Elezioni o accordo di legislatura?

di FABRIZIO BARBARANELLI

Non posso essere sospettato di simpatie per i cinque stelle. L’ho sempre considerato un movimento populista che in una fase di particolare fragilità della nostra democrazia e della politica ha fatto dell’attacco ai partiti, alle istituzioni e alle organizzazioni intermedie il suo fattore identificativo. 
Si è posto al centro della attenzione enfatizzando una durissima propaganda contro il “sistema” nel momento in cui la società ribolliva sotto i colpi della crisi e della scarsa credibilità della classe politica troppo disattenta alle diseguaglianze che si sono accentuate in questi anni. La stessa democrazia sotto questi attacchi ha subito contraccolpi pericolosi. 
Ha fatto quindi un’opera di demolizione assecondando spinte destabilizzanti e sdoganando persino un linguaggio carico di aggressività e di dissacrazione, ma lo ha fatto senza avere alcuna visione strategica e senza una classe dirigente preparata e capace. 
Teorizzando inoltre un pietoso livellamento verso il basso della società (“uno vale uno”) ha favorito tendenze che hanno trovato nei social una formidabile quanto negativa amplificazione.
Quando ha stretto l’alleanza di Governo con Salvini ha cominciato però a vacillare la convinzione che li voleva disinteressati alle logiche del potere e rigorosi sostenitori di una “purezza” un po’ giovanilistica ma fino ad allora efficace sul piano del consenso.
Questa assenza di strategia li ha portati nell’azione di governo ad esaltare esclusivamente alcuni provvedimenti di bandiera e ciò ha diffuso l’opinione che l’unica ambizione fosse quella di conservare le posizioni di potere, tradendo le originarie aspirazioni del movimento.
Poi è arrivato Salvini. Nel giro di neanche troppo tempo si è preso la scena e con la scena si è preso anche i voti, svuotando di fatto i cinque stelle e relegandoli a un ruolo marginale.
E con Salvini è arrivata la destra, quella con idee e strategie, con un modello di società e di gestione del potere e anche con riferimenti internazionali. 
Una destra pericolosa che vuole trasformare le regole del gioco democratico e che sta incidendo sulla nostra cultura e sui valori della nostra società.
Le discriminanti emergono ora con solare evidenza. Altro che il superamento dei concetti di destra e sinistra.
La destra muscolare, divisiva, violenta, volgare anche nel linguaggio, quella che alimenta il fuoco delle divisioni tra i forti e i deboli, tra i garantiti e gli emarginati, che rispolvera persino vecchie simbologie, si è affacciata prepotentemente nel nostro paese.
Non mi interessano i parallelismi, so bene che ogni epoca ha la sua specificità. Ma so altrettanto bene che la storia serve ad illuminarci e a farci capire meglio il presente.
E la fase che viviamo va letta ed interpretata anche con i libri di storia.
I cinque stelle hanno forse, con un ritardo abissale, cominciato a capire. O almeno lo spero. Spero che soprattutto la loro base, così eterogenea e priva di strategia, abbia cominciato a capire che c’è in Italia oggi, un problema di tenuta democratica. L’insidia non viene da un nuovo potere che si affermi con la violenza, ma da progressivi cedimenti sul terreno dei diritti, della solidarietà, della civiltà dei rapporti, persino del linguaggio e, naturalmente delle leggi. Lentamente si rischia di avere un mutamento profondo della stessa cultura, verso quella che Pasolini avrebbe chiamato la “fascistizzazione” della società. 
Un processo che va bloccato e che è primario, assolutamente primario bloccare.
Voglio essere esplicito: io sono dell’avviso che l’accordo di legislatura tra PD, Cinque Stelle e la Sinistra vada tentato e a chi dovesse obiettare che è solo in chiave difensiva, dettato dalla paura di un successo elettorale di Salvini, non ho esitazione a rispondere che le ragioni per un governo di legislatura sono numerose e che la prima è lo stato del paese e lo scadere di provvedimenti importanti. 
Ma aggiungo senza alcun infingimento che ritengo sia giusto evitare che Salvini possa tesaurizzare questi 14 mesi di campagna elettorale ininterrotta condotta peraltro da Ministro degli interni e che non sia ragionevole che sia lui dopo aver deciso la crisi, a decidere anche le soluzioni e i tempi. Aggiungo ancora che avverto tutta la pericolosità di un eventuale successo delle destre.
Un’ultima considerazione: la nostra è una repubblica parlamentare e di fronte alle crisi i tentativi di trovare nuovi equilibri debbono persino essere considerati ovvi e naturali, aggiungerei doverosi, in primis da parte del Presidente della Repubblica.
Se si trovassero intese programmatiche per un accordo di legislatura, su un programma chiaro, al di fuori di tatticismi ambiguità e doppiezze, si potrebbero aprire interessanti scenari anche per il futuro.

FABRIZIO BARBARANELLI