La teoria delle finestre rotte

di ROBERTO FIORENTINI
“La teoria delle finestre rotte” è una teoria che si collega ad un esperimento condotto dal professor Philip Zimbardo dell’Università di Stanford (USA) nel 1969. Siamo in un periodo che corrisponde agli inizi degli studi sul comportamento sociale umano. Lo staff di Zimbardo lasciò due auto abbandonate in strada: due automobili identiche, della stessa marca, modello e colore. Una però la lasciò nel Bronx, una zona malfamata di New York, resa nota da molti film.  Mentre l’altra la lasciò a Palo Alto, ancora oggi una zona ordinata, ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, in due quartieri con popolazioni molto diverse. E un team di specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito. L’esperimento fornì i primi risultati nel giro di breve tempo: l’automobile abbandonata nel Bronx cominciò ad essere smantellata dopo poche ore. Dapprima perse le ruote e gli specchi. Poi rapidamente il motore, la radio, ecc. Dall’altra parte del Paese invece, l’automobile abbandonata a Palo Alto, dopo una settimana risultava ancora intatta. I ricercatori a questo punto decisero di inserire alcune variabili all’esperimento: provarono a rompere un vetro della vettura parcheggiata in strada a Palo Alto, California. Il risultato fu che si innescò anche per questa auto lo stesso processo, come nel Bronx. Furto, violenza e vandalismo ridussero questo veicolo rapidamente nello stesso stato dell’auto abbandonata a New York.
La teoria delle finestre rotte è stata però enunciata per la prima volta nel 1982 sulle pagine di The Atlantic, autorevolissima rivista americana ( fondata nel 1857 da Ralph Waldo Emerson ),  dal sociologo James Q. Wilson e dal criminologo George L. Kelling. Partendo dagli esperimenti di Zimbardo del ’69, i due studiosi giunsero alla conclusione che la polizia non poteva garantire la sicurezza nelle strade se si limitava a perseguire i crimini, piuttosto doveva anche fare in modo che fosse la comunità stessa prevenirli. Come? Mantenendo l’ordine, al di là dei singoli reati, promuovendo in questo modo meccanismi di controllo informale che permetterebbero a una comunità (per esempio un quartiere) di salvaguardare la propria sicurezza.
L’unico supporto sperimentale alla teoria delle finestre rotte è un report del 2008 pubblicato su Science , autorevole rivista scientifica pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science.  In una serie di esperimenti effettuati nella città di Groningen in Olanda un gruppo di psicologi ha osservato che in condizioni di disordine ( per esempio con scritte sui muri, sporcizia, ecc…) le persone tendevano ad aumentare il disordine stesso ( per esempio gettando a terra un volantino posizionato dai ricercatori) o a non rispettare i divieti. In uno degli esperimenti i ricercatori hanno osservato che in presenza di un cartello che invitava a non legare le proprie bici a una ringhiera (posizionata dai ricercatori stessi), le persone erano più propense a ignorare il divieto se vedevano altre biciclette già legate. In Italia conosciamo molto bene situazioni simili a queste e abbiamo spesso sperimentato, anche personalmente, comportamenti incivili da parte di turisti stranieri che nei loro paesi mai si sognerebbero di buttare carte a terra, fare il bagno in una fontana e cose di questo genere.
La percezione di vivere l’assenza di regole produce il comportamento incivile, che porta alla stessa situazione creatasi con l’esperimento della macchina. Questo si verifica anche nelle situazioni in cui la flessibilità finisce per trasformarsi in lassismo. Se qualcuno abbandona i rifiuti in strada perché io dovrei prendermi la briga di cercare un cestino o un cassonetto dove buttarli? Se una comunità mostra evidenti sintomi di degrado e nessuno se ne occupa, probabilmente questa culminerà in un covo di delinquenza. Le piccole mancanze possono trasformarsi in grandi trasgressioni che portano al caos. Non so voi ma a me è venuta in mente Civitavecchia.

Questo non accade solo per quanto riguarda elementi materiali. Ne è un chiaro esempio la corruzione. Se vengono continuamente consentite piccole trasgressioni, le persone le metteranno in pratica sempre di più. Oppure, per giungere ad un tema che pare sia tornato di stringente attualità, se l’evasione fiscale, i pagamenti in nero, il chiudere uno e qualche volta due occhi di fronte a chi ti propone “140 euro o 100 senza fattura?“ è diffuso e tollerato, sarà facile per un governo recuperare 107 miliardi di euro? Questa è la spaventosa cifra a cui ammonta l’evasione fiscale nel nostro Paese. È difficile per tutti capire di quanto denaro stiamo parlando. Per farci un’idea dobbiamo pensare che l’intera spesa pubblica per la sanità, in un anno, ammonta circa a 118 miliardi di euro. Possiamo dire che la macchina Italia è stata abbandonata nel Bronx ?  

ROBERTO FIORENTINI