5S. Fine.

di TULLIO NUNZI

Non mi piace un eventuale accordo di governo tra Pd e 5 stelle, con 2 semplici premesse: nessun problema di tipo costituzionale, in quanto il tutto è permesso dalla nostra costituzione; Non sono un militante un true believer. Dal 90 non sono iscritto a nessun partito e quindi ho una visione da semplice cittadino che partecipa o almeno ci prova, alla vita politica. Sono contrario perché per quelli della mia età la politica ha avuto un senso sacrale. Oggi è ridotta ai minimi termini, non ha regole non ha codici non ha coerenza di comportamenti. Oggi si dice una cosa e domani, senza che succeda niente si può dire l’esatto contrario. La coerenza non appartiene alla politica? Evidentemente è una politica che non mi piace e come me credo a tanti altri che se ne sono allontanati.

Questo accordo, al di là del senso di responsabilità, bene della nazione o volontà del popolo, da la sensazione di essere una “manovra di Palazzo”  indecente.

Dopo anni di insulti a livello penale, Bibbiano, congiuntivi, banca Etruria. Dopo essersi sparati a palle incatenate  si va ad un accordo, senza nemmeno aver fatto un minimo di autocritica. Ma che credibilità può avere una classe dirigente di questo tipo. Non solo, ma quella parte del PD che ha promosso l’accordo, in passato ne aveva bloccato ogni tentativo. Ci si rende conto che i 5 stelle hanno permesso a Salvini di fare tutto: Decreto sicurezza 1 e 2, immunità per il caso Diciotti, copertura totale sui 49 milioni. Ed ora si rischierebbe di riproporre premier, la stessa persona che ha guidato il governo a tali disastri.

Questa è per me l’errore più grande della sinistra. Se qualcuno diventa nemico del mio nemico, automaticamente diventa mio amico. Una storia del genere si era vista con il Fini del ”mi cacci” a Berlusconi diventato uomo delle istituzioni, dopo essere stato l’estensore della immonda Bossi Fini, ed immediatamente arruolato nel Fronte Progressista. Così ora con Conte, definito giustamente  da Macaluso una persona civile, ma che si è fatto guidare dal suo portavoce.

Il mio timore è che non si dovrebbe dare a Salvini la chance di varare una campagna “contro quelli che hanno paura del popolo”.  Certo i partiti democratici hanno l’obbligo di governare un paese ma se questo obbiettivo diventa il tutto, si tralascia il rapporto con la società, si tratta di un grave errore. Quindi al primo posto per la mia contrarietà metterei la coerenza, che capisco non è una virtù politica.

Forse più importante è la vocazione al compromesso, giustificato in politica, ma che però sa di opportunismo, che vuol dire memoria corta rimozione del passato auto assoluzione generale.

Il rischio lo dico per gli eventuali contraenti dell’accordo (in particolare per chi voleva aprire il parlamento e la politica come una scatoletta di tonno) è l’accusa di trasformismo per cui le classi dirigenti possono litigare e accusarsi, con la certezza che nessuno perderà mai la guerra.

Un bell’accordo compromissorio che salva tutti i contraenti e garantisce la continuità del potere. Cosi non solo si dà fiato a Salvini, ma gli si aprono autostrade nel caso (assai possibile vista  l’inaffidabilità) di elezioni a breve.

Su una cosa mi sono convinto: sono un irregolare, un “impolitico” cioè mi appassiona di più una giornata al mare che una assemblea.

Mi piacerebbe vivere in un periodo in cui la morale (politica) fosse come la buona salute quando è buona non ci si pensa, ma se il corpo viene aggredito anche chi ama vagabondare deve scendere in campo.

Non si va al mare ma ci si impegna per andarci tutti.

TULLIO NUNZI