La par condicio ai tempi di Facebook

di ROBERTO FIORENTINI

Al TED di Vancouver Carole Cadwalladr, la cronista dell’Observer che ha scoperchiato lo scandalo di Cambridge Analityca (e che è stata bannata a vita da Facebook per questo), ha spiegato come i social hanno influito sulla Brexit. E come stanno facendo del male alle democrazie di tutto il mondo. Il suo speech del 21 aprile scorso mette in luce un aspetto fondamentale sia per chi si occupa di politica sia per chi si occupa di comunicazione e che riguarda – a costo di sembrare melodrammatico – i fondamenti stessi della nostra democrazia. Le regole, le nostre vecchie regole, sul controllo della comunicazione politica ( la par condicio e così via ) sono state scritte quando i social network non esistevano ancora e non tengono nel dovuto conto il fatto che , oggi , il numero di chi si informa , prevalentemente o esclusivamente, sui social è in crescita esponenziale. Ne ho già parlato diffusamente proprio su questo blog, in altri articoli.

Per esplicitare questo argomento voglio accludere la prima parte dell’intervento della coraggiosa giornalista britannica già citato : Il giorno dopo il voto sulla Brexit, quando la Gran Bretagna si è svegliata con lo choc di scoprire che stavamo davvero lasciando l’Unione Europea, il mio direttore al quotidiano Observer, mi ha chiesto di tornare nel Galles meridionale, dove sono cresciuta, e scrivere un reportage. E così sono arrivata in una città chiamata Ebbw Vale. È nelle valli del Galles meridionale, che è un posto abbastanza speciale. Aveva questa sorta di cultura di classe operaia benestante, ed è celebre per i cori di voci maschili gallesi, il rugby e il carbone. Ma quando ero adolescente, le miniere di carbone e le fabbriche di acciaio chiusero, e l’intera area ne è rimasta devastata. Ci sono tornata perché al referendum della Brexit era stata una delle circoscrizioni elettorali con la più alta percentuale di voti per il “Leave”. Sessantadue per cento delle persone qui hanno votato per lasciare l’Unione Europea. E io volevo capire perché. Quando sono arrivata sono rimasta subito sorpresa perché l’ultima volta che era stata ad Ebbw Vale era così (mostra la foto di una fabbrica chiusa). E ora è così. (mostra altre foto). Questo è un nuovissimo college da 33 milioni di sterline che è stato in gran parte finanziato dall’Unione Europea. E questo nuovo centro sportivo fa parte di un progetto di rigenerazione urbana da 350 milioni di sterline, finanziato dall’Unione Europea. E poi c’è questo tratto stradale da 77 milioni di sterline, e una nuova linea ferroviaria e una nuova stazione, tutti progetti finanziati dall’Unione Europea. E non è che la cosa sia segreta. Perché ci sono grossi cartelli ovunque a ricordare gli investimenti della UE in Galles. Camminando per la città, ho avvertito una strana sensazione di irrealtà. E me ne sono davvero resa conto quando ho incontrato un giovane davanti al centro sportivo che mi ha detto di aver votato per il Leave, perché l’Unione Europea non aveva fatto nulla per lui. E ne aveva abbastanza di questa situazione. E in tutta la città le persone mi dicevano la stessa cosa. Mi dicevano che volevano riprendere il controllo, che poi era uno degli slogan della campagna per la Brexit. E mi dicevano che non ne potevano più di immigranti e rifugiati. Erano stufi. Il che era abbastanza strano. Perché camminando per la città, non ho incontrato un solo immigrato o rifugiato. Ho incontrato una signora polacca che mi ha detto di essere l’unica straniera in paese. E quando ho controllato le statistiche, ho scoperto che Ebbw Vale ha uno dei più bassi tassi di immigrazione del Galles. E quindi ero un po’ confusa, perché non riuscivo a capire da dove le persone avessero preso le informazioni su questo tema. Anche perché erano i tabloid di destra a sostenere questa tesi, ma questo è una roccaforte elettorale della sinistra laburista. Ma poi, quando è uscito il mio articolo, questa donna mi ha contattato. Mi ha detto di abitare a Ebbw Vale e mi ha detto di tutto quella roba che aveva visto su Facebook durante la campagna elettorale. Io le ho chiesto, quale roba? E lei mi ha parlato di roba che faceva paura, sull’immigrazione in generale, e in particolare sulla Turchia. Allora ho provato a indagare, ma non ho trovato nulla. Perché su Facebook non ci sono archivi degli annunci pubblicitari o di quello ciascuno di noi ha visto sul proprio “news feed”.

L’intervento meriterebbe di essere condiviso in modo integrale e vi consiglio di cercarlo. In Rete si trova. Continua spiegando anche un altro argomento davvero non secondario . I post “ sponsorizzati “ su Facebook, quelli diffusi dietro il pagamento di pochi euro su scala globale non sono rintracciabili, una volta scomparsi dalle home page. Nessuno quindi può controllare chi e quanto ha investito per diffondere notizie , attraverso questo strumento. Nessuno inoltre controlla il contenuto dei suddetti post ed è assolutamente impossibile distinguere il vero dal falso. Cosa che , almeno in linea teorica, non dovrebbe accadere sui giornali e in tv. In realtà qualcuno che ha questi dati ci sarebbe. Ed è Mark Zuckerberg , cioè Facebook stesso. Ma si rifiuta di renderli noti, come si sa. Giova aggiungere un altro dato. Gli utenti attivi su Facebook , ad oggi, sono 2,2 miliardi. 31 milioni in Italia. Più di chi guarda la tv, più di chi ascolta la radio ed enormemente di più di chi legge i giornali. In Italia la legge che regolamenta la comunicazione durante le campagne elettorali è la legge n. 28 del 2000. Facebook è partito nel 2005.

ROBERTO FIORENTINI