GESTIONE DEI CONFLITTI E LAVORO D’EQUIPE (PARTECIPAZIONE E LEADERSHIP NEL PICCOLO GRUPPO) – Parte terza

di SALVATORE SICA ♦

Parte terza

La leadership riguarda un aspetto importante della cultura di gruppo, cioè il comando e la sua decolpevolizzazione.

Infatti solo l’emergere di un leader in un gruppo può realizzare l’unità di gruppo consentendo ai membri di tollerare i sentimenti di insicurezza e i forti conflitti che per  le persone possono altrimenti essere insopportabili.

Questa unità si realizza mediante una costellazione di relazioni interpersonali tra il leader da un lato e tutti gli altri membri del gruppo dall’altro.

Nei fatti possiamo sperimentare tutti i giorni che non esiste un comando buono o cattivo di per sé, ma ciò dipende dal fine e dall’efficienza raggiunta per realizzare il fine voluto.

Consequenziale è che non esistono leader nati per qualsiasi scopo, ma esistono situazione per situazione leader più o meno adeguati.

La leadership è un episodio di gruppo non sempre attribuibile a singoli individui.

Infatti la richiesta di un capo o di un coordinatore fisso, cioè senza circolarità, quindi di una serie di rapporti a stella, significa ambivalenza perché sancisce due cose opposte: la presenza del gruppo ed il suo uso condizionato ad un ruolo singolo ed individuale.

La stabilità e la fissità della leadership ha il solo scopo di permettere la sopravvivenza della cultura di coppia, per cui in questo caso parleremo di “in gruppo”.

La instabilità e la differenziazione della leadership ha, invece, lo scopo di esprimere la globalità del gruppo al variare della situazione e dei bisogni dei suoi componenti che devono essere soddisfatti da persone diverse a seconda dei bisogni diversi, per cui in questo caso parleremo

di gruppo”.

La leadership, pur avendo origini psicologiche, comprende almeno quattro problemi:

  • requisiti di personalità
  • significati razionali e simbolici
  • i ruoli che un leader può avere
  • la formazione del leader

Ma la distinzione essenziale che deve essere fatta è quella fra capo e leader.

Il capo è un ruolo organizzativo.

Il leader è un fenomeno relazionale e di gruppo, esprime la vita emotiva.

In un gruppo di lavoro non è detto che il capo sia un leader e che il leader sia il capo.

Alcuni autori fanno notare come i primi studi sulla leadership erano fondati sul pregiudizio di ricercare nelle persone le fonti che facessero pensare che “leader si nasce”; facendo prestare poca attenzione all’influenza delle situazioni e alle strutture del gruppo sul comportamento del leader stesso.

Nel 1960 alcuni studiosi centrarono l’attenzione sull’analisi del comportamento che è proprio del ruolo di leader e sulle caratteristiche del gruppo in cui tale comportamento si sviluppa.

La leadership risultò consistere nello svolgimento di quelle azioni che aiutano il gruppo a realizzare gli obiettivi da esso ritenuti importanti che furono definite: funzioni di gruppo.

Le ricerche empiriche sulla leadership concordano nel considerare comportamenti propri del ruolo di leader quelle azioni funzionalmente connesse al raggiungimento degli obiettivi del gruppo sul versante del suo mantenimento e del suo rafforzamento.

Da queste riflessioni possiamo rilevare che la leadership consiste in:

  • contribuire a stabilire gli obiettivi del gruppo
  • far muovere il gruppo verso il raggiungimento di tali obiettivi
  • migliorare la qualità delle interazioni fra i membri
  • garantire la coesione del gruppo
  • rendere disponibili al gruppo certe risorse

Schematicamente possiamo indicare come azioni strumentali al raggiungimento degli obiettivi:

  • suggerimenti sul comportamento da seguire
  • valutazione delle attività volte al raggiungimento degli obiettivi
  • prevenzione delle attività irrilevanti per il raggiungimento degli obiettivi
  • offerte di soluzioni efficaci per la realizzazione degli obiettivi.

Schematicamente possiamo indicare come azioni strumentali al mantenimento della coesione:

  • soddisfare i bisogni socio-emotivi del gruppo
  • evidenziare con incoraggiamenti le potenzialità dei membri
  • scaricare le tensioni accumulate
  • permettere la possibilità di esprimersi

Anche se il comportamento proprio del ruolo di leader riflette caratteristiche della personalità, questa riesce ad identificarsi in una leadership quando consente di contribuire alla realizzazione degli obiettivi del gruppo e a mantenerlo unito.

Sostanzialmente il leader soddisfa, attraverso funzioni e comportamenti, sia la sfera razionale del gruppo con la facilitazione del raggiungimento degli obiettivi, sia la sfera socio-emotiva del gruppo con il mantenimento della coesione.

La differenziazione di ruolo parte dal principio che qualsiasi membro di gruppo può svolgere il ruolo di leader, è solo l’evoluzione di gruppo e la sua dinamica che ne scandisce le differenze fra chi svolge tale funzione più di altri.

Però, oltre ad osservare una differenziazione di ruolo tra leader e no, si nota una differenziazione tra:

  • leader gerarchico,
  • leader funzionale
  • leader socio-emotivo.

Il leader gerarchico è colui che rappresenta una forma di anzianità.

Il leader funzionale è l’individuo che suggerisce idee e guida il gruppo nella soluzione dei compiti e per questo riscuote simpatia e guadagna prestigio, ma quanto più si impegna, tanto più alta diviene l’ambivalenza del gruppo nei suoi confronti.

Il leader socio-emotivo tiene alto il morale del gruppo e sdrammatizza le tensioni in presenza di difficoltà. Rappresenta i valori e gli atteggiamenti di gruppo che possono essere stati trascurati da una conduzione troppo efficientistica.

Da quanto detto si evince che nella cultura di gruppo la leadership è circolante.

Ogni ruolo, però, si veste di stili particolari che sono stati suddivisi sostanzialmente, da ricerche sul campo, in tre stili:

  • stile autoritario
  • stile permissivo
  • stile democratico

Lo stile autoritario a sua volta si distingue in autoritario normativo, protettivo e incompetente.

Lo stile permissivo ha la caratteristica di “non esserci”.

Lo stile democratico può a sua volta esprimersi come democratico autentico e pseudo-democratico.

Se proviamo a mettere in relazione la leadership con la soddisfazione, cioè con il risultato della gratificazione di un bisogno, ci accorgiamo che il bisogno può essere soddisfatto attraverso la realizzazione del compito, l’attività svolta per realizzare il compito, l’interazione con i partecipanti, la possibilità di autodeterminazione e autorealizzazione.

Se, invece, proviamo a mettere in relazione la leadership con la produttività ci accorgiamo che lo stile della leadership può influenzare la qualità e la quantità del rendimento di un gruppo in quanto influenza la qualità delle risoluzioni e le motivazioni ad attuarle.

È da tenere presente che il consenso, la possibilità di partecipare, la cooperazione, il processo di decisione di gruppo rafforzano la motivazione personale a raggiungere le mete fissate.

Stabilire aprioristicamente lo stile di conduzione non è consigliabile, non esiste uno stile valido per ogni situazione o per ogni gruppo di persone.

Quello che serve è saper valutare di volta in volta l’efficacia di un comportamento o stile di comando rispetto alle variabili che potranno assemblare il successo futuro.

Alcuni autori hanno individuato quattro fondamentali insiemi di presupposti che possono determinare il comportamento del leader.

  • Aspetto razionale-economico: è costruito sull’ipotesi che l’uomo lavori solo per denaro e che può essere motivato e controllato mediante incentivi economici da una parte e punitivi dall’altra.
  • Aspetto socializzante: è costruito sul presupposto che perché le persone siano motivate a portare a termine il proprio lavoro è sufficiente che vengano loro garantiti un clima buono di lavoro e dei buoni rapporti.
  • Aspetto autorealizzativo: è costruito sul presupposto che la realizzazione progressiva del suo lavoro collimi con la soddisfazione dei suoi bisogni e sulla realizzazione di “se stesso”.
  • Aspetto della complessità: è costruito sul presupposto della diversità umana e sulla capacità personale di modificarsi, (come motivazioni, come conoscenze, come capacità) in stretta relazione e dipendenza dall’organizzazione nella quale si trovano.

Se proviamo a posizionare il leader nei confronti del gruppo durante le diverse fasi di sviluppo del gruppo stesso ne risulta quanto segue.

In una prima fase i membri del gruppo hanno una relazione individuale col leader che corrisponde a tanti rapporti di coppia divenendone l’elemento di unità;

In una seconda fase il gruppo è centrato sul leader e il leader è centrato sul gruppo. Il leader è impegnato nel risolvere la situazione di dipendenza del gruppo nei suoi confronti cercando di scoraggiare l’appartenenza al gruppo in identificazione con sé.

In una terza fase il gruppo è centrato sul gruppo ed il leader è percepito come presente, ma sullo sfondo, come risorsa del gruppo stesso che però è capace di agire per conto proprio.

La leadership è l’espressione di un tentativo di dare ordine al potere interno ad un gruppo cercando di non confonderla con il comando, ma considerarla una risorsa del gruppo a disposizione e non padrona.

La leadership è finalizzata all’aumento dell’efficienza del gruppo stesso dove il gruppo non è a disposizione del leader, ma è il leader a disposizione del gruppo.

 

Concludo con una poesia scritta da un prete di S. Miniato in provincia di Pisa che fu un uomo di grande cultura, un poeta, Don Luciano Marrucci, a provare a spiegare meglio cosa ci lega all’accettazione della contemporaneità delle nostre diversità interne e esterne per affrontare un discorso sulla pluralità.

 

 

 

La Rosa

Di primo mattino

fu vista una rosa

tenere una lacrima ferma.

E’ quanto bastava

a farla sembrare

ciò che voleva apparire:

né fiore, né cosa,

forse una donna,

forse una sposa.

Questo perché

una lacrima ferma

fa diventare una donna che ha pianto

una rosa.

SALVATORE SICA

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