IN VINO VERITAS

di ROSAMARIA SORGE ♦

Ho fatto una cosa a cui non avrei mai pensato; o meglio voglio iniziare a fare una cosa a cui non ho mai pensato; scrivere d’altro, allargare i miei orizzonti; del resto per una che si interessa di politica e che riesce spesso a coniare quei lapidari pensierini su fondo pervinca su uno dei tanti inutili social, provarsi a scrivere d’altro, non dovrebbe essere difficile, e poi come dimenticare quel post con quasi 20 mila condivisioni che per qualche giorno mi ha proiettato nel mondo delle influencer; eppure obiettivamente, dotata dalla mia straordinaria capacità di sintesi, mi riescono facili questi siparietti di poche righe, ma parlare di altro che non sia architettura o urbanistica proprio no, non credo di poterlo fare, o invece dovrei accettare la sfida e raccontare altro?
Ma altro cosa? I miei viaggi? Lo fanno in tanti e i miei, anche se a volte avventurosi, non meritano un racconto; poi ci sono i viaggi dell’anima ma quelli lasciamoli tranquillamente riposare dove stanno. In realtà poi d’altro mi sono provata a scrivere, perché sto partecipando ad un libro corale tutto al femminile del gruppo di amministratrici di cui faccio parte in quella pagina facebook che ha smosso non poco le coscienze di tante persone affrontando in prevalenza il tema dei migranti e della violenza sulle donne, ma sarà un libro tutto al femminile, insomma cose di donne solo per donne.
Mi chiedo cosa potrebbe essere tanto interessante da meritare una pubblicazione e per quanto mi sforzo di pensarci non ne viene fuori niente; poi ad essere sincera, tutti questi articoli più o meno colti quante persone li leggono, pubblicati o condivisi sui social incontrano modesto riscontro, i miei come anche quelli di tutti, pertanto spesso rimane una esercitazione del tutto personale che appaga solo il nostro ego.
Alla fine ho deciso che un argomento potrei anche affrontarlo, tranquilli non vi parlerò di bridge, non scappate, anche se è il più bel gioco del mondo non ve ne parlerò lasciandovi ai vostri poker o burrachi noiosissimi, perché solo un gioco è talmente serio da parlare di una mano, vinta o persa non importa, per ore e ore e questo è il bridge; non vi parlerò di quella stupefacente mano in cui il mio compagno, penso in difesa, chiamò un grande slam a fiori con 8 punti contro i 32 degli avversari onorando il contratto tra lo stupore collettivo e mio, e nemmeno di quella mano giocata da Primo Levi, a proposito quanti sanno che era un giocatore straordinario di bridge? Quella mano in cui riuscì a mandare sotto gli avversari che di punti ne avevano 37 su 40. Questa non ve la racconterò, no ho altro in mente.
Vi comunico quindi che, in competizione con Luciano, anzi in completamento con Luciano vi parlerò di un’altra mia passione, e ve ne parlerò quasi, dico quasi professionalmente; il vino
Già il vino.
Nettare degli dei, si diceva, che dalla raffigurazione sul vaso di Inandik della metà del 17° secolo A.C. a oggi ne ha fatta di strada.
Dai vini torbidi e opachi di un tempo ai bianchi e rossi trasparenti e cristallini i cui ci ritrovi tutti i sentori di frutti e vegetali conosciuti,e dopo quel lungo processo lo affida ai tuoi cinque sensi, compreso l’udito io sostengo, perché il vino buono lo senti anche quando lo versi nel bicchiere, affinché tu possa per quel breve istante dimenticare il mondo.
In realtà il vino incontra anche altri mondi, ad esempio la letteratura ma , ed ecco tornare al mio tema di sempre, l’architettura: una delle più belle cantine in Italia è quella progettata da Carlo Botta a Suvereto del Gruppo Terra Moretti. Petra , questo è il suo nome si presenta come un grande cilindro in pietra di Prun con la copertura inclinata, rimanda ai colori tipici della Toscana, con i suoi 7200 mq e un vigneto attorno di 40 ettari su terreno argilloso con allevamento a cordone speronato che rende più agevole la meccanizzazione.
Poi c’è quella progettata da Renzo Piano in Maremma a Rocca di Frassinello, essenziale e funzionale con al centro e sottoterra l’ampia sala quadrata libera da pilastri per l’affinamento in barrique che completa i vini con i sentori boisè come vaniglia e rovere tostato per grandi vini che nascono da un accordo tra Sangiovese e Sauvignon.
E non possiamo non citare la cantina Antinori a San Casciano Val di Pesa di Archea Associati, grande esempio di integrazione con il territorio e di rispetto delle esigenze imprenditoriali in accordo con la natura dei luoghi, per dei produttori di quel vino straordinario che credo pochi avranno avuto il piacere e l’onore di gustare, considerato il migliore al mondo che è il Solaia, denso di sensazioni aromatiche varietali e fruttate complesso e sontuoso come la terra da cui proviene.
Credo che per un architetto come me che apprezza e capisce un poco il vino, il giro delle cantine di autore tra architettura e degustazioni sia una delle più belle esperienze che si possano fare; tra vigne, uve, mosti, tra terpeni aromatici e il crepitio di un perlage ritrovare i toni morbidi intensi e persistenti di un buon vino sia il giusto compenso ad una passione infinita.
Raccolta e portata a termine questa sfida del tutto personale e inusuale, alla fine riemerge sempre l’architetto che c’è in me, ma questo vuole essere solo un inizio, la prossima volta affronterò un tema specifico parlando degli Spumanti e perdonate questo mi ardire.

ROSAMARIA SORGE