ANATOMIA DI DUE BANDE (XV)

di CLAUDIO GALIANI ♦

IL PROCESSO ALLA RESISTENZA

Siamo alla vigilia del 18 aprile, data delle elezioni del primo Parlamento della Repubblica Italiana.

La campagna elettorale è avviata con toni che subito si infiammano: l’ Italia è divenuta il ”punto caldo della guerra fredda”.

I due schieramenti si scambiano accuse reciproche di piani insurrezionali e di colpi di stato, di volontà di scardinare l’ordine democratico appena costituito.

Anche Civitavecchia, insieme ad alcuni Comuni limitrofi, è marginalmente coinvolta in una sistematica operazione di sequestro di armi che le forze dell’ordine compiono in tutta la provincia di Roma.

Il 22 marzo si verificano incidenti presso il Cinema Isonzo, dove si svolge una manifestazione dell’Uomo Qualunque.

Interruzioni di comizi nelle piazze comportano varie denunce, con processi che si chiudono poi con assoluzioni.

L’appuntamento elettorale è troppo importante e tutti  i partiti mobilitano le loro migliori energie.

La piazza di Civitavecchia è visitata dai grandi leader nazionali.

Il 3 marzo una grande folla accoglie Togliatti e dopo il suo comizio un imponente corteo sfila per le strade cittadine.

Togliatti a Civitavecchia (3 marzo 1948)

Il Fronte Democratico Popolare è completamente isolato in una competizione dominata da una propaganda perfettamente orchestrata dalla DC, con il sostegno diretto della Chiesa e quello meno visibile degli Stati Uniti.

La croce e il piano Marshall si abbracciano nella lotta al demone rosso.

L’asse del conflitto è ormai capovolto: non più antifascismo contro fascismo, ma comunismo contro anti-comunismo, occidente contro oriente, religione contro anticlericalismo.

Il risultato nazionale segna una sconfitta storica del Fronte Popolare.

Il voto di Civitavecchia continua invece a rappresentare un’anomalia assoluta rispetto al quadro regionale e nazionale.

Il Fronte conquista oltre 10.000 voti con una percentuale del 47%, contro il 31% nazionale, la DC 8.128 voti con il 37% , contro il 48,5% nazionale. La lista Unità socialista guadagna 1.326 voti, con il 6% e i repubblicani 1.093 con il 5%.

A definire il nuovo quadro politico entra in scena anche il Movimento Sociale Italiano che ottiene 415 voti, pari all’1,91%.

Sulla carta geografica Civitavecchia continua a essere una macchia rossa, fastidiosa agli occhi del Governo.

 L’attentato a Togliatti, la rivolta, il processo

In questa atmosfera avvelenata, di rottura rancorosa della solidarietà antifascista, di sospetto  tra le forze politiche sulla lealtà istituzionale, l’attentato del 14 luglio a Togliatti è una miccia accesa in una polveriera.

Alla notizia esplode un sommovimento nazionale, ” lo sciopero più esteso e completo della storia d’Italia”, come è stato definito.

Anche a Civitavecchia parte spontaneamente lo sciopero generale, con una propagazione rapida tra le varie categorie.

Le manifestazioni tumultuose nelle piazze tra le giravolte delle camionette della Celere, i blocchi stradali  e del porto, l’ attentato dinamitardo ad un traliccio che blocca la linea ferroviaria, assumono i connotati di una situazione pre-insurrezionale.

SCONTRI POLIZIA

Vengono prese d’assalto e messe a soqquadro le sedi dei partiti governativi, la DC, il PSLI, il  PRI e le ACLI.

Viene invasa anche la Direzione dell’Italcementi, che pochi giorni prima ha notificato il licenziamento a 90 lavoratori.

La stessa Camera del Lavoro è colta di sorpresa, cerca di guidare la protesta e di incanalarla in un alveo di legalità, come testimonia nelle sue memorie Giovanni Massarelli.

Da Roma anche i partiti di sinistra invitano ad aderire all’ impetuoso movimento, ma cercano di controllarne gli eccessi, in base alle indicazioni date dallo stesso Togliatti dal letto d’ospedale.

Solo il 17 luglio, confermata la notizia che il leader non è più in pericolo, l’ agitazione rientra a fatica,  con una riunione turbolenta presso la Compagnia portuale, tra i mugugni e le critiche esplicite ai dirigenti sindacali.

Il 21 agosto si riunisce il Consiglio Comunale.

Benedetti svolge funzioni di Sindaco, in assenza di Pucci, già espatriato a Praga per il timore di azioni repressive.

Apre, tra vivi applausi, con un discorso conciliante: invia a Togliatti il fraterno saluto e l’augurio di pronta guarigione, augura a Pucci di poter riprendere il suo posto, mentre esprime a Gatta Cheren il più vivo rincrescimento per i fatti accaduti.

Gatta Cheren, con tutto il gruppo DC, è assente dalla seduta.

Questo offre il destro a Barbaranelli per ripercorrere la storia dell’Amministrazione Comunale dagli esordi, lo spirito di leale collaborazione democratica che è stato offerto alla DC, il sostanziale tradimento da questa attuato al patto di maggioranza, i danni che il sabotaggio al Consiglio arreca alla popolazione.

”Quella diserzione ha uno scopo prettamente politico.Ciò è ormai noto a tutti. E dire che quei Signori disertori più volte hanno conclamato ai quattro venti che in Consiglio comunale non si deve fare politica. Ed è anche noto a tutti quale fine si sono prefissi, con le loro grandi manovre,i nostri molto onorevoli colleghi di destra: essi mirano, usando mezzi leciti e illeciti, onesti e disonesti, a provocare lo scioglimento dell’attuale Consiglio. Essi sperano molto:confidano nel loro ministro Scelba e in tutto il codazzo del gerarcume democristiano. E sperano molto nel risultato che potrebbero dare, secondo loro, delle nuove elezioni amministrative sul tipo di quelle del 18 aprile:con l’America,il Vaticano, i gesuiti, l’inferno e tutti gli altri accidenti e vergogne!……Noi siamo e saremo qui al nostro posto, pronti a collaborare con tutti, senza rancori nè odii.”

L’ opposizione ha vissuto l’attentato come l’ anticamera di un colpo di stato, il Governo ha temuto lo scatenarsi di una guerra civile.

Vera o gonfiata che sia la paura del Governo, si è presentata l’occasione per attuare un’ esemplare repressione politica e giudiziaria, annunciata dal Ministro dell’Interno Scelba nel suo intervento in Parlamento.

Parte la macchina processuale e nel mese di novembre la città diviene teatro delle manovre dei mezzi di polizia, che circondano vari palazzi ed effettuano platealmente  una serie di arresti.

Non si può procedere a tutte le catture programmate, perchè nel frattempo si sono resi latitanti sette imputati, tra cui il Sindaco Renato Pucci, Anna Bargiacchi, Nemesio Piroli e Alessandro Foschi.

Gli imputati sono 64. Tra questi, come immaginabile, molti uomini della Resistenza: Fernando Barbaranelli, Ennio Piroli, Adele Cima, Renato Piendibene, Rinaldo Montecolli, Amilcare Urbani, Anna Luciani, Giulio Del Duca, Alessandro Foschi, Secondiano Antonini, Umberto Ciliberti, Spartaco Ciliberti, Eldo Volpi, Nemesio Piroli, Nicola Mori.

Rimasti ignoti gli autori dell’attentato al traliccio, le accuse riguardano reati commessi nei confronti di persone e cose.

Sono alcuni esponenti politici: Cheren Gatta, consigliere comunale  e membro del Comitato provinciale della DC, è stato trascinato in strada e malmenato dopo un’irruzione nella sua casa; Carlo Ferrari, consigliere democristiano, è stato sorpreso presso la sede del partito e colpito con una randellata; accuse minori riguardano le minacce di morte rivolte ad Alfredo Vergati, esponente del PSLI e ad altre persone.

Il trattamento più duro è stato usato nei confronti del Direttore dell’Italcementi, Antonio Cremaschi, gravemente percosso durante l’irruzione nella fabbrica.

I bersagli degli assalti sono chiari. Da una parte i politici identificati con la crisi della Giunta e dell’unità antifascista, dall’altra il responsabile di un’ azienda che licenzia.

La rivolta sociale si intreccia con lo scontro politico.

I capi d’accusa sono pesanti e vanno dalla violazione di domicilio al sequestro di persona, alla violenza continuata.

Se facciamo però un confronto con tante altre città italiane, dove sono avvenuti scontri armati con la polizia, occupazioni in stile militare di fabbriche, morti e feriti da una parte e dall’altra, la dimensione di massa del processo allestito a Civitavecchia appare evidentemente sproporzionata.

Un’accusa specifica rivolta al Sindaco Pucci, di avere istigato la rivolta e avere addirittura programmato la sommossa  in una riunione di partito, viene smontata durante il processo.

Tredici imputati restano incarcerati per più di tredici mesi, per tutta la durata della vicenda giudiziaria: Bruno Tombolelli, Renato Piendibene, Adele Cima, Anna Luciani, Emilio Antonini, Gino Feoli, Rinaldo Montecolli, Amilcare Urbani, Fernando Barbaranelli, Manlio Giacchini, Loris Foschi, Ennio Piroli, Secondiano Antonini.

Nel luglio 1949 vengono rinviate a giudizio 56 persone e il 13 dicembre si riunisce la 9^ Sezione del Tribunale di Roma per emettere la sentenza.

Come sono stati individuati gli autori materiali dei reati, avvenuti in una situazione di caos, ad opera  di una folla eccitata, che si sposta in modo tumultuoso da un posto all’altro?

Valgono le dichiarazioni comprensibilmente confuse delle vittime, le testimonianze  di alcuni presenti ai fatti, le annotazioni di alcuni poliziotti spesso sopraggiunti al termine degli avvenimenti.

E’ chiaro che si tratta di un processo al corpo vivo del PCI e ad alcuni noti personaggi della Resistenza.

Nel frattempo l’ Amministrazione comunale è stata decapitata del Sindaco, sostituito nelle funzioni da Vincenzo Benedetti, e di un assessore, Barbaranelli.

La solidarietà agli arrestati

Naturalmente Civitavecchia non è un caso isolato. Per tutto il periodo del processo viene organizzato un sostegno morale e materiale ai detenuti e alle loro famiglie, spesso in gravi difficoltà.

FESTA NATALIZIA DA VERIF

Natale 1948: Distribuzione di doni natalizi alle famiglie degli arrestati.

Lo testimonia la lettera inviata il 7 gennaio 1949 a Fernando Barbaranelli, recluso, da Aldo Natoli, Segretario della Federazione Romana del PCI, che tra l’altro aveva elogiato in un Direttivo il comportamento del partito di Civitavecchia in quelle giornate.

 ” Caro compagno, all’inizio del nuovo anno, quando si fa il bilancio della nostra attività e delle nostre lotte, non potevamo non pensare a te e agli altri compagni che, come te, sono forzatamente lontani da noi. Non potevamo non rivolgere a voi, che in queste lotte siete stati all’avanguardia, il nostro pensiero grato e l’augurio più sincero che presto possiate tornare tra noi per riprendere il vostro posto di battaglia.

Il sacrificio che voi, forti della giustezza della causa, avete affrontato con animo saldo e sereno è stato di sprone a tutti i comunisti e ai lavoratori di avanguardia di Roma per continuare a battersi con sempre maggiore energia….

Nel corso di questi mesi si è sentita la vostra assenza, si è sentita però non come un ostacolo, ma come un incentivo a fare di più e meglio per rimpiazzare l’attività che vostro malgrado voi non potete dare.

Questo i compagni e i lavoratori romani hanno voluto esprimere prodigandosi nell’opera di assistenza per voi e le vostre famiglie, che pur con le deficienze e la sua insufficienza è stata realizzata fino ad oggi…..

E’ questa la dimostrazione che il Partito Comunista Italiano, malgrado gli sforzi dell’avversario e la sua offensiva ideologica, politica e poliziesca è saldo e si rafforza sempre più, che la sua linea politica è giusta e adeguata alle condizioni oggi esistenti in Italia.

A questo, compagno, hai contribuito anche tu, con la tua azione e con il tuo esempio.

E’ con la certezza di rivederti tra breve, insieme a tutti gli altri compagni che per la loro abnegazione sono oggi in carcere, di nuovo in prima linea rafforzato nel tuo spirito di lotta dalla nuova dura esperienza che stai vivendo, che a nome di tutti i comunisti romani, ti invio il più affettuoso e fraterno saluto”

Una sentenza importante

Nel corso del procedimento emergono contraddizioni dell’ accusa, incertezze o ritrattazioni delle vittime e dei testimoni.

La sentenza finale risulta molto mite rispetto alle premesse. I reati più gravi sono derubricati e  gran parte degli imputati sono assolti ”perchè il fatto non sussiste” e per insufficienza di prove.

La soddisfazione per l’ assoluzione non ripaga molti di loro dei lunghi mesi passati in carcere.

Ma l’aspetto più interessante sul piano politico è la motivazione con cui la Corte concede le attenuanti specifiche e generiche, che rovescia la filosofia iniziale del processo.

”La reazione della folla non fu inconsiderata ma ebbe un motivo inequivoco, cioè la consumazione di un delitto di eccezionale gravità per il quale fu in gioco la vita del capo del partito Comunista Italiano, la reazione si verificò proprio nel momento in cui temevasi, a giusta ragione, che l’attentato dell’On. Le Togliatti       gli esiti letali.

Ora si consideri che tutti gli imputati sono aderenti al Partito Comunista Italiano, che taluno di essi ricopre nel partito cariche di rilievo, non può disconoscersi la ricorrenza, nel loro operato criminoso dell’ attenuante di avere agito per motivi di valore morale e sociale in ciò che l’attentato, oltre a rappresentare un sistema sleale e deprecabile della lotta politica, esponeva tutti gli interessi della classe operaia, con l’ eventuale perdita del suo rappresentante, ad incerte, oscure vicende.

Può apparire giusto concedere le attenuanti generiche, giacchè i fatti furono effetto di uno stato d’animo collettivo e largamente diffuso nel ceto operaio e quindi l’azione dell’uno fu influenzata da quella dell’altra, oltre a ciò, la maggior parte degli imputati oltre a essere costituita da incensurati, agì per sincera fede nell’ideologia comunista professata.”

Parti della sentenza del processo per l’attentato a Togliatti

I fatti di luglio hanno intanto avuto una grave conseguenza sociale: la rottura dell’unità sindacale.

Nel settembre 1948 si è distaccata dalla CGIL la componente cattolica, seguita nel maggio 1949 dalla componente repubblicana e socialdemocratica, per formare distinte organizzazioni.

1949: Dopo la scissione sindacale Giuseppe Di Vittorio incontra i lavoratori di Civitavecchia.

A Civitavecchia, comunque, la CGIL continua ad avere un seguito di massa e a guidare importanti lotte per il lavoro e lo sviluppo.

Proprio in questo periodo si verifica una lotta originale nella storia cittadina: Civitavecchia partecipa, con tutto il comprensorio, all’imponente movimento di invasione delle terre incolte, che riceve una convinta solidarietà del movimento operaio cittadino, fino alla proclamazione dello sciopero generale, nel momento dell’arresto del Segretario camerale.

Un altro importante fatto istituzionale ha interessato il Comune.

Nel mese di ottobre 1949 si sono distaccate estese porzioni di territorio, con la nascita del Comune di Santa Marinella, comprensivo della frazione di Santa Severa, e con l’aggregazione di Ladispoli e Palo al Comune di Cerveteri.

Decade la Giunta e sopraggiunge un lungo periodo di governo commissariale.

Soltanto nel 1952 la città può tornare al voto per eleggere i suoi rappresentanti.

La macchia rossa si è ridotta sulla carta da oltre 11.000 a poco più di 6.000 ettari.

Non viene meno, però, il carattere battagliero e antifascista.

Lo dimostrerà, dopo un decennio, la grande mobilitazione popolare di solidarietà  con i lavoratori dell’Italcementi, che hanno occupato la fabbrica contro le minacce di licenziamento, e, nel 1960, la partecipazione alle intense manifestazioni di piazza che porteranno alla caduta del Governo Tambroni e all’apertura di una nuova fase politica in Italia.

Il contributo dei partigiani  alla vita cittadina.

Non è qui possibile tracciare un quadro completo del contributo degli uomini della Resistenza alla vita sociale e politica della Civitavecchia democratica.

Molti di essi negli anni successivi hanno partecipato alla vita politica, nelle file della sinistra, con passione e dedizione, militanti della politica come erano stati militanti della guerra partigiana.

Semplici iscritti al partito, diffusori della sua stampa, protagonisti del tesseramento, organizzatori delle feste e delle manifestazioni, accesi sostenitori durante le campagne elettorali, presenti in tutte le mobilitazioni sociali e politiche, hanno rappresentato, con semplicità e generosità, il tessuto connettivo dell’epoca dei partiti di massa.

Penso di non far torto a tutti gli altri, ricordando alcuni nomi, come Libero ed Araldo Urbani, segretario di sezione nei primi anni ’50, Antonio e Sandro Foschi, Rinaldo Montecolli, Secondiano Antonini, Riccardo Conti, Adele Cima, Domenico Peris, Ugo e Primo Tartaglia, Augusto Carucci, per un periodo Console della Compagnia Portuale, Nemesio Piroli, impegnato nelle lotte per la terra ai contadini e Eldo Volpi, che durante quelle lotte è stato arrestato.

Antonino Foschi, Giulio Del Duca e Libero Urbani

Giulio Del Duca è stato per un periodo Segretario della sezione comunista e protagonista della Commissione interna dell’Italcementi nel corso delle lotte contro i licenziamenti.

Araldo Urbani e Ennio Piroli

Araldo Urbani e Ennio Piroli

Discorso diverso vale per molti anarchici che, conquistata la Repubblica, sono tornati a coltivare la loro fede politica, costituendo una significativa comunità, tanto da riuscire ad organizzare a Civitavecchia il Congresso nazionale della FAI svoltosi nel 1953.

Settimio Salerni, al momento della morte nel 1973, e Amilcare Urbani, nel 1977, come altri loro compagni, sono stati ricordati con un commosso necrologio da ”Umanità Nova”.

Alcuni partigiani si sono dedicati alla vita amministrativa.

Nel 1952 ben otto ex partigiani che si sono presentati alle elezioni comunali nella lista ”Ottimo Consiglio”: Ottavio Arcadi, Fernando Barbaranelli, Giulio Del Duca, Nicola Mori, Antonio Morra, Renato Piendibene, Ennio Piroli, Vidio Pistolesi.

Di essi alcuni sono stati eletti e hanno proseguito il loro impegno nelle istituzioni.

Barbaranell Piendibene e Mori

Barbaranelli, Piendibene e Mori in Consiglio Comunale

Renato Piendibene è stato consigliere comunale, ma si è soprattutto dedicato all’attività sindacale, chiamato per circa un decennio all’incarico di segretario generale della Camera del Lavoro.

Nicola Mori è stato più volte consigliere comunale, ha ricoperto anche l’incarico assessorile ed è stato, per un lungo periodo, stimato e rispettato Presidente della Compagnia Portuale.

Nicola Mori Incontro con Portuali di Genova

Nicola Mori incontra i portuali genovesi in lotta

La più lunga e autorevole esperienza in Consiglio Comunale è stata sicuramente quella di Fernando Barbaranelli, che, al netto dei periodi di gestione commissariale, ha partecipato all’attività consiliare ininterrottamente fino al termine degli anni sessanta.

Più volte assessore nelle Giunte di centrosinistra, alla Pubblica istruzione e ai Lavori Pubblici, ha rappresentato il Comune in vari organismi, come lo IACP o il Consorzio Autonomo per la Ricostruzione, ha partecipato a varie commissioni, come quella per la toponomastica che doveva intitolare le strade della città a quanti l’hanno illustrata con la loro attività.

Amante della storia locale, ha sempre combinato l’impegno politico con la sua passione per l’archeologia, la partecipazione a scavi, la pubblicazione di studi, l’ impegno per trovare una nuova sistemazione al Museo Civico, dopo la distruzione bellica della precedente sede.

Indubbiamente, sul piano della politica culturale, l’operazione più rilevante è stato il recupero della presenza a Civitavecchia di Stendhal.

Testimonianza ne è il suo volumetto ”Henri Beyle – Stendhal – Console di Francia a Civitavecchia”, pubblicato nel 1963 in occasione dell’apposizione sulla facciata della casa abitata dal grande scrittore di un’epigrafe marmorea, rifacimento di quella preesistente distrutta dalla guerra: un’operazione che lui stesso, in qualità di assessore, aveva caldeggiato e realizzato.

A coronamento di queste iniziative, l’organizzazione del convegno internazionale di studi stendhaliani ha radunato a Civitavecchia i più prestigiosi studiosi della sua opera.

La sua carriera amministrativa si è prolungata oltre l’ esperienza delle Giunte di sinistra.

Nel 1964 ha conquistato il suo ultimo seggio in un Consiglio che ha rappresentato la fine del lungo periodo di unità della sinistra e l’inizio del centro-sinistra cittadino, guidato prima dal Sindaco Massarelli e poi da Archilde Izzi.

Il 17 giugno 1969, il Consiglio Comunale, presieduto da Izzi, ha accolto le sue dimissioni, rassegnate per motivi di salute.

In quell’occasione, una parte della seduta è stata dedicata agli interventi dei rappresentanti di tutti i gruppi, alleati e avversari, tesi a onorarne la figura e ad esprimere la gratitudine della città per il contributo offerto alla sua rinascita civile, politica e culturale.

Esaurita l’esperienza del centro-sinistra cittadino, ultimo rappresentante della leva partigiana nelle istituzioni è stato Ennio Piroli, giovane staffetta della banda Maroncelli.

Dopo vari incarichi politici e amministrativi, è stato Sindaco dal 1976 al 1980, alla testa di una ritrovata coalizione di sinistra.

Ennio Piroli Pucci ad un Convegno PCI

Ennio Piroli ad un convegno di partito.

Ma siamo ormai dentro un’altra storia della città e del Paese.

Piroli è giunto a ricoprire l’incarico dopo un decennio che ha conosciuto prima il rapido esaurimento dell’esperienza del centro-sinistra cittadino, poi la sperimentazione di una formula di governo inedita.

Dal 1970 al 1972 il Comune è stato amministrato per la prima volta da un Sindaco democristiano, Pietro Guglielmini, alla testa di una giunta di centro-sinistra con il sostegno esterno di PCI e PSIUP.

Si è rivelata un’esperienza fragile, interrotta dopo due anni, con il recupero dell’unità a sinistra e l’elezione del Sindaco socialista Mario Venanzi.

Di quel caduco esperimento si è però parlato come di un laboratorio politico.

Anche in Italia si è ormai dissolto il centro-sinistra e il progetto del Compromesso storico ha aperto una nuova fase, profondamente travagliata, della vita politica.

E’ dimenticato il dopoguerra, si sta sciogliendo la guerra fredda, la città e il Paese sono  chiamati a importanti sfide di nuovo tipo.

La fluidità della nuova situazione politica porta anche a letture più articolate del fenomeno della Resistenza.

Si tenta di uscire dalla gabbia di letture contrapposte, di appropriazione politica dei suoi valori, sforzandosi di ricostruirne i reali percorsi storici e di farne il fondamento condiviso dell’Italia repubblicana.

E’ una ricerca difficile e intensa, che ai nostri giorni non si può dire esaurita.

Ancora oggi è utile e necessario richiamarsi alla lezione etica e politica della Resistenza, difendendo e allargando il campo dei valori democratici, di libertà e uguaglianza, comprendendo però fino in fondo l’aspetto drammatico e irripetibile di quell’esperienza.

Nel 1965, ventennale della Liberazione, a riconoscimento dell’attività dei partigiani del nostro territorio, in una cerimonia svolta alla presenza di Luigi Longo, capo della Resistenza italiana,  sono state simbolicamente consegnate 24 medaglie ad altrettanti partigiani, con un criterio di perfetta equità: dodici a combattenti della banda Maroncelli, dodici a combattenti della banda Barbaranelli.

CLAUDIO GALIANI