IL PALLONE NEL GOLFO O IL GOLFO NEL……PALLONE?

di STEFANO CERVARELLI ♦

Il calcio, ma non solo questo, sta diventando lo strumento principale di propaganda della politica di “sportwashing” da parte delle monarchie più influenti del Golfo, con l’obiettivo di ripulire la propria immagine, dando così al mondo una visione più democratica della stessa e con la speranza di distogliere l’attenzione dalle ripetute violazioni dei diritti umani.

Come dissi in un precedente articolo il Qatar, già nel 2010, ebbe modo di aggiudicarsi il prossimo mondiale di calcio- quello del 2022- al termine di un losco affare politico che vide coinvolta la stessa FIFA, ottenendo anche l’assegnazione del mondiale per club delle edizioni 2019 – 2020-2021.

Intorno all’assegnazione dei mondiali si sono poi accese altre polemiche dovute alle numerose morti di lavoratori, per la maggior parte emigranti, avvenute durante la costruzione dei nuovi stadi. Morti dovute al trattamento disumano al quale erano sottoposti i lavoratori, non ultime l’assenza di adeguate norme di sicurezza.

Non dimentichiamo, inoltre, che il Qatar alcuni mesi fa ha ospitato, nella sua capitale, Doha, i Mondiali di atletica leggera, nonostante si sapesse che le condizioni climatiche, inadatte a tale manifestazione (elevato tasso di umidità e temperature altissime) avrebbero reso problematiche le prove degli atleti specialmente nelle corse lunghe, dove infatti alcuni atleti hanno dovuto interrompere, proprio a causa dell’eccessivo caldo, la loro prova. Una aggiudicazione, anche questa, che ha portato stampato un netto marchio politico di accondiscendenza.

La potenzialità dello sport, come veicolo agli occhi del mondo di una rinnovata immagine di democrazia, non è sfuggita in Arabia Saudita al principe ereditario Mohammed bin Salman che si è reso ben disponibile ad aprire le porte del suo Paese al maggior numero di eventi.

Ed eccolo subito accontentato. Infatti, tra il 2018 e il 2019, il regno saudita ha ospitato una tappa dell’Atp tour di golf, una corsa di formula E, l’incontro di boxe tra Anthony Jousha e Andy Ruiz e, prima delle feste natalizie, la supercoppa italiana tra Juventus e Lazio; all’inizio del nuovo anno si è svolto poi il rally di Dakar con il suo bagaglio di polemiche a causa di incidenti mortali. Nell’area del Golfo inoltre sono previsti altri avvenimenti che culmineranno proprio nel mondiale del 2022 in Qatar.

Ed è proprio questo mondiale, con il suo prezzo di vite umane, ad aver acceso aspre polemiche tra il paese organizzatore ed altri paesi del golfo come l’Arabia Saudita, il Bahrein e gli Emirati Arabi.

Queste nazioni hanno provato a far leva proprio sulle violazioni dei diritti avvenuta in Qatar per lanciare una campagna denigratoria nei confronti di quel Paese al fine di sabotare la manifestazione mondiale o perlomeno indurre la FIFA ad una riorganizzazione dell’evento che veda dividere i diritti organizzativi tra le diverse monarchie.

Di questo piano se ne è venuto a conoscenza grazie alla pubblicazione d documenti hackerati “usciti” dalla posta elettronica dell’ambasciatore emiratino negli USA. Questi documenti sono stati pubblicati da The intercpt il 9 novembre 2017; attualmente, comunque, l’organizzazione del mondiale è ancora saldamente nelle mani del Qatar.

E’ indubbio che proprio per la sua popolarità il calcio rappresenta il miglior” campo “ di battaglia sportivo; ed è proprio sugli impianti, sulla loro adeguatezza, su quelli più riconosciuti ed all’altezza dell’evento esistenti nel Golfo che si è accesa la polemica e nati forti attriti tra i Qatar e il trio composto d Arabia Saudita,  E.A.U. e Bahrein.

Questi paesi si sono infatti rifiutati di partecipare alla Coppa del Golfo in Qatar tanto che la Federcalcio del Golfo è stata costretta a spostare la manifestazione nel neutrale Kuwait, paese che sta cercando di fare da paciere.

Tale tensione non poteva non riflettersi sul comportamento delle varie tifoserie e nell’ultima edizione della Coppa d’Asia non sono mancati momenti di tensione; tanto per dirne una, nella partita di semifinale tra gli Emirati Arabi, padroni di casa, e il Qatar, i giocatori di questa nazionale al loro ingresso in campo sono stati accolti da lancio di scarpe e bottiglie.

Per la cronaca il Qatar ha vinto tutte le partite giocate contro il “trio nemico” nonostante giocasse senza il supporto dei suoi tifosi ai quali è stato negato l’ingresso negli Emirati Arabi Uniti.

Voglio terminare dicendo che comunque – ultimamente – grazie anche allo sport che se contiene elementi divisori – talvolta anche aspri- è in grado di riuscire a trovare, al suo interno, capacità unitive, i rapporti diplomatici sembrano essere migliorati tanto che il Ministro degli Esteri del Qatar avrebbe detto che: ”sono in corso trattative con i fratelli dell’Arabia Saudita per interrompere la crisi del Golfo.”

Risultato di questa dichiarazione è stato che in occasione del mondiale per club ai tifosi dell’Al -Hilal non è stato posto nessun veto all’ingresso in Qatar.

In conclusione, sembra proprio che per le monarchie del Golfo lo sport, in primis il calcio, rappresenti il terreno preferito dove competere e sfidarsi politicamente ed economicamente. Un terreno che li vede litigare ma anche riavvicinarsi, trasformando o credendo di trasformare, forti della propria ricchezza, lo sport nel loro giocattolo preferito.

STEFANO CERVARELLI