IL PERICOLO VERO – DEMOCRATICI SENZA IDEALE DEMOCRATICO

di TULLIO NUNZI

Rispondo allo stimolante articolo di Enrico Iengo dal titolo “la cura della democrazia”.

Condivido con quanto scritto: non ha senso storico, né politico sostenere un ritorno del fascismo in Italia, in Europa o nel resto del mondo: fascismo inteso come fenomeno politico che ha impresso Il suo nefasto marchio nella storia del 900.

Va inserito in una prospettiva storica e non possiamo prescindere dal fascismo storico, per stabilire se oggi esiste veramente il pericolo di un ritorno del fascismo. Non solo, ma credo che si faccia a sinistra un uso improprio dell’appellativo “fascista”. 

Dare del fascista a tutti i sovranisti ad esempio è una contraddizione; Il dogma della sovranità popolare, della democrazia diretta, è esattamente l’opposto della ideologia fascista. Diciamo che a sinistra molto spesso si è dato del fascista all’opposizione: Fanfani, Craxi, Berlusconi sono stati tutti tacciati, qualche volta di fascismo.

Molto spesso l’allarme di un pericolo fascista viene sbandierato per carenza di idee di una opposizione debole e frastornata. Questo al contrario è un paese che con regole democratiche ha mandato a casa governi, che evidentemente non avevano più un consenso.

Ricordo una frase di Lelio Basso: vero pericolo del totalitarismo in Italia non è rappresentato dai nostalgici, ma dalla Democrazia Cristiana: il fascismo che si nasconde sotto spoglie antifasciste e democratiche. Quindi niente di nuovo ma aggiungo un pensiero di uno dei più grandi politici antifascisti del 900: Giovanni Amendola. ”Si vede il fascismo italiano come se ci fosse una categoria universale: io respingo questa astrazione. Tutto quello che è a destra diventa fascista: io non mi stanco di dire che conservatore, reazionario, autoritario, fascista, sono termini che rispondono a diverse formazioni politiche, a diverse realtà; quindi non approvo certe equiparazioni generiche e superficiali. Bisogna abituare le giovani generazioni all’arte della distinzione.”, ricordo altresì che dal 1924 al 34 i comunisti accusarono gli antifascisti socialisti, liberali conservatori di essere fascisti; quindi non si tratta di un ritorno nella realtà storica, ma semplicemente di un uso elastico della parola.

Molto spesso si è utilizzato questo pericolo per ricompattare la sinistra, incapace di elaborare programmi comuni, e con l’allarme fascista tutti venivano chiamati all’unità; poi rivelatasi tragica e perdente. Fascista è chi si considera erede del fascismo storico, milita in organizzazioni che si richiamano al fascismo, e ostenta simboli e gesti. Per questo esistono leggi che permettono la chiusura di eventuali organizzazioni. Poi si possono anche accusare alcuni di razzismo e xenofobia; ma questi termini non si identificano col fascismo. Lo hanno preceduto e non sono estranei alle democrazie (vedi USA, GB e Francia).

Fermo restando la condanna del fascismo come dittatura, non inferiore o più ”tenera del nazismo, la sua abietta applicazione di legge razziali, l’assenza totale di una qualsiasi forma di democrazia, e l’importanza che in questo paese ha avuto l’antifascismo, credo di condividere pienamente la tesi di un grande storico contemporaneo: Emilio Gentile. Interpretando la realtà attraverso categorie generiche e anacronistiche, non sappiamo riconoscere i pericoli reali; il pericolo oggi non è il fascismo ma la discrasia tra il metodo e l’ideale democratico, operata in una democrazia recitativa; conservando il metodo, ma abbandonando l’ideale. Il pericolo reale non sono i fascisti, veri o presunti, ma i democratici senza Ideale democratico.

E verso questi dovremmo sempre ricordare l’attualità della nostra costituzione.

TULLIO NUNZI