in Italia è stimato intorno ai 6,2 milioni (ISMU, 2019). Tuttavia, se si considerano solo i migranti regolarmente residenti (con cittadinanza estera) si contano 5.255.503 cittadini stranieri, pari all’8,7% della popolazione totale (Istat, 2019).
L’immigrazione è stata, ed è tutt’ora al centro del dibattito pubblico e politico. Purtroppo, i dati a disposizione dell’opinione pubblica su questo argomento sono spesso frammentari, il che contribuisce spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio. Consultando i dati forniti da Eurobarometro (1) (2018) in merito alla presenza di stranieri stimata dai cittadini in ciascuno degli Stati dell’UE, emerge principalmente un’elevata incertezza dei cittadini sulla dimensione del fenomeno. Circa un terzo dei rispondenti (32%) non sa fornire una risposta sulla percentuale di immigrati che vive nell’Unione Europea. Coloro che rispondono, sovrastimano questa percentuale, rispondendo intorno al 17%, di fronte al 7% di immigrati realmente presenti negli Stati europei.

In Italia, sebbene la percentuale del campione che non sa fornire una risposta sul numero di migranti presenti nel proprio paese sia del 27%, al di sotto della media europea (pari al 32%), gli italiani sono proprio coloro che mostrano un maggiore distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati realmente presenti in Italia (9%) e quella percepita, pari al 26% (Figura 2). L’errore di percezione commesso dagli italiani è quello più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea (+17 punti percentuali) e si manterrebbe ugualmente elevato anche considerando la percentuale di tutti gli immigrati presenti in Italia (nati all’estero, regolari e irregolari) che, secondo i dati delle Nazioni Unite, corrispondono al 10% della popolazione totale.

(1) Eurobarometro è il nome della pubblicazione ad opera della Commissione Europea che, a partire dal 1973, conduce regolarmente una serie di sondaggi per analizzare le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri. Per la Commissione europea conoscere gli orientamenti dell’opinione pubblica è importante al fine di preparare proposte legislative, prendere decisioni e valutare il proprio operato.  

Fig 2 Parte 1
Questi errori di percezione sull’immigrazione segnalano dunque l’esistenza di una scarsa informazione e conoscenza dell’opinione pubblica sul tema. L’errata stima sulla presenza di immigrati potrebbe anche derivare da pregiudizi radicati negli elettori. In altre parole, chi per principio ha una posizione sfavorevole verso gli immigrati potrebbe ingigantire la portata del fenomeno e averne una percezione distorta.

ELEONORA TRAPPOLINI

(continua con la Parte 2 – giovedi 12 marzo 2020) 
Bibliografia
ISMU – Iniziative e Studi sulle multietnicità (2019). Disponibile a:
https://www.ismu.org/dati-sulle-migrazioni/
Istat. (2019). Struttura demografica della popolazione. Disponibile a: http://demo.istat.it/str2019/index.html
UN DESA – Nazioni Unite Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (2019). Numero di immigrati internazionali. Disponibile a: https://www.un.org/en/development/desa/population/migration/publications/migrationreport/docs/ MigrationStock2019_TenKeyFindings.pdf