“ BASTA :IL POTERE DELLE DONNE CONTRO LA POLITICA DEL TESTOSTERONE”

di MARINA MARUCCI

Alcune sere fa, in un programma televisivo è stato trasmesso una parte di un discorso pronunciato dal capo della lega in un convegno rivolto ai giovani leghisti dell’Emilia- Romagna, parlava di valori, cito testualmente:
“Noi dobbiamo fare una scelta di veri valori, se di là ci sono la rabbia, il rancore , l’invidia sociale, l’annullamento delle tradizioni, di quà ci sono i valori come la mamma, il papà, la famiglia e il Parmigiano…” il commentatore a quel punto ha aggiunto ironicamente, contrapponendo alla “ rabbia ed invidia sociale, anche il pecorino e il formaggio con i vermi.” Non è uno scherzo, è tutto vero, questo è il livello di proposta, che non è da sottovalutare.
Il programma politico dei sovranisti e populisti richiama alla gabbia dei ruoli, come per l’uomo così per la donna, vista solo in qualità di madre a fattrice di figli; alla famiglia tradizionale, non si parla di “single”né di genitore 1 e 2 ed alla promozione del parmigiano, quale orgoglio italiano, simbolo della nostra bella patria.
Forse negli anni cinquanta questo comizio poteva avere un eco, ma oggi, dove molte giovani donne sono informate sulla maternità consapevole, dove ci sono uomini a prendersi cura dei figli e le famiglie sono sempre più “allargate”, presentarsi portatori di questi “veri valori” significa riproporre un passato ipocrita, in un mondo che va sempre più veloce del nostro.
Così nella nostra bella Italia vengono ancora avanzate richieste di inumazione dei residui abortivi, da effettuare senza il consenso della donna, da parte di una associazione cattolica, collocata in antitesi alla legge 194 che cita nell’art. 1 : “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite”.
“Nel mondo sognato dai populisti , le donne possono scegliere. Tra sottomettersi, adeguandosi ad una modello retrogrado di femminilità , oppure essere colpite per prime e più forte.” Così scrive Lilli Gruber nel suo ultimo libro “ Basta !Il potere delle donne contro la politica del testosterone” che invito a leggere per la dovizia dei dati riportati, inerenti alla condizione femminile di cui ne cito alcuni.
L’attacco alla donne impera su i social che le vedono spesso oggetto di insulti sessisti, (leggi Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Carola Rackete) riguardanti il loro aspetto esteriore, perché questo tipo di battaglia genera consenso, non in tutti , ma in molti, all’interno di un paese dove la misoginia diffusa reputa la presenza delle donne nei vari settori produttivi una specie di epidemia.
Ma non ci sono solo cattive notizie.
Nel rapporto europeo sulla parità di genere del 2019 la Francia e l’Italia sono tra le prime in classifica per la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende europee quotate in borsa, con il 44% in Francia e il 36 % in Italia.
Tale affermazione ha avuto diffusione nel 2010, quando la commissione europea ha iniziato a promuovere le donne a vari livelli e nel 2011 è stata varata nel nostro paese la legge sulle “quote rosa”.
Ma le diseguaglianze non mancano.
Il Consiglio d’Europa ci ha condannato per le forti resistenze presenti nei confronti di una piena attuazione dell’uguaglianza, difatti in Italia secondo i dati Istat 2019 sono occupati il 66,8% degli uomini contro il 49,6% delle donne. Senza parlare del lavoro nero , non classificato, né del tempo di accudimento che le donne dedicano alla famiglia, facendola optare spesso per il part- time lavorativo.
Tale scelta porta al seguente risultato: donne più povere, magari costrette a vivere con un compagno violento, ed una vecchiaia difficile, difatti la differenza della pensione tra i generi è del 32,1%.
La parità è una lunga e tortuosa battaglia, non soltanto dal punto di vista etico.
A tale proposito spesso viene citato il fenomeno del “Glass Cliff” il cosiddetto precipizio di vetro dove, di fronte ad una situazione economica disperata il comando passa ad una donna. Se ha successo bene, se fallisce si può sempre dire che le donne non sono all’altezza, così il potere maschilista salva comunque la faccia.
Ci vogliono efficienti, capaci , perfette ed al primo errore da criticare od eliminare, più di un collega maschio!
Nel libro” Invisible women” dell’attivista britannica Caroline Criado Perz si analizzano i molti modi in cui le donne sono state e lo sono ancora “ invisibili “ ed oppresse, in un mondo costruito a misura d’uomo, partendo dall’aratro, adatto alla sola forza muscolare maschile, fino ai nuovi orologi high-tech troppo larghi per il polso femminile.
Non aiuta certo il linguaggio divisivo che spesso molte donne adottano nei confronti delle altre, affermando che la colpa è nostra se gli uomini sono violenti o frustrati, immaginando come obiettivo il radioso avvenire che l’ultimo Congresso mondiale sulla famiglia promette alle nuove generazioni.
Ma non tutto è perduto.
In Italia, e nel mondo sono ancora presenti le over 60, quelle che hanno partecipato alle lotte femministe degli anni 70/80 e sono stufe , dopo una vita passata a conciliare casa, lavoro , figli ed impegno politico, di dover ascoltare ancora teorizzazioni sul ruolo della donna, fuori da ogni tempo e luogo.
Con le nuove generazioni ci sono anche personalità come Alexandra Ocasio- Cortez eletta nelle liste del Partito Democratico degli Stati Uniti d’America o la svedese Greta Thunberg che con il loro seguito fanno sperare per un Green New Deal da applicare nei prossimi anni.
Nella nostra bella patria forse non tutti hanno chiaro che l’attacco al secondo sesso, come lo definiva Simone De Beauvoir, è un attacco ai diritti di tutti, anche di quelli che non ne hanno consapevolezza né coscienza. La battaglia per la parità di genere non è soltanto di tutte le donne, ma anche degli uomini, è un avanzamento dei diritti civili, difatti nei paesi dove esistono regimi totalitari, confessionali , religiosi o camuffati da democrazia, sono le donne a pagare il prezzo più alto per la loro ribellione.

MARINA MARUCCI